14 Ottobre 2026 14:29

Tazartes, storia di una collezione. 6# Bruno Saetti e Hans Richter

Bruno Saetti, Paesaggio grigio, acquerello su carta, cm 23 ½ x 32, firmato “Saetti”, prima del 1963, sul retro in un’etichetta “Associazione Piemonte Artistico e Culturale (Galleria d’Arte, via Roma 260 Torino), Serie de “I Maestri della Pittura Italiana” Mostra personale di Bruno Saetti dal 16 febbraio al 5 marzo 1963 “Paesaggio grigio”, n. di catalogo (a), Piemonte artistico e culturale. Firma del Segretario. [recto]
Bruno Saetti, Paesaggio grigio, acquerello su carta, cm 23 ½ x 32, firmato “Saetti”, prima del 1963, sul retro in un’etichetta “Associazione Piemonte Artistico e Culturale (Galleria d’Arte, via Roma 260 Torino), Serie de “I Maestri della Pittura Italiana” Mostra personale di Bruno Saetti dal 16 febbraio al 5 marzo 1963 “Paesaggio grigio”, n. di catalogo (a), Piemonte artistico e culturale. Firma del Segretario. [recto]
La storica dell’arte e saggista Maurizia Tazartes ci racconta genesi e sviluppi della collezione avviata dal padre Giorgio

Nel 1963 entra nella Collezione Tazartes il Paesaggio grigio, un piccolo affascinante acquerello su carta (cm 23 ½ x 32) firmato da Bruno Saetti (Bologna 21 novembre 1902 – Bologna 10 luglio 1984). Sotto la griglia di macchie di colore astratte, si intravvede una struttura architettonica che potrebbe ricordare Porta Palazzo, lo storico mercato di Torino, il cui nome trae origine dalla antica porta romana. Si tratta infatti di un omaggio alla città di Torino, in occasione della mostra personale del pittore al Piemonte artistico e culturale, un’Associazione nata nel 1957 con l’intento di riunire personalità della cultura e dell’arte in dibattiti, conferenze, mostre.

Allora l’Associazione aveva sede presso la Galleria della Gazzetta del Popolo in via Roma, dove rimarrà sino al 2008 per trasferirsi poi in piazza Solferino 7. Nei primi anni Sessanta vi espongono artisti di diverse tendenze, dai Sei di Torino a Spazzapan, da Mino Rosso a Garelli ad altri nomi di spicco.

Sul retro del Paesaggio grigio un’etichetta annota “Associazione Piemonte Artistico e Culturale (Galleria d’Arte, via Roma 260 Torino “Paesaggio grigio”, n. di catalogo (a) Firma del Segretario)“. La personale di Saetti (16 febbraio -5 marzo 1963) faceva parte della Serie de “I Maestri della Pittura Italiana” ed era una delle quattro del pittore in quell’anno fortunato insieme a quelle delle Gallerie La Chiocciola di Padova, L’Argentario di Trento e Piazza Domenicani di Bolzano.

Rigore compositivo

Bruno Saetti, pittore, grafico e incisore, specializzato nell’affresco e nel mosaico, oltre che nella pittura a olio e acquerello e nelle decorazioni su vetro, è stato un cantore di sensuali nudi femminili, di maternità e paesaggi, ma anche di figure simboliche come gli angeli. Esponente di un’arte figurativa e astratta, sorretta sempre da un severo rigore compositivo, tratta i suoi temi con tocchi fluidi, moderni, spesso informali. Nel 1930 viene chiamato a Venezia come insegnante dell’Accademia, di cui assume la carica di direttore dal 1950 al 1956.

 

Bruno Saetti, Paesaggio grigio, acquerello su carta, cm 23 ½ x 32, firmato “Saetti”, prima del 1963, sul retro in un’etichetta “Associazione Piemonte Artistico e Culturale (Galleria d’Arte, via Roma 260 Torino), Serie de “I Maestri della Pittura Italiana” Mostra personale di Bruno Saetti dal 16 febbraio al 5 marzo 1963 “Paesaggio grigio”, n. di catalogo (a), Piemonte artistico e culturale. Firma del Segretario. [recto e verso]
Bruno Saetti, Paesaggio grigio, acquerello su carta, cm 23 ½ x 32, firmato “Saetti”, prima del 1963, sul retro in un’etichetta “Associazione Piemonte Artistico e Culturale (Galleria d’Arte, via Roma 260 Torino), Serie de “I Maestri della Pittura Italiana” Mostra personale di Bruno Saetti dal 16 febbraio al 5 marzo 1963 “Paesaggio grigio”, n. di catalogo (a), Piemonte artistico e culturale. Firma del Segretario. [verso]

Scriveva di lui Giuseppe Marchiori nella monografia Saetti (Venezia 1971), in parte ripresa nell’introduzione al catalogo della personale nel giugno 1972 alla galleria Gissi di Torino (allora in Piazza Solferino 2): «Dieci anni, tra i più difficili nella storia dell’arte mondiale, hanno influito indirettamente, in un modo quasi segreto, sulla visione di Saetti, determinando spazi più liberi e motivi più approfonditi, sempre nell’ambito di una fedeltà risoluta e tenace a un certo tipo di immagine, che si arricchisce tuttavia, come in un intarsio paziente, di nuovi elementi grafici e coloristici meditati e studiati con l’impegno di un pittore all’antica […]. Saetti aveva sempre guardato all’affresco dei primitivi o dei pittori trecenteschi, per arrivare, attraverso lo studio di quella tecnica schietta, a una libertà sconosciuta nell’ideare e nel costruire…».

Il mondo antico diventava per lui una scoperta da tradurre nei quadri da cavalletto, dove nature morte e paesaggi assumono la preziosità di intarsi liquidi. Dopo la morte dell’artista, a Palazzo Strozzi di Firenze viene organizza un’ampia antologica. Le sue opere figurano nei principali musei italiani ed esteri (Amsterdam, Madrid, Varsavia, Zagabria, Zurigo, Tokyo).

Vitale e progressivo

A Torino passano artisti stranieri affermati come il pittore e sperimentatore di estetica cinematografica berlinese Hans Richter, nato a Berlino il 6 aprile 1888 e morto il 1° febbraio 1976 a Minusio (Svizzera), vicino a Locarno. L’esordio era stato in ambito espressionista nella Berlino del primo decennio del ‘900. Tra il 1916 e il 1918 era uno dei protagonisti del dadaismo zurighese con Tzara, Arp, Ball, Janco. Costretto a rifugiarsi negli Stati Uniti dopo l’avvento del nazismo, nel dopoguerra ebbe un ruolo importante nella nascita del cinema indipendente americano. Nel 1962 una sua personale a Torino, presentata da Franco Russoli alla Galleria Civica d’Arte Moderna (19 maggio-12 giugno), riportava nel catalogo Hans Richter un testo dello stesso Richter e importanti testimonianze di Hans Arp, Marcel Duchamp, Naum Gabo, Ludwig Mies Van Der Rohe.

Scriveva nel suo saggio Russoli: «Si può veramente affermare che non esista ricerca di espressione artistica moderna, almeno dal 1912 ad oggi, alla quale Hans Richter non abbia apportato il valido contributo della sua opera di teorico, critico, pittore, musicista, uomo di cinema, letterato. Dallo “Sturm” berlinese alla propaganda futurista in Germania, dalla revisione delle posizioni cubiste all’adesione a Dada, dall’Espressionismo all’Astrazione dinamica, dalla collaborazione a “De Stijl” alle esperienze surrealiste, sempre Richter ha dato prova di saper cogliere l’elemento vitale e progressivo di ogni moto culturale d’avanguardia, senza mai però dare un’adesione passiva».

 

Hans Richter, Senza titolo, tecnica mista, cm 45x 21, firmato e datato in basso a destra “Dr. Giorgio Tazartes amicalment Hans Richter 62”
Hans Richter, Senza titolo, tecnica mista, cm 45x 21, firmato e datato in basso a destra “Dr. Giorgio Tazartes amicalment Hans Richter 62”

Nel quadro Senza titolo della collezione Tazartes, firmato e datato nel 1962 con la dedica “Dr. Giorgio Tazartes amicalement Hans Richter 62”, linee geometriche allusive alla varietà di rapporti tra spazio e tempo segnano l’avvicendarsi tra ordine e casualità, ragione e mistero, che stanno alla base della nostra esistenza.

Un’altra mostra di Richter alla galleria torinese il Fauno, in Piazza Carignano (2 gennaio-5 febbraio 1970) con opere su tela, era stata presentata in catalogo da Man Ray. Che scriveva rivolgendosi all’amico Richter: «Tu sai che non amo il lavoro, non l’ho mai amato, anzi ne ho orrore, ma, del resto, tu ancora più di me. Lo dimostrano le tue opere che nascono, come le mie, dal puro divertimento dello spirito. Il tuo film [Dream that Money Can Buy], che veniva dopo le eccellenti pellicole dadaiste, dimostrò la tua grande abilità di trasformare le parole in immagini. Ho sempre pensato che un’immagine valga mille parole e tu hai fatto di ogni parola mille immagini».