23 Settembre 2026 18:38

Silenzi e tensioni represse. Rothko a Firenze

Rothko a Firenze, exhibition views, Palazzo Strozzi, Museo di San Marco, Biblioteca Medicea Laurenziana, Firenze, 2026, foto Ela Bialkowska, OKNO Studio
Rothko a Firenze, exhibition views, Palazzo Strozzi, Museo di San Marco, Biblioteca Medicea Laurenziana, Firenze, 2026, foto Ela Bialkowska, OKNO Studio
A Palazzo Strozzi sino al 23 agosto la mostra sul pittore di origine russa Mark Rothko (Marcus Rothkowitz)

Le sale dell’illustre palazzo, che sino a poco fa brillavano dell’oro del Beato Angelico, ora appaiono sobrie e incisive con geometriche campiture di colore. Un linguaggio ben diverso ad un primo sguardo. Ma penetrando nell’arte di Rothko ci si accorge che i due artisti, lontani nel tempo e nei luoghi, hanno note di affinità. L’artista russo-americano aveva visitato Firenze due volte, nel 1950 e nel 1966, ed era rimasto affascinato dalla pittura dell’Angelico vista al Museo di San Marco.

Le tonalità chiare, azzurrine, intrise di luce, che compaiono in alcuni suoi acrilici della fine degli anni sessanta, hanno certamente un legame con quelle del quattrocentesco, alludendo alla stessa dimensione spirituale. Così come certe squadrature del colore, che assume forme architettoniche, richiamano le architetture della Biblioteca Medicea Laurenziana di Michelangelo. Lo dice lo stesso Rothko. “[Michelangelo] è riuscito ad ottenere proprio quella sensazione particolare che ricercavo”.

 

Rothko a Firenze, exhibition views, Palazzo Strozzi, Museo di San Marco, Biblioteca Medicea Laurenziana, Firenze, 2026, foto Ela Bialkowska, OKNO Studio
Rothko a Firenze, exhibition views, Palazzo Strozzi, Museo di San Marco, Biblioteca Medicea Laurenziana, Firenze, 2026, foto Ela Bialkowska, OKNO Studio

L’arte italiana del Rinascimento ha lasciato un segno su Rothko, nella sua sensibilità e profondità. Un artista che col colore parla, trasmette stati d’animo e sensazioni, parole e silenzi, calma e tensione. La mostra, curata da Chrisropher Rothko e da Elena Geuna, con un organico e bel catalogo (Marsilio Arte), ne ripercorre tutta l’attività con 70 opere in una decina di sale, coinvolgendo anche il Museo di San Marco, dove cinque opere sono messe a confronto con gli affreschi dell’Angelico. Nel Vestibolo della Biblioteca Medicea Laurenziana, due opere si confrontano con le architetture michelangiolesche.

Gli inizi (figurazione e surrealismo)

Senza un apprendistato artistico, verso la fine degli anni venti Rothko rimane colpito dall’arte quando accompagna un amico all’Art Students’ League di New York a lezione di disegno dal vero. Ha circa venticinque anni e da qual momento inizia il suo legame con le arti visive. Comincia con la figurazione: nudi, scene urbane, nature morte, ritratti come il Self-portrait (Autoritratto) del 1936, che ci accoglie nella prima sala. Piccole odalische, donne alla finestra, il ritratto di una Mary che ricorda curiosamente le donne di Campigli. Dipinge anche su tavola come nel Rinascimento, e cerca una sua strada. Agli inizi degli anni quaranta sperimenta il surrealismo con dipinti curiosi, ispirati all’antichità greca e romana: forme fantastiche, figure biomorfiche e primordiali.

 

Rothko a Firenze, exhibition views, Palazzo Strozzi, Museo di San Marco, Biblioteca Medicea Laurenziana, Firenze, 2026, foto Ela Bialkowska, OKNO Studio
Rothko a Firenze, exhibition views, Palazzo Strozzi, Museo di San Marco, Biblioteca Medicea Laurenziana, Firenze, 2026, foto Ela Bialkowska, OKNO Studio
Verso l’informale (multiforms)

Una svolta avviene nel 1946-1947, quando l’artista si spinge verso un astrattismo sempre più radicale, che tende a dissolversi in accostamenti di chiazze colorate dai forti contrasti (Untitled, 1946; Untitled, 1948). Nei due anni successivi il colore tende a riprendere forma e luce in superfici essenziali dal carattere severo e geometrico. Rothko ha trovato la sua strada, su cui continuerà a camminare, mandando messaggi col colore. Le superfici colorate, a diversi rettangoli geometrici sovrapposti, intrisi di luce, si caricano di energia, tensione, spiritualità, stati d’animo. Il colore racconta: gialli, rossi, verdi squillanti emanano felicità, positività, neri, blu, scuri, tristezza sino alla disperazione. L’osservatore, a diretto contatto con l’opera dell’artista, riceve messaggi che può interpretare secondo la propria sensibilità.

Gli ultimi anni

Negli anni Cinquanta l’artista viaggia in Europa, visita Venezia, Firenze, Roma, incontra l’arte italiana che concorre ad un nuovo senso di equilibrio e classicità nella sua pittura. I rettangoli colorati che fluttuano sulla tela possono evocare, nell’astrazione, proporzioni giottesche. La tavolozza, sino allora prevalentemente di gialli e rossi luminosi, tende a tonalità più profonde ed attenuate. La luce emana dai fondi morbidi e luminosi, dati a velature sottili, come appare in No. 12, 1951 e in Orange and Tan del 1954.

 

Rothko a Firenze, exhibition views, Palazzo Strozzi, Museo di San Marco, Biblioteca Medicea Laurenziana, Firenze, 2026, foto Ela Bialkowska, OKNO Studio
Rothko a Firenze, exhibition views, Palazzo Strozzi, Museo di San Marco, Biblioteca Medicea Laurenziana, Firenze, 2026, foto Ela Bialkowska, OKNO Studio

Nella seconda metà del decennio le campiture di colore si raffreddano. I rossi accesi e i gialli luminosi degli anni precedenti cedono il posto a verdi e blu profondi, dando avvio ad una fase più introspettiva, di riflessione profonda. Dalle lettere che in questi anni Rothko si scambia con Katharine Kuh emerge la sempre maggiore convinzione che i dipinti debbano parlare direttamente a chi li osserva, Il “silenzio” diventa per l’artista la maggiore forma di dialogo tra l’opera e lo spettatore.

La mostra, che procede in ordine cronologico, ci porta nei primi anni sessanta quando l’artista sembra caricare di silenzi e tensioni represse le superfici delle sue opere create con campiture di colore granata, rosso scuro e nero. Nel 1958 Rothko rappresenta gli Stati Uniti alla Biennale di Venezia. Un viaggio in Italia a Paestum e Pompei porta nuove velature di rosso pompeiano e cremisi nelle tele, mentre la luce appare trattenuta e compressa. Siamo ormai ai tardi anni Sessanta quando l’artista, carico di successo e commissioni pubbliche, lavora a serie di opere e a dipinti su carta e ad acrilici su tela. A dominare sono toni grigi, incorniciati di bianco, tutti da studiare e interpretare. Negli ultimi mesi di vita, si alternano i neri interrotti dagli azzurri tenui in ricordo del Beato Angelico.

 

Rothko a Firenze, exhibition views, Palazzo Strozzi, Museo di San Marco, Biblioteca Medicea Laurenziana, Firenze, 2026, foto Ela Bialkowska, OKNO Studio
Rothko a Firenze, exhibition views, Palazzo Strozzi, Museo di San Marco, Biblioteca Medicea Laurenziana, Firenze, 2026, foto Ela Bialkowska, OKNO Studio