
Le sue opere valgono decine di milioni di dollari, ma Koons sostiene di non essere interessato alle quotazioni
C’è qualcosa di irresistibilmente paradossale nel rapporto tra Jeff Koons e il denaro. È considerato uno degli artisti viventi più quotati al mondo, le sue sculture sono diventate icone del mercato internazionale e un suo celebre Balloon Dog (Orange) è stato battuto da Christie’s nel 2013 per oltre 58 milioni di dollari. Eppure, a sentire lui, il prezzo non è proprio una questione che lo riguardi. “Non penso mai al prezzo. So che mi associano a cose di grande valore, ma non è qualcosa a cui penso”, dichiara Koons nell’intervista di Carlos Primo appena pubblicata su El País.
Una frase che, pronunciata da un artista che ha contribuito a trasformare il kitsch in un fenomeno da collezione milionaria, suona come una provocazione. Perché se c’è un nome che rappresenta la spettacolarizzazione del valore economico nell’arte contemporanea, è proprio quello di Koons. I suoi animali gonfiabili trasformati in monumentali sculture d’acciaio, le superfici specchianti, i colori brillanti e gli oggetti della quotidianità elevati a opere d’arte hanno conquistato musei, collezionisti e case d’asta.

Ma l’artista americano, nell’intervista a El País, propone una distinzione netta tra prezzo e valore. “Io credo nel valore che le cose hanno per l’umanità, in senso concettuale. Nella conoscenza e nella cura che riflettono”, spiega. Il valore, dunque, non coincide con la cifra scritta su un catalogo d’asta: riguarda piuttosto il pensiero, il sapere tecnico, la capacità di un’opera di parlare alle persone. Resta una domanda, inevitabile: quanto è credibile dichiararsi disinteressati al prezzo quando il proprio nome è diventato sinonimo di opere da decine di milioni?








