
Al Museo del Tessuto di Prato, la prima grande mostra in Italia dedicata all’evoluzione delle sneaker che, generazione dopo generazione, sono oramai arrivate a rappresentare uno dei fenomeni culturali più effervescenti del nostro tempo
Le scarpe da ginnastica, per tradizione, hanno accompagnato la nostra vita in situazioni ben delimitate dalla funzione e dal contesto d’uso. Sono state costantemente associate allo sport, al tempo libero, a quell’informalità lontana dalle situazioni “di rappresentanza, per le quali sono necessari la derby o il tacco 12. Oggi il termine “sneaker” indica soprattutto la dissoluzione di quell’antico confinamento nel recinto di una comodità e di prestazioni tecniche che altri tipi di scarpe non possono concedere.
Nel susseguirsi dei decenni, con un’accelerazione impressionante negli anni 2000, la sneaker è stata protagonista di un’evoluzione che nessun’altra tipologia vestimentaria ha potuto vivere. A questo fenomeno rende giustizia la mostra appena inaugurata al Museo del Tessuto di Prato, sotto la curatela di Arianna Sarti e di Francesca Biagioli, che ripercorre la trasformazione di una semplice scarpa di gomma e tessuto in un vero e proprio oggetto di culto, che coniuga indissolubilmente immagine e tecnologia, linguaggio e funzione, tanto da rispecchiare, in modo variegato e intersettoriale, i cambiamenti della società contemporanea.

Nella scarpa (ex-)sportiva confluiscono tutte le innovazioni che maturano in ciascuno dei tanti materiali che la compongono, dalle gomme ai tessuti tecnici, con precisi ruoli prestazionali, dall’ammortamento degli urti alla traspirazione, dalla leggerezza all’elasticità.
Mentre le forme delle scarpe maschili “classiche” restano rigorosamente invariate e quelle da donna puntano solo sul rinnovamento del gusto e del senso decorativo, le sneaker contengono e propongono l’idea e l’immagine dell’innovazione. Anzi, sul fronte delle calzature, ne rappresentano l’unico fronte possibile. Dalle soluzioni più pop a quelle più futuristiche, costituiscono oggi un universo tipologicamente debordante e di grande appeal, tanto da essere adottate con qualunque tipo di outfit, senza distinzione di genere e di occasione. Dal mondo delle sottoculture urbane alle specialità agonistiche sono diventate iconiche nella musica – si ricordino le Nike Air Max Plus calzate da Jennifer Lopez nel video di If you had my love (1999), senza contare i rapper – o nel cinema – come le Puma di Ewan McGregor nel film The Island o le Onitsuka rese celebri da Uma Turman in Kill Bill – fino alla conquista dei grandi marchi del lusso, che talvolta le hanno sottoposte a reinterpretazioni clownesche, prime fra tutte le Balenciaga disegnate da Demna Gvasalia.


Anche sul versante dei consumi, esse hanno scardinato perfino i processi della globalizzazione dei consumi nei quali i grandi brand si muovono. Fenomeni giovanili come il resell, l’affermazione delle tirature limitate e le personalizzazioni grafico/pittoriche e l’elevazione alla sfera del collezionismo, in fondo, si oppongono alla standardizzazione a favore di una frammentazione dei gusti e dei desideri.
Nell’universo del design inteso in generale, le sneaker costituiscono uno dei pochi fronti effettivamente progressive in termini di ricerca tecnologica e di evoluzione formale, aspetti che in questo caso si muovono in strettissima correlazione. Sono laboratori multidisciplinari, dove regnano incontrastate la sperimentazione più avanzata e trasversalità progettuale come metodo di fondo.

Ripostando l’attenzione a questo progetto espositivo, il lavoro di ricerca che ha coinvolto studiosi, collezionisti, professionisti e realtà internazionali ha dato vita a un racconto corale costruito attraverso modelli iconici, materiali d’archivio e prestiti provenienti da collezioni pubbliche e private. La mostra pratese, che cerca di esplorare la complessità che lega storia del costume, design, sport, musica, comunicazione, moda, economia e sostenibilità, ricostruisce proprio le ragioni che hanno trasformato le sneaker in un linguaggio universale, capace di attraversare culture, generazioni e classi sociali.
Museo del Tessuto, Prato (Fi)
6 novembre 2026 – 2 maggio 2027
catalogo edito da Beside Arts & Publishing







