
Nelle sale delle Gallerie di Palazzo Thiene, l’Associazione Vicenza Arte Contemporanea (AVAC) presenta “L’arte fa vivere”, una mostra dedicata a un importante collezionista veneto di arte contemporanea che ha scelto di restare anonimo e di parlare solamente attraverso le opere della propria collezione
Sandro Chia, Roberto Crippa, Enzo Cucchi, Gino De Dominicis, Nicola De Maria, Tano Festa, Gianmarco Montesano, Luigi Ontani, Mimmo Paladino, Pino Pascali, Alessandro Pessoli, Tom Sachs, Mario Schifano, Cheri Sanba: sono i protagonisti di una mostra che sarà il ritratto intellettuale di un collezionista per il quale guardare l’arte e vivere sono momenti del medesimo movimento. A partire da giovedì 24 settembre, opening dalle 16 alle 19, a Palazzo Thiene di Vicenza una nuova mostra firmata AVAC.
All’inizio ci sono gli artisti, e con gli artisti le opere. Attorno agli artisti e alle opere turbina un mondo: curatori, critici, galleristi, mercanti, giornalisti e, ancora, il fatidico pubblico, siano esperti, influencer o semplici curiosi. E poi, alla fine di tutto, dopo le mostre, le fiere, le aste… ci sono i collezionisti, le strane persone che spendono i loro soldi (che sia per passione, ossessione, investimento, speculazione poco importa) per portarsi a casa le opere fatte dagli artisti e, con il loro spendere, di fatto, sostengono questo incessante turbinare.

In questo mondo, il mondo dell’arte, parlano tutti, e tanto. Solo i collezionisti parlano poco, eppure il discorso del collezionista rappresenta un aspetto essenziale nell’ecosistema dell’arte, è un punto di vista privilegiato, offre la possibilità di conoscere l’opera d’arte in un modo nuovo e profondo. Dopotutto, l’opera è stata creata proprio per lo sguardo del collezionista, il suo fruitore ultimo, il destinatario sognato e necessario, senza il quale l’opera non ha ragione di esistere.

L’attività dell’Associazione Vicenza Arte Contemporanea, attiva da pochi mesi a Vicenza – ne parla questo articolo – si concentra, almeno nella prima fase, proprio nell’ascolto della voce del collezionista. La premessa è semplice, l’Associazione ritiene che il collezionista sia a tutti gli effetti un autore e che attraverso la propria collezione elabori un pensiero, produca un discorso. Se il collezionista è un autore, la collezione è la sua opera.
Dopo la prima mostra, dedicata all’attività collezionistica di Sandra e Giancarlo Bonollo, giovedì 24 settembre, nelle sale delle Gallerie di Palazzo Thiene – capolavoro palladiano e parte del sistema museale della città, messe a disposizione dal Comune di Vicenza grazie a un accordo di partenariato – AVAC inaugura un’esposizione dedicata a un importante Collezionista veneto di arte contemporanea che ha scelto di restare anonimo e di parlare, se così si può dire, solamente attraverso le opere della propria collezione.
Al Collezionista AVAC ha chiesto di selezionare alcune opere della propria vasta (davvero vasta) e prestigiosa raccolta, significative non tanto per il loro indiscutibile valore estetico o per l’importanza storica ma perché segnano momenti salienti della propria avventura intellettuale e comporre così il proprio autoritratto di Collezionista.
La mostra si intitola “L’arte fa vivere”, una affermazione dello stesso Collezionista, e rende evidente fin da subito la temperatura emotiva della mostra, vi si legge un approccio con l’arte immediato, diretto; il desiderio di trovare nelle opere una simmetria di energia e desiderio. Sono presenti opere di artisti che hanno vissuto il rapporto “arte e vita” (il grande tema che attraversa tutta l’esperienza moderna e contemporanea) nel modo più intenso, senza mediazioni, per i quali l’opera deve essere vissuta, prima che compresa – di fatto, nelle preferenze del Collezionista è assente l’arte di carattere razionalista e concettuale.

I visitatori sono accolti da un lavoro di Luigi Ontani, un artista, neanche a dirlo, in cui il rapporto arte e vita è espresso nel modo più pieno e teatrale; c’è poi l’incontro con un Totem degli anni Sessanta Roberto Crippa, pieno di energia e vitalità; cento disegni di Alessandro Pessoli presentati uno sull’altro come in un forsennato gioco al rialzo; un bel quadro di Tano Festa, e uno altrettanto bello di Gianmarco Montesano.
La mostra offre la rara possibilità di ammirare ben tre opere – tra cui l’incantevole disegno Il pattinatore invisibile – di un altro artista in cui il rapporto arte-vita è espresso al massimo grado, Gino De Dominicis. In mostra anche un disegno e una foto a contatto di Pino Pascali e un magnifico quadro di Mario Schifano, l’artista con il quale il collezionista ha forse l’affinità più marcata, e non a caso, Schifano è il pittore della rapidità, dell’immediatezza, dell’impossibilità di separare il gesto del dipingere dalla vita che l’ha generato; una seconda opera di Tano Festa, uno dei suoi Coriandoli pieni di malinconica euforia. Inoltre, un nucleo di opere della Transavanguardia, stagione irripetibile dell’arte italiana vissuta dal Collezionista vicino ai suoi protagonisti, per ragioni anagrafiche oltre che di simmetria intellettuale: un quadro piccolo ma pregnante di Nicola De Maria, artista per il quale il Collezionista nutre una particolare predilezione; un’opera di Sandro Chia e due opere, altrettanto belle, di Mimmo Paladino; di Enzo Cucchi, un quadro piccolo ed emblematico e quattro grandi, magnetici disegni neri.

Non è tutto, a dare il segno di una collezione vasta e dai contorni internazionali, ci sono due lavori di artisti stranieri, una scultura dell’americano Tom Sachs e un dipinto del congolese Cheri Sanba.
Ecco allora, seguendo il filo che lega le opere in mostra, tutte intense, dirette, intrise di vitalità, emergere il discorso del Collezionista per il quale guardare l’arte e vivere sono momenti del medesimo movimento. Il titolo assume quindi densità di significato, l’arte non è un ornamento, un passatempo, una semplice distrazione ma l’energia che nutre, muove e riempie la vita. “L’arte fa vivere”: è una lezione e, insieme, un invito da seguire.
Da giovedì a domenica, dalle 10 alle 18, fino al 10 gennaio 2027.





