23 Settembre 2026 18:38

L’enigma degli storici dell’arte. Giovanni Agostino da Lodi a Brera

GIOVANNI AGOSTINO DA LODI, Santi Pietro e Giovanni Evangelista, Firmato, 1500 circa, Olio su tavola, Milano, Pinacoteca di Brera
GIOVANNI AGOSTINO DA LODI, Santi Pietro e Giovanni Evangelista, Firmato, 1500 circa, Olio su tavola, Milano, Pinacoteca di Brera
Una pionieristica mostra ripercorre la carriera di Giovanni Agostino da Lodi, un originale pittore attivo tra ‘400 e ‘500 nel nord Italia

Una mostra con un nuovo protagonista per il pubblico, ma noto agli studi sin da tempi lontani. E finalmente riemerso con tutto il suo fascino e complessità: Giovanni Agostino da Lodi. Curata da Maria Cristina Passoni e da Cristina Quattrini, con un prestigioso comitato scientifico, presenta 46 opere tra autografe e del contesto (Bramantino, Alvise Vivarini, Giovanni Bellini, Giorgione, Dürer, Lorenzo Lotto e Girolamo Romanino), conservate a Brera e giunte da musei internazionali.

Giovanni Agostino da Lodi è uno di quei maestri che hanno fatto impazzire gli storici dell’arte per il suo nome. Infatti non lo si conosceva, e per alcune affinità con il cremonese Boccaccio Boccaccino, il suo corpus anonimo di opere passava sotto il nome di Pseudo-Boccaccino. Ci vollero decenni perché, tra una disputa e l’altra, si accettasse il nome vero proposto nel 1912 da Francesco Malaguzzi Valeri. E confermato nel 1989 da Franco Moro.

 

GIOVANNI AGOSTINO DA LODI, Adorazione dei pastori, 1505 circa, Olio su tavola, Allentown, Allentown Art Museum
GIOVANNI AGOSTINO DA LODI, Adorazione dei pastori, 1505 circa, Olio su tavola, Allentown, Allentown Art Museum

Un nome che compare in un suo dipinto firmato con San Pietro e San Giovanni Evangelista (?), e in margine a un disegno a sanguigna con un’Allegoria della prudenza (“Joā augustin da lodi”) di collezione privata, in origine nel cosiddetto Album di Antonio Badile. In questo modo è stato possibile precisare la cronologia e il percorso artistico del pittore tra Milano e Venezia, accanto a personalità di spicco come Bramantino e Leonardo, Giovanni Bellini, Giorgione, Dürer. La mostra col catalogo (Silvana Editoriale) approfondisce tutti i temi e le opere.

Ambiente veneziano

Pittore elegante, eccentrico, era stato giustamente inserito da Roberto Longhi nell’Officina ferrarese, in quella schiera di pittori anticlassici che operava a Venezia nel primo decennio del’500 risentendo delle novità di Dürer e Giorgione, come Pier Maria Pennacchi, Jacopo de Barbari, Lorenzo Lotto, Ludovico Mazzolino. Ma prima di Venezia, c’era stata Milano dove il pittore si forma tra la fine del nono e l’ultimo decennio del ‘400 a contatto con Bramante e Bramantino e dove ritorna più volte da Venezia, sino al rientro definitivo nel 1510.

Nella città lombarda è influenzato da Leonardo, oltre che da Bramantino, con motivi che porta a Venezia. Li riporterà in patria arricchiti dalle novità veneziane, in una continua osmosi e forse pendolarismo tra le due città. È a Venezia alla fine del ‘400 che comincia la sua attività nota e dove realizza, nell’isola di San Cristoforo della Pace la Pala dei Barcaioli con la Madonna in trono col Bambino tra i santi Giovanni Battista, Ambrogio, Agostino e Giorgio (Murano, Museo Parrocchiale di San Pietro Martire).

 

GIOVANNI AGOSTINO DA LODI, Cena in Emmaus, 1506-1508 circa, Olio su tela, Collezione privata
GIOVANNI AGOSTINO DA LODI, Cena in Emmaus, 1506-1508 circa, Olio su tela, Collezione privata

Destinata alla cappella dei traghettatori, che assicuravamo il collegamento dell’isola con la terraferma, l’opera era stata riferita alla bottega di Alvise Vivarini. Restituita a fine ‘800 allo Pseudo-Boccaccino, cioè Giovanni Agostino da Lodi, databile dopo il marzo 1492, l’opera chiarisce come il giovane pittore lombardo si sia inserito nel vivace ambiente veneziano, per fermarsi una quindicina d’anni.

Cultura lombarda e veneta

Un mondo in pieno fermento, dominato dalle botteghe dei Vivarini e dei Bellini, dove si affermano personalità come Carpaccio, Cima da Conegliano, Giorgione. Punto di arrivo e di transito di artisti nordici come Dürer, del centro e sud Italia, come Antonello da Messina. Giovanni Agostino risente di tutto questo come dimostra la citata Pala dei Barcaioli, che insieme ai ricordi di Leonardo e Bramantino, testimonia la conoscenza di Giovanni Bellini, Alvise Vivarini, e Antonello da Messina.

Questa mistura di cultura lombarda e veneta caratterizza tutta l’opera del lodigiano. Lo raccontano i dipinti esposti come la Lavanda dei piedi (1500, Venezia Galleria dell’Accademia) con figure ispirate al Cenacolo leonardesco, visto forse direttamente o attraverso i disegni.

 

GIOVANNI AGOSTINO DA LODI, Busto di giovane di tre quarti rivolto a destra, 1500-1505, Matita rossa su carta bianca, Parigi, Musée du Louvre
GIOVANNI AGOSTINO DA LODI, Busto di giovane di tre quarti rivolto a destra, 1500-1505, Matita rossa su carta bianca, Parigi, Musée du Louvre

Nel 1510 Giovanni Agostino da Lodi risulta a Milano. Nonostante la scarsità di opere e documenti, gode di un certo prestigio, lavorando per cantieri artistici importanti come la chiesa di Santa Maria della Pace e La Certosa di Pavia. In quest’ultima fase il suo linguaggio tende al monumentale.

Giovanni Agostino da Lodi
Fino al 13 settembre 2026
Pinacoteca di Brera
Via Brera 28, Milano
pinacotecabrera.org