07 Novembre 2026 18:40

Atene e Pechino si specchiano nel bronzo: al via il simposio internazionale sui capolavori dell’arte antica

La capitale ellenica è diventata l’epicentro di un dialogo storico-artistico senza precedenti. La Scuola Cinese di Studi Classici ad Atene, in collaborazione con il Museo del Sito di Jinsha, il 5 novembre ha ufficialmente inaugurato il simposio internazionale “Glory of Bronze Civilization”, un evento transcontinentale che per la prima volta mette a confronto diretto la statuaria monumentale della Grecia classica con i celebri e misteriosi capolavori in bronzo della civiltà di Sanxingdui.

L’incontro scientifico nasce con l’obiettivo di tracciare ponti culturali tra due mondi geograficamente distanti, ma uniti da una straordinaria perizia tecnica e da una profonda urgenza espressiva nella lavorazione delle leghe metalliche. Al centro del dibattito vi sono i leggendari mascheroni antropomorfi dagli occhi sporgenti e le imponenti figure rinvenute nei siti archeologici del Sichuan (Cina), accostati ai vertici della produzione scultorea del Mediterraneo antico.

Gli storici dell’arte e gli archeologi presenti al salone si stanno confrontando su un nodo cruciale: l’evoluzione del concetto di monumentalità. Se la statuaria greca ha fondato il proprio primato sulla ricerca dell’armonia, sulle proporzioni anatomiche e su un naturalismo capace di farsi ideale e divino, l’arte di Sanxingdui risponde con codici visivi diametralmente opposti, dominati da un astrattismo fortemente geometrico, da sguardi ieratici e da una stilizzazione fortemente drammatica, pensata per incutere una reverenza sacrale.

Nonostante le profonde divergenze stilistiche, gli esperti stanno evidenziando inaspettate convergenze antropologiche e funzionali. In entrambe le civiltà, il bronzo monumentale non era un semplice elemento decorativo, ma il medium d’elezione per dare forma visibile al potere politico e al culto religioso, segnando il passaggio cruciale verso le prime grandi espressioni dell’arte monumentale nel mondo antico.

simposio glory of bronze civilization

I colossali mascheroni in bronzo della civiltà di Sanxingdui (XII-XI sec. a.C.) inseguono una potente monumentalità astratta e sciamanica, distinguendosi principalmente per le pupille cilindriche e protese, simbolo mitologico di chiaroveggenza, le orecchie alate, appendici enormi e stilizzate che evocano una capacità di ascolto sovrannaturale, e i volti dorati di diverse sculture rivestite da sottilissime lamine d’oro attaccate con resine vegetali che alla luce dei fuochi rituali generavano un forte contrasto con il bronzo degli occhi e creavano un riflesso accecante, trasformando il manufatto in un medium divino.

Accanto all’analisi estetica, il simposio sta dedicando ampio spazio all’archeometria e alle tecnologie metallurgiche. I restauratori e gli scienziati dei materiali stanno analizzando i “segreti di officina” delle due sponde del mondo antico: da un lato la tecnica greca della fusione a cera persa (sia piena che cava), dall’altro la sofisticata carpenteria metallica cinese dei maestri del Sichuan, basata su complessi stampi a tasselli e su leghe ad alto contenuto di piombo che permettevano una fluidità straordinaria del metallo fuso.

Il salone “Glory of Bronze Civilization” apre così un capitolo del tutto nuovo per la storiografia artistica globale, dimostrando come lo studio comparato possa scardinare vecchi modelli eurocentrici e restituire una visione più ricca, interconnessa e universale delle vette artistiche raggiunte dall’umanità.