23 Settembre 2026 18:05

Tazartes, storia di una collezione. 5# Ugo Giannattasio e Pinot Gallizio

Ugo Giannattasio, Quadro astratto, olio/tempera su tela, cm 51 ½ x 59, firmato e datato “Giannattasio 1957”, sul retro “Galerie Simon Heller 33, Rue de Seine, Paris 6° Tel. Danton 89-62”, autografo “All’amico Giorgio Tazartes con affetto Giannattasio”
Ugo Giannattasio, Quadro astratto, olio/tempera su tela, cm 51 ½ x 59, firmato e datato “Giannattasio 1957”. Sul retro “Galerie Simon Heller 33, Rue de Seine, Paris 6° Tel. Danton 89-62”, autografo “All’amico Giorgio Tazartes con affetto Giannattasio”
La storica dell’arte e saggista Maurizia Tazartes ci racconta genesi e sviluppi della collezione avviata dal padre Giorgio

Nella collezione Tazartes spicca un quadro molto molto colorato, il cosiddetto Quadro astratto (olio/tempera su tela, cm 51 ½ x 59), firmato e datato “Giannattasio 1957” (sul retro “Galerie Simon Heller 33, Rue de Seine, Paris 6° Tel. Danton 89-62”, autografo “All’amico Giorgio Tazartes con affetto Giannattasio”). Si tratta di un gioco di colori violenti, blu, giallo, rosso, nero, che riempiono forme elastiche ed astratte. L’autore è il pittore Ugo Giannattasio (Roma, 2 agosto 1888-Torino, 7 giugno 1958), un artista complesso, dal carattere forte, messo a dura prova dalla vita.

Nato e formato a Roma, dove diventa amico di Gino Severini, nel 1906 si trasferisce a Parigi, attratto dalla pittura fauve e cubista. Nel 1911 frequenta nella città francese il gruppo futurista, incontrando la forte ostilità di Carrà e Boccioni. Espone al Salon des Indépendants nel 1912 e nel 1913 realizzando opere tra cubismo e futurismo. Tra il 1920 e il 1923, come altri futuristi, fonda a Roma a una casa d’arte, dedicandosi alle arti applicate e al mobilio futurista. Lavora anche come scenografo, letterato e critico d’arte.

Dal 1943 al 1945 è deportato in Germania perché rifiuta di aderire alla repubblica di Salò. Nel 1945, poco prima della Liberazione riesce a fuggire e nel 1946 si trasferisce a Torino con la moglie e le figlie. La città è in forte ripresa dopo la guerra, gli anni cinquanta si annunciano promettenti. La vita rinasce, dopo un periodo durissimo. Investito da un nuovo ottimismo, Giannattasio dà una svolta alla sua pittura verso l’astrattismo e l’informale con forme geometriche a forti contrasti di colore.

 

Ugo Giannattasio, Quadro astratto, olio/tempera su tela, cm 51 ½ x 59, firmato e datato “Giannattasio 1957”, sul retro “Galerie Simon Heller 33, Rue de Seine, Paris 6° Tel. Danton 89-62”, autografo “All’amico Giorgio Tazartes con affetto Giannattasio”
Ugo Giannattasio, Quadro astratto, olio/tempera su tela, cm 51 ½ x 59, firmato e datato “Giannattasio 1957”, sul retro “Galerie Simon Heller 33, Rue de Seine, Paris 6° Tel. Danton 89-62”, autografo “All’amico Giorgio Tazartes con affetto Giannattasio”

Nel 1954 diventa redattore della rivista “I Quattro Soli” fondata a Torino e diretta dal pittore e gallerista Adriano Parisot (1912-2004) e pubblicata sino al 1969, con una redazione romana e una veneziana. È un momento per il pittore di grande creatività artistica, di nuove amicizie, di mostre personali. Tra cui quelle alla Bussola di Torino nel 1952 (con la presentazione in catalogo di Gino Severini), alla galleria Simone Heller di Parigi nel 1957, da cui proviene il quadro Tazartes. E al Cavallino di Venezia l’anno seguente.

Sperimentazioni torinesi

Un‘altra opera della collezione ci porta dentro le sperimentazioni torinesi degli anni sessanta. È un acquerello su carta Senza titolo (cm 47 x 32, firmato “G. Pinot 60”) di Giuseppe Gallizio detto Pinot (Alba, 12 febbraio 1902 – Alba, 13 febbraio 1964), pubblicato nel catalogo generale delle opere dell’artista del 2001 (Pinot Gallizio – Catalogo generale delle opere 1953-1964, Mazzotta, Milano 2001). Pinot, laureato in chimica, nel 1952 conosce il giovane pittore torinese Piero Simondo, che gli fa scoprire l’arte moderna e la pratica della pittura. Nel laboratorio della “chimica vegetale” di Gallizio ad Alba nascono i primi dipinti polimaterici realizzati con resine naturali e sintetiche.

Nell’agosto del 1955 l’artista incontra ad Albisola il pittore danese Asger Jorn, animatore tra il 1948 e il 1951 delle attività del gruppo Cobra. Con lui e con Simondo, fonda ad Alba il Laboratorio di esperienze immaginiste. Nel settembre del 1956 viene convocato, sempre nella città natale, il primo Congresso mondiale degli artisti liberi, dedicato al tema “Le arti libere e le attività industriali”. Gallizio con il figlio Giorgio sviluppa le ricerche materiche e tecniche degli anni precedenti e comincia a servirsi di lunghe porzioni di tela. Che fa scorrere su lastre di vetro dipinte per ottenere, con interventi di imprimiture e sovrapposizioni di colori, rotoli di “pittura industriale” lunghi decine di metri.

 

Giuseppe Gallizio detto Pinot, Senza titolo, acquerello su carta, cm 47 x 32, firmato “G. Pinot 60”
Giuseppe Gallizio detto Pinot, Senza titolo, acquerello su carta, cm 47 x 32, firmato “G. Pinot 60”

Il 31 maggio 1958 si apre, alla galleria Notizie, l’Elogio di Pinot Gallizio. Prima mostra di pittura industriale, in cui è esposto un rotolo di 74 metri di pittura, realizzato con tecnica mista su tela, dai colori brillanti e linee astratte, firmato da Pinot e dal figlio. Sono esposti anche un altro rotolo di 12 metri di pittura a olio e alcuni dipinti. Questi rotoli potevano essere tagliati e venduti al metro.

Una vera novità con non poche conseguenze sull’arte del futuro. In parallelo l’artista continua, con diverse tecniche, il suo percorso nella grafica e nella pittura di minore formato con uno stile che mescola informale, espressionismo e astrattismo, di cui un esempio è il citato acquerello della collezione Tazartes.

Negli anni 60 si apre una nuova fase della ricerca artistica di Gallizio, che lo porta ad esporre a fianco di protagonisti dell’Informale europeo quali Fontana, Dubuffet, Tápies e dei giapponesi Teshigahara e Shiraga. Nasce nel 1962 il ciclo delle Notti di cristallo, caratterizzato da grandi vortici colorati e dall’uso del dripping e della tecnica a spruzzo. Nel 1964, nel corso di quelli che sarebbero stati gli ultimi mesi della sua vita, l’artista pone la sua opera all’insegna dell’ombra, accostando in supporti-contenitori oggetti di recupero e segni pittorici neri, mentre in contemporanea raccoglie, nell’Anticamera della morte, un grande mobile dipinto anch’esso di nero, reperti e ricordi della sua esistenza. Muore improvvisamente nel febbraio del 1964.