23 Settembre 2026 18:38

Tre fratelli a Pisa. A Palazzo Blu la parabola artistica dei Gioli

Francesco Gioli, Pesca a sciabica, 1887, olio su tela, collezione privata @GronchiFotoarte
Francesco Gioli, Pesca a sciabica, 1887, olio su tela, collezione privata @GronchiFotoarte
105 dipinti da collezioni private e da importanti musei, quasi tutti poco noti o inediti, celebrano Francesco, Luigi, Giuseppe Gioli

Pisa è nota per la Torre, per Piazza del Duomo, per la pittura e scultura medioevali, e per D’Annunzio che frequentava i lidi di Marina. Ma chi ha mai sentito parlare di pittura otto-novecentesca? Eppure anche a Pisa c’è stata, come testimonia la mostra dal titolo I fratelli Gioli e la pittura a Pisa tra ‘800 e ‘900 (Pisa, Palazzo Blu, 16 maggio-6 settembre 2026). A idearla e curarla, con intelligenza e competenza, è stato Stefano Renzoni, storico dell’arte e professore di liceo. Che ha riunito 105 dipinti, quasi tutti poco noti o inediti, da collezioni private e da importanti musei. Una selezione di disegni è a cura di Bianca Cerrina Feroni. Ne esce un panorama nuovo e di grande interesse, che aggiunge un tassello sconosciuto alla storia dell’arte.

Nelle pieghe apparentemente scure della storia si annida spesso la bellezza. I tre fratelli Gioli, Francesco, Luigi, Giuseppe, nati a San Frediano a Settimo, vicino a Pisa, a metà ‘800 sono i tre maggiori protagonisti, ma insieme a loro altri pittori, noti e non, concorrono a creare un panorama vivo e vitale, raffinato e sofisticato. Case e ville riemergono con le grandi famiglie ottocentesche, i loro salotti e studi, lungo l’Arno o in campagna, e sullo sfondo compare Pisa con ancora i boschi, il tram lungo l’Arno, le case antiche, le lavandaie. Una pittura naturalistica, elegante, che ha un sapore misto tra Scuola di Barbizon e “macchia”.

 

Francesco Gioli, Il nonno cieco, 1880, olio su tela, Museo di Palazzo Reale, Pisa
Francesco Gioli, Il nonno cieco, 1880, olio su tela, Museo di Palazzo Reale, Pisa

E certamente riscatta il poco interesse che i macchiaioli riserbarono a Pisa, considerata una città goliardica, ma per il resto morta, malinconica, antica e solitaria. «Mi rompo i coglioni, ma dimorto [di molto]» scriveva Giuseppe Abbati da Pisa nel 1864. E non solo i macchiaioli, ma anche i visitatori del grand tour e personaggi come D’annunzio e Marinetti, avvertivano il silenzio mortuario degli antichi marmi, belli, ma tristi. Sotto il sonno e i silenzi covava però una bella pittura che la mostra racconta in una decina di tappe e un organico catalogo (Felici Editore): “La Scuola di Staggia”, “La pittura macchiaiola”, “La famiglia Gioli”, “Francesco Gioli”, “Luigi Gioli”, “Giuseppe Gioli”, “I disegni nell’atelier dei Gioli”, “Intorno alla macchia”, “La pittura post macchiaiola”, “La Scuola di Bocca d’Arno”.

Pittura di paesaggio

Le radici. A Pisa, tra il 1838 e il 1842, si sviluppa un’appendice della senese Scuola di Staggia, con la famiglia ungherese dei Markó che apre una bottega, dove si sperimenta una pittura di paesaggio en plein air. Sono primi semi buttati da un gruppo di pionieri, come Lorenzo Gelati (1824-1899), di cui è esposto un piccolo olio, suggestivo, con i Lungarni di Pisa del 1850-1860 circa, che ha lo stesso sole di oggi, con pietre e baluardi adesso spariti. Poi c’è la campagna selvaggia di Caprona, e una Veduta di Pisa di Egisto Chiavacci, con la Torre molto storta, e il complesso di Piazza dei Miracoli sullo sfondo, immersi in piccoli boschi, dove sulla riva dell’Arno le lavandaie stendono i panni.

 

Francesco Gioli, Albereta di pioppi, Fauglia (studio), 1890 ca, olio su tela, collezione privata
Francesco Gioli, Albereta di pioppi, Fauglia (studio), 1890 ca, olio su tela, collezione privata

I macchiaioli. Questi pittori non amarono Pisa città, ma soltanto la sua campagna con le tenute di Coltano, San Rossore, Fauglia. Ad eccezione di un unico pittore, Stanislao Pointeau, che pose a Pisa la sua dimora dal 1867. Riempiendola di oggetti preziosi, quadri e arredi, come vediamo nel bel salotto Casa Pointeau del 1867, raro esempio di interno pisano. E, a proposito di salotti, uno dei più eleganti fu quello della famiglia Gioli, in particolare del giovane Francesco Gioli e della moglie Matilde Bartolommei. Che fecero della loro villa di Fauglia uno dei centri intellettuali più importanti della Toscana. Di lì passarono Fattori, Martelli, Fucini, politici come Sonnino.

Divisionismo e Simbolismo

Francesco Gioli, che aveva studiato a Pisa e all’Accademia di Firenze, era un pittore naturalista di grande poesia. Influenzato dalla pittura francese del primo ‘800 dopo un viaggio a Parigi nel 1875, ed anche dalla “macchia” pur rimanendo sempre fedele al disegno. Ci lascia testimonianze dipinte come un diario quotidiano, l’Arruoto di Santo Spirito (Monte di Pietà) del 1880, ad esempio, con persone e relative masserizie di fronte al Monte di Pietà. O la bellissima Pesca a sciabica del 1887 con i pescatori che tirano le reti, esposta con i suoi studi preparatori.

Molte le scene di mare, gli scogli, il Libeccio a Bocca d’Arno del 1889-1890, con le onde violente, e le barche sballottate. Ma anche quelle con gli alberi e la campagna pisana, compreso Il nonno cieco del 1880 dal sapore macchiaiolo. E poi non poteva mancare Castiglioncello, con il suo mare, la campagna assolata e le contadine. La vita del tempo e il mondo di allora, i luoghi, compreso lo Scorcio di Piazza dei Miracoli con figure del 1910.

 

Luigi Gioli, Via del passeggio a Livorno (Hotel Palazzo), 1885, olio su tela, collezione privata
Luigi Gioli, Via del passeggio a Livorno (Hotel Palazzo), 1885, olio su tela, collezione privata

Francesco Gioli fu un pittore notevole, capace di maturare accogliendo le novità del divisionismo e del simbolismo sino a guadagnarsi nel 1914 una personale alla Biennale di Venezia con 52 opere. Pittori furono anche i due fratelli, Luigi, avvocato, giovane colto ed estroso, che abbandonò l’avvocatura per la pittura. E Giuseppe, che amava la caccia e la dipingeva in ogni occasione. Luigi, libero da condizionamenti di scuole o accademie, ritrae la campagna pisana con tagli audaci, molto moderni: Nel bosco, 1905; Albereta di pioppi, 1899; Un albero, 1878; San Frediano a Settimo, 1899, una lunga strada sterrata ed alberata con due persone e le case sullo sfondo.

E poi le chiese pisane, San Martino, Santa Croce in Fossabanda, San Nicola, il Camposanto Vecchio, tutti in migliori condizioni di oggi. Bella e importante mostra, da vedere e meditare!

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