14 Ottobre 2026 00:38

La Città che Muore è la Capitale italiana dell’arte contemporanea

Civita di Bagnoregio, Viterbo, Lazio capitale
Civita di Bagnoregio, Viterbo
All’aggregazione Civita di Bagnoregio – Bolsena (3653 abitanti insieme) il titolo di Capitale e un milione di euro per realizzare il programma

Civita di Bagnoregio, detta “la città che muore”. Non è una nostra affermazione: è la prima frase che su Google accompagna la ricerca del website https://www.civita-di-bagnoregio.info. E del resto è cosa ben nota a chiunque conosca l’affascinante borgo abbandonato in provincia di Viterbo. Certo, associarlo all’idea di contemporaneità richiede una certa dose di fantasia. Nominarlo – assieme alla vicina Bolsena – Capitale italiana dell’arte contemporanea 2028 è qualcosa che nemmeno un Groucho Marx in grande spolvero sarebbe capace di fare.

E invece è quello che accade in Italia. Il ministro Giuli lo ha annunciato in pompa magna, certificando l’affermazione nei confronti delle altre candidate, Capri, Padova e Pozzuoli. Evidentemente ritenendo i due ridenti borghi – 3 642 abitanti Bolsena, 11 abitanti (UNDICI) Civita di Bagnoregio – le più indicate “a valorizzare e rafforzare il sistema dell’arte contemporanea italiana”. Come recita lo statement del riconoscimento, che quest’anno vede alla prova Gibellina. L’amaro sillogismo non tarderà ad allignare nelle parole dei più maliziosi: nulla meglio di una città che muore poteva degnamente rappresentare un sistema morente come quello dell’arte contemporanea italiana. RIP.

 

Una veduta di Bolsena
Una veduta di Bolsena
Le isole più verdi

De profundis a parte: quale può essere il senso di una scelta simile? Cosa crea sostanza in qualcosa che può farsi rappresentante in questa materia? Musei d’arte contemporanea? Centri d’arte? Gallerie? Festival? Tutte realtà assolutamente e comprensibilmente assenti dai luoghi succitati. Certo, l’iniziativa ministeriale si ripromette di sostenere “programmi culturali e artistici di qualità, favorisce la creazione e il recupero di spazi dedicati alla creatività, la valorizzazione dei giovani talenti e la collaborazione tra istituzioni pubbliche e private”. Ma da dove cominciare, se spazi e istituzioni non esistono proprio? Se i giovani talenti emigrano velocemente verso realtà più dinamiche e propositive?

L’arte contemporanea “ha come destinatari naturali i giovani, ‘le isole più verdi della nostra immaginazione’”, ha flautato il bardo Giuli, nella cerimonia di consegna. Rivendicando la scelta come convinzione “di non vivere il nostro patrimonio culturale come qualcosa di statico: sono dell’avviso che non possa esserci arte contemporanea che non risenta del carattere peculiare del territorio da cui nasce la creatività“. Quindi, Città che muore sia. Alla città vincitrice sarà assegnato un contributo di un milione di euro per la realizzazione del programma culturale proposto. I migliori auguri.