
Aperta dal 9 ottobre alle Scuderie del Quirinale, l’esposizione accoglie oltre 130 capolavori tra grandi prestiti internazionali e la sinergia con gli Uffizi. Un modello espositivo fondato sull’alleanza pubblico-privato.
«Presero il volo i suoi colori / in una nuova incandescenza», scriveva Mario Luzi dando voce al tormento e allo splendore di Jacopo Carucci, detto il Pontormo (1494-1557).
È nel segno di questa pittura visionaria e inquieta che, dal 9 ottobre, le Scuderie del Quirinale aprono le porte alla prima grande monografica dedicata all’artista mai allestita fuori da Firenze.
Un traguardo espositivo e scientifico di respiro internazionale, promosso da Ales – Scuderie del Quirinale in stretta partnership con le Gallerie degli Uffizi e co-prodotto insieme alla casa editrice Electa, che pubblica il monumentale catalogo scientifico in occasione dell’ottantesimo anniversario della propria fondazione.
Curata da Cristina Acidini affiancata da un comitato di specialisti del Cinquecento fiorentino – Elena Capretti, Philippe Costamagna, Bruce Edelstein e Carlo Falciani –, la rassegna riunisce oltre 130 opere, di cui ben 84 autografe tra tavole, affreschi staccati, il manoscritto del Libro mio e una superba sequenza grafica, colmando un vuoto storico lungo settant’anni, da quando nel 1956 Palazzo Strozzi celebrò il quarto centenario della morte del maestro.

L’operazione poggia su una straordinaria rete di prestiti: accanto al generoso concorso delle diocesi e delle parrocchie toscane e dei musei fiorentini (Galleria dell’Accademia, Bargello e soprattutto le Gallerie degli Uffizi, presenti con 27 capolavori) e romani (Galleria Borghese, Istituto centrale per la Grafica), figurano i vertici del collezionismo pubblico globale, dal Louvre di Parigi alla National Gallery e al British Museum di Londra, dal Metropolitan Museum di New York alla National Gallery of Art di Washington, fino all’Art Institute di Chicago e al Getty Museum di Los Angeles.
Il percorso, scandito in dieci sezioni cronologiche e tematiche, è incorniciato emblematicamente dalla Visitazione: ad accogliere il visitatore è la grande scena giovanile affrescata per il Chiostrino dei Voti della Santissima Annunziata, mentre il congedo è affidato alla magnetica tavola di Carmignano, temporaneamente custodita a Roma mentre la pieve d’origine è interessata da restauri.
Tra i due estremi scorrono le commissioni civiche e private per la borghesia mercantile (i cicli nuziali Borgherini e Benintendi), la ritrattistica di corte e la pittura sacra, dai vertici della Pietà della Cappella Capponi in Santa Felicita e della Cena in Emmaus alle imponenti lunette della Passione di Cristo per la Certosa del Galluzzo (sottoposte a revisione conservativa con il sostegno di Friends of Florence), segnate dalla spigolosa lezione nordica di Albrecht Dürer e dal confronto dialettico con Michelangelo.

Un’architettura progettuale complessa che si regge sulla convergenza tra istituzioni pubbliche e mecenatismo privato, sostenuta da partner come Banca Passadore & C., AON, Montenovi e, in prima linea, PwC Italia, che ha inserito la mostra nel proprio programma continuativo «PwC per la Cultura».Alessandro Grandinetti, Clients & Industries Leader di PwC Italia, afferma: «Il nostro impegno sull’arte deriva dalla volontà di condividere la bellezza e la cultura nei vari territori in cui operiamo. Roma è la culla della Repubblica e della storia: una mostra all’interno di una sede così prestigiosa non poteva non vedere la nostra presenza attiva”.
Conclude Chiara Carotenuto, Partner e Responsabile Comunicazione di PwC Italia: «PwC da qualche anno ha sviluppato un percorso di supporto alla cultura per iniziative in qualche modo inedite o che aprono le porte di musei e di luoghi di cultura al pubblico. La mostra di Pontormo rappresenta un’operazione quasi monumentale di raccolta di opere assai difficili da riunire tutte insieme e offre finalmente allo spettatore un percorso organico e integrato. Si tratta della celebrazione di un autore iconico e identitario per il nostro Paese, per cui un’organizzazione come la nostra non poteva non esserci»
Una convergenza virtuosa che trasforma una monumentale sfida storico-artistica in un bene comune, confermando come la lezione di Pontormo sappia ancora parlare al nostro presente.






