
La mostra di Böcklin, figlio del più noto Arnold, presenta circa cento opere tra dipinti, acquerelli, incisioni, illustrazioni nella Pinacoteca Comunale Carlo Servolini
Nella campagna livornese, dove un tempo dipingevano i macchiaioli, c’è una bella villa circondata dal silenzio e dal verde, Villa Carmignani. Adibita a Pinacoteca Comunale dal 2007, ospita, oltre la collezione permanente del pittore Carlo Servolini, interessanti mostre su Otto e Novecento. L’ultima, appena aperta, “Carlo Böcklin: il segreto di Pan dal Bosco Sacro alle rive del Tirreno”, fino al 4 marzo 2027, è a cura di Francesca Cagianelli, conservatrice della Pinacoteca, Emanuele Bardazzi e Andrea Muzzi (catalogo Silvana Editoriale).
Presenta circa cento opere tra dipinti, acquerelli, incisioni, illustrazioni, di cui una sessantina inedite. Opere che raccontano la storia di questo figlio, il decimo, del grande simbolista svizzero Arnold Böcklin, che ha voluto emulare il padre trovando un suo linguaggio. Una storia sconosciuta che esce dalle memorie famigliari, e la scoperta di una nuova personalità di pittore, su cui meditare. Certamente la partenza di Carlo è sulle orme del padre, con cui il dialogo è continuo, come raccontano le quattro tappe della mostra.

Nelle prime sale, la sezione “Un circolo magico: Arnold e Carlo come in una bottega del Quattrocento” ripercorre l’esordio di Carlo Böcklin (nato a Basilea il 18 gennaio 1870 e morto a Firenze il 31 agosto 1934) negli anni 1894-1901 come allievo, assistente e stretto collaboratore del padre. È un architetto, con studi al Politecnico Federale di Zurigo, ma è attratto dal mestiere paterno, come rivela subito un quadro dal sapore simbolista con “Tritone e Nereide”, sensuale non solo nel soggetto, ma nella materia densa e spugnosa.
Sobrietà e delicatezza
Un bel ritratto del padre del 1896, impettito, severo ed elegante svela con sobrietà il “maestro”, mentre sfilano paesaggi ad acquerello come “Villa Bellagio”, firmato e datato in basso 1895 o Il “Paesaggio lacustre con barca a vela” del 1895-1898 in cui Carlo sperimenta tecniche e stili. La seconda tappa, “La ricerca di un altro sentimento: ombre cupe e vive luci fantasmiche”, presenta la fase, del primo decennio del ‘900, in cui Carlo, cerca di interpretare in modo più personale le tematiche paterne, come nell’“Isola con alberi e rovine” o il “Villino al mare”. Ci sono gli autoritratti della fine del primo decennio, in cui si presenta come un giovane uomo, forte e baffuto, nell’atelier o al mare dell’Elba, sempre col pennello in mano.

La terza tappa porta ad “Un nuovo stile tra sobrietà e delicatezza”, in cui emerge l’anima della Toscana, terra amata, grazie ai soggiorni fiesolani. A testimoniarlo sono paesaggi, spaccati di vegetazione, alberi con frutti, ville, boschi e fiumi realizzati nel secondo decennio del ‘900. Il linguaggio, più libero e spontaneo, abbandona il simbolismo per un naturalismo più personale. L’ultima tappa chiude il percorso, tornando agli inizi, sottolineando la risonanza che l’immaginario di Arnold padre, ebbe in Italia e nei paesi di lingua tedesca. A dimostrarlo trenta pezzi tra incisioni, disegni, e documenti storici.
Pinacoteca Comunale Carlo Servolini
Via Garibaldi 79, Collesalvetti (Li)
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