19 Ottobre 2026 00:22

Magia e alchimia nell’arte. La serie xilografica di Domenico Beccafumi

Domenico Beccafumi, Decima incisione delle dieci composizioni xilografiche realizzate da Domenico Beccafumi riguardanti l'alchimia
Domenico Beccafumi, Decima incisione delle dieci composizioni xilografiche realizzate da Domenico Beccafumi riguardanti l’alchimia
Terzo appuntamento della rubrica di iconografia e iconologia che indaga e ricerca, nello sconfinato panorama della storia dell’arte, gli elementi magici e alchemici che hanno reso i più celebri capolavori scrigni di simbologie e significati spesso reconditi. La nuova opera oggetto di riflessione è la serie di xilografie a tema alchemico di Domenico Beccafumi

Avrebbero dovuto fungere (il condizionale è d’obbligo) da illustrazioni a un trattato di Vannoccio Biringucci, un maestro artigiano nell’arte della metallurgia e della fusione vissuto tra il XV e il XVI secolo, le dieci incisioni a tema alchemico realizzate da Domenico di Jacopo di Pace, noto come Domenico Beccafumi (Monteaperti, 1478 – Siena, 1551), tra i nomi più rilevanti del primo Manierismo toscano.

Il trattato di Biringucci, dal titolo De la pirotechnia, è primo testo dedicato ai metalli e alle tecniche di fusione, soffermandosi in particolare su ferro, stagno, rame, oro, argento, piombo, oltre a mercurio, zolfo, antimonio e anche polvere da sparo.

Non sorprende dunque che la serie di dieci xilografie realizzata dal Beccafumi tra il 1540 e il 1550 potesse avere il trattato di Biringucci come destinazione d’uso. Il pittore fu tra gli artisti del Rinascimento a nutrire e a coltivare un concreto interesse per l’alchimia. A sottolineare questo aspetto è anche Giorgio Vasari, ne Le vite de’ più eccellenti pittori, scultori e architettori. Qui lo storiografo si sofferma proprio sulla genesi delle dieci incisioni, che erroneamente definisce acqueforti: “intagliò similmente col bulino stampe di rame, e stampò con acqua forte alcune storiette molto capricciose d’archimia, dove Giove e gl’altri dèi volendo congelare Mercurio, lo mettono in un correggiuolo legato e facendogli fuoco attorno Vulcano e Plutone, quando pensarono che dovesse fermarsi, Mercurio volò via e se n’andò in fumo”.

In effetti, i titoli con i quali sono note le singole incisioni lascerebbero intendere che si tratti di una serie dedicata all’arte dell’alchimia:

Vulcano nella fucina; i metalli si celano tra le rocce
La ricerca dei metalli tra le rocce
I metalli fuggono; Mercurio è più lontano
I metalli catturati e incatenati
I metalli vengono portati dove possono essere lavorati
La distruzione di una fornace
Colata di metallo per la fusione
Distillazione
Usi della polvere da sparo

Le incisioni del Beccafumi sono di difficile interpretazione. O meglio, si prestano a molteplici letture: sia all’opus alchemico, sia alle tecniche di lavorazione dei metalli. Vulcano è sia l’alchimista sia l’abile artigiano che per mezzo del fuoco lavora i metalli – che è poi una forma di trasmutazione. Mercurio è presente in una incisione, ma in lontananza. È più una citazione, una sorta di essenza che aleggia nell’aria, mentre Vulcano va alla ricerca dei metalli (qui rappresentati con fattezze umane).

Alchimia, arte e mestieri, o entrambe le cose? Forse non vi è differenza.

Chi ha il potere di mutare la materia “vile” in oro, di trasformare e trasformarsi elevando essenza e forma, è un alchimista.

Leggi “Magia e alchimia nell’arte” su ArtsLife

1 – Giove pittore di farfalle, Mercurio e la Virtù di Dosso Dossi
2 – Autoritratto allo specchio del Parmigianino