
Il progetto di Song Dong, concepito come site-specific, crea un profondo e intimo dialogo tra le installazioni e l’architettura storica di Palazzo Mazzonis
Il MAO Museo d’Arte Orientale di Torino ospita la mostra Song Dong. Soul Out, la prima grande esposizione personale in Italia interamente dedicata al celebre artista cinese Song Dong (Pechino, 1966). Aperta fino al giugno 2027, l’esposizione è curata da Li Zhenhua e Davide Quadrio, con Francesca Filisetti e Rebecca Ricci. Il progetto, concepito come site-specific, avvolge tutti gli spazi del museo, creando un profondo e intimo dialogo tra le installazioni contemporanee dell’artista, l’architettura storica di Palazzo Mazzonis e le collezioni permanenti del MAO.
Chi è Song Dong: la poetica e le caratteristiche dell’artista
Nato a Pechino nel 1966, Song Dong è una delle figure più influenti dell’arte contemporanea cinese. La sua ricerca artistica affonda le radici nella filosofia tradizionale orientale, in particolare nel pensiero taoista di Laozi e Zhuangzi. Da queste dottrine l’artista mutua i concetti di fluidità dell’esistenza e di non-azione (wu wel), rielaborati attraverso un approccio intuitivo fortemente influenzato anche dal Buddhismo Zen.

Allo stesso tempo, il linguaggio espressivo di Song Dong dialoga in modo originale con le correnti d’avanguardia occidentali e asiatiche della seconda metà del Novecento, come l’Arte Povera, il movimento giapponese Mono-ha, il Minimalismo e l’Arte Concettuale. La sua intera produzione si basa su una massima tanto semplice quanto radicale, che lui stesso ha ribadito in occasione dell’inaugurazione a Torino: “L’arte è vita e la vita è arte“. I tratti distintivi della sua poetica includono:
– Gesti minimi e ordinari: L’utilizzo di azioni quotidiane ripetute nel tempo per esplorare i concetti di impermanenza, memoria e fragilità umana.
– Intreccio tra privato e collettivo: La capacità di trasformare la propria esperienza biografica e i ricordi famigliari in uno specchio delle enormi mutazioni sociali, economiche e culturali che hanno investito la Cina contemporanea dagli anni ’50 a oggi.
– Il valore degli oggetti quotidiani: Gli scarti e i materiali d’uso comune non sono semplici “cose”, ma custodi di relazioni e di affetti accumulati.
Il percorso espositivo e le opere principali
La mostra ripercorre oltre trent’anni di carriera dell’artista, affiancando a un vasto archivio di fotografie e video delle sue storiche performance degli anni ’90 tre monumentali e iconiche istallazioni che scandiscono l’itinerario all’interno del museo.

Believe
L’opera accoglie i visitatori introducendo una vera e quasi inedita soglia percettiva. Attraverso l’uso di superfici riflettenti, specchi e modulazioni spaziali, questa istallazione scardina le certezze visive del pubblico, invitandolo a riflettere sulla natura illusoria della realta’ e sui concetti di fede, verità e percezione individuale.
West Not
È senza dubbio l’installazione più celebre, imponente e toccante di Song Dong. L’opera raccoglie ed espone in modo meticoloso migliaia di oggetti domestici accumulati dalla madre dell’artista, Zhao Xiangyuan, nel corso di oltre cinquant’anni. Si tratta di utensili da cucina, vecchi vestiti, flaconi vuoti, giocattoli, pezzi di stoffa e persino i saponi consumati .
Nata originariamente come un tentativo dell’artista di aiutare la madre a superare il lutto per la perdita del marito, l’opera supera il trauma privato per farsi monumento collettivo. Racconta infatti la mentalità del “non sprecare nulla” (wu jin qi young), tipica di una generazione cinese che ha vissuto i periodi di forte privazione materiale prima del boom economico, trasformando l’accumulo in una forma di cura e resilienza.
Borrow Light
Questa monumentale istallazione si lega strettamente al concetto di condivisione e interconnessione umana. L’opera riunisce centinaia di lampade e lampadari recuperati o prestati da diverse comunitaà, che assemblati insieme creano un’immensa e suggestiva architettura luminosa. L’atto di “prendere in prestito” la luce diventa una metafora di come la conoscenza, la memoria e l’illuminazione spirituale non appartengono al singolo, ma si alimentino e si tramandino solo attraverso la relazione con l’altro.

Un dispositivo narrativo vivente
Song Dong. Soul Out non si limita a esporre oggetti d’arte in modo statico, trasforma l’intero Palazzo Mazzonis in un dispositivo narrativo vivente. Il visitatore cammina tra i saloni storici del museo e si ritrova immerso in un flusso in cui il confine tra l’antico patrimonio orientale del MAO e la riflessione contemporanea dell’artista si dissolve completamente. È un’esperienza sensoriale profonda, capace di toccare corde emotive universali legate ai ricordi d’infanzia, alla perdita, al passare del tempo e al valore degli affetti personali.
Fino al 27 giugno 2027
Mao Museo d’Arte Orientale
Via San Domenico 11, Torino







