23 Settembre 2026 18:05

La parità del talento. A Carrara Le signore dell’arte italiana

Antonietta Raphael-Natura morta con chitarra, 1928, olio su tavola
Antonietta Raphael-Natura morta con chitarra, 1928, olio su tavola
Fino al 25 ottobre a Carrara Palazzo Cucchiari 131 opere, tra dipinti e sculture, di 42 artiste tra ‘800 e ‘900

Poco considerate o addirittura ignorate per secoli, le donne artiste appaiono sempre più spesso alla ribalta. È cominciato tutto con il femminismo negli anni settanta del secolo scorso, con l’ormai famosa Artemisia Gentileschi. Per continuare con la scoperta di donne impegnate nell’arte, dalle monache pittrici o miniaturiste del Rinascimento. Ad artiste sempre più ribelli o decise – giustamente – a far valere la propria bravura. Ogni secolo ha le sue protagoniste in Italia e in Europa, dai Paesi Bassi alla Spagna all’Italia. Nel passato erano soprattutto i padri a tener d’occhio le figlie, poi fu la volta di mariti e compagni, e dei collezionisti, che non volevano tirare fuori per le donne gli stessi quattrini che destinavano agli uomini.

“Le Signore dell’arte” si intitola l’ampia mostra inaugurata a Palazzo Cucchiari di Carrara il 27 giugno (sino al 25 ottobre). Che presenta 131 opere, tra dipinti e sculture, di 42 artiste tra ‘800 e ‘900. Le opere arrivano dalla Presidenza della Repubblica, dalla Banca d’Italia, dagli Uffizi, dalla Galleria Nazionale di Roma, dal Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano, da gallerie e collezioni pubbliche e private. Curata da Massimo Bertozzi, la rassegna intende sottolineare la “parità del talento” tra i generi. Particolare importanza viene data ai legami famigliari, alla formazione e affermazione delle artiste, in anni che vedono profondi cambiamenti nella società.

 

Angelo Inganni,La Signora Inganni
Angelo Inganni,La Signora Inganni

Non mancano gli artisti, come Giacomo Balla e Felice Casorati, Mario Mafai e Achille Funi. Ci sono opere raramente viste come il Ritratto sagomato di Amanzia Guerillot, giunto dal Museo della Scienza e Tecnologia di Milano, che non si vedeva dalla fine della seconda guerra mondiale. Nell’opera, il vedutista Angelo Inganni raffigurò la seconda moglie Amanzia Guerillot (Milano, 1828 – Boffalora sopra Ticino, 1905). Pittrice milanese di origine francese che era stata sua allieva e amante.

La ritrae, tra il 1856 e il 1859, con un mazzo di fiori nell’atto di accogliere gli ospiti nella loro dimora presso la Santissima, un ex monastero sul colle verso Gussago. «Credo che con questa mostra – afferma Franca Conti, Presidente della Fondazione Giorgio Conti – si alzi ulteriormente il livello delle mostre di Palazzo Cucchiari. E inoltre sono molto contenta perché il tema trattato in questa esposizione è uno a cui tengo molto, cioè il talento delle donne».

 

Nella Marchesini, Daphne Maugham, 1927 ca., olio su cartone, cm. 72x49,5, Archivio Malvano Marchesini, Torino
Nella Marchesini, Daphne Maugham, 1927 ca., olio su cartone, cm. 72×49,5, Archivio Malvano Marchesini, Torino
Le “pioniere”

«Si tratta – aggiunge Massimo Bertozzi – di fare emergere le fisionomie di alcune artiste di talento, poco o per nulla conosciute e di porle a colloquio con alcune loro compagne d’avventura, più gratificate e pubblicamente riconosciute, così come si vuole restituire a queste ultime la loro importanza nel confronto con i loro consorti, riscattandole dai condizionamenti dei legami famigliari e rendendole del tutto protagoniste della loro storia».

Il percorso espositivo nasce dall’intreccio di molte storie, a cominciare dalle “pioniere”, già attive dai tempi del Risorgimento, come Ernesta Bisi Legnami. Ritrattista, madre di nove figlie e amica di donne “Carbonare”. Per continuare con Amanzia Guerrillot, Emma Ciardi, Evangelina Alciati, fino alle protagoniste del Novecento, come Edita Broglio e Genni Mucchi, Antonietta Raphael e Leonor Fini, Luce ed Elica Balla, Leonetta Cecchi Pieraccini e Adriana Pincherle, sorella maggiore dello scrittore Moravia.

 

Evangelina Alciati, Ritratto di Fiorenza Boccalatte, 1935, olio su tela, cm. 44,5x59 - Pinacoteca dell'Accademia Albertina, Torino
Evangelina Alciati, Ritratto di Fiorenza Boccalatte, 1935, olio su tela, cm. 44,5×59 – Pinacoteca dell’Accademia Albertina, Torino

Molto interessante la storia della Pincherle, attratta dalla pittura sin da piccola ed esordiente nel 1931 nella mostra artistica collettiva “Prima mostra romana d’arte femminile” alla Galleria di Roma, dove venne notata da Roberto Longhi. Formata tra la Scuola Romana e la scuola dei pittori del Gruppo di Via Cavour, dà presto un respiro internazionale alla sua pittura con il trasferimento a Parigi nel 1933. L’Autoritratto giunto dagli Uffizi la ritrae nel 1932.

Storie e sorprese

Dal Quirinale arriva un dipinto di Giacomo Balla, che si intitola Affetti, in cui viene rappresentata una scena di famiglia, moglie e figlia, nella luce di una cucina, mentre dalla Camera dei Deputati giunge una scultura di Jenny Mucchi, un piccolo bronzo, che ritrae Gino Severini. I Musei Reali di Torino prestano invece le opere di Cesarina Gualino e Tina Mennyey, due protagoniste della Libera Scuola di Pittura di Felice Casorati. Poi c’è a Antonietta Raphael, moglie di Mario Mafai, prima pittrice e poi scultrice, che con Scipione (Gino Bonichi) fondò la Scuola romana. Artista di respiro europeo, fu definita da Cesare Brandi «l’unica scultrice italiana».

 

Adriana Pincherle, Autoritratto, 1934, olio su tela
Adriana Pincherle, Autoritratto, 1934, olio su tela

Nella mostra è esposta una delle sue opere più famose, Mario nello studio (Omaggio a Mafai), dipinta nel 1966 e proveniente dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma. Raffigura il marito artista colto nell’atto di dipingere una natura morta, ma distratto dal comportamento lascivo della modella. Ma le storie e le sorprese sono davvero molte.

Le signore dell’arte. La parità del talento nell’arte italiana moderna
Fino a 25. ottobre 2026
Fondazione Giorgio Conti – Palazzo Cucchiari
Via Cucchiari 1, Carrara
www.palazzocucchiari.it