29 Settembre 2026 08:59

Una casa in mostra: Colombina Reloaded

Colombina Reloaded. Metamorfosi veneziana, da sinistra Hovering in the Afterimage of Desire, Through the Ether, Kyle Meyer, 2025, ph Massimiliano Tuveri courtesy The Art Society
Colombina Reloaded. Metamorfosi veneziana, da sinistra Hovering in the Afterimage of Desire, Through the Ether, Kyle Meyer, 2025, ph Massimiliano Tuveri courtesy The Art Society
A Venezia si è abituati a momenti di attesa e soprattutto ai luoghi speciali, in cui le case sembrano trattenere il respiro. “Colombina Reloaded – metamorfosi veneziana” nasce esattamente lì: in quell’istante sospeso in cui una dimaora è ancora se stessa e, allo stesso tempo, già qualcos’altro

Siamo in Calle Colombina, Cannaregio. Non una Venezia da cartolina, non la Venezia dei trolley e delle file ordinate. Un edificio abitato, vero, con una storia normale e quindi preziosa. Un appartamento di novanta metri quadri, primo piano, due camere, una cucina, un bagno. Nulla di spettacolare, se non il fatto che è ancora vivo. E che per un tempo breve, consapevolmente breve, decide di aprirsi.

Prima che arrivino i lavori, prima che il progetto architettonico di Luca De Bona trasformi lo spazio, la casa diventa mostra. Una mostra site-specific, curata da Lucia Longhi, che non prova a imporre una visione, ma ascolta ciò che le stanze hanno da dire. Il risultato non è una simulazione dell’abitare, ma una specie di prova generale dell’esistenza futura della casa.

C’è qualcosa di profondamente veneziano in tutto questo. Venezia è una città che cambia continuamente, ma lo fa con lentezza, per stratificazioni. Nulla viene davvero cancellato: tutto resta, sotto. Colombina Reloaded prende questa logica e la rende esplicita, mettendo in scena la trasformazione come atto consapevole, come gesto identitario. Non a caso il nome arriva da una maschera: Colombina, figura che si traveste per rivelarsi, non per nascondersi.

Gli artisti coinvolti – Matteo Attruia, Kyle Meyer e Stefania Serio – sono veneziani d’adozione, e forse è proprio questo a renderli così adatti. Guardano la casa con rispetto, ma senza nostalgia.

Colombina Reloaded. Metamorfosi veneziana, All i need is all, Matteo Attruia, incisione su muro, dimensioni ambientali, 2026, ph Massimiliano Tuveri courtesy l'artista
Colombina Reloaded. Metamorfosi veneziana, All i need is all, Matteo Attruia, incisione su muro, dimensioni ambientali, 2026, ph Massimiliano Tuveri courtesy l’artista

Stefania Serio entra in cucina e porta con sé il corpo del cibo, la memoria dei gesti quotidiani, la pittura che diventa rito domestico. I suoi lavori non decorano: abitano. Parlano di convivialità, di origini mediterranee, di quella forma di intimità che passa dalle mani prima ancora che dalle parole.

Kyle Meyer sceglie la camera da letto matrimoniale, lo spazio dove l’identità si scioglie e si ricompone ogni giorno. Fotografia, tessuti, corpo umano: tutto si intreccia in opere che sembrano al tempo stesso reliquie e portali. È una stanza che protegge e che espone, che custodisce sogni e li rende visibili. Qui l’identità non è mai fissa: è una materia che assorbe il tempo.

Matteo Attruia compie un’azione concettuale radicale ed essenziale, dialogando con l’abitazione di Calle Colombina attraverso un intervento incisivo. Nella camera da letto, spazio dedicato all’intimità e al riposo, l’artista agisce sulle superfici esistenti portando alla luce un segno che attraversa e ridefinisce l’ambiente. L’intervento riflette sull’abitare come esperienza mentale prima che fisica, invitando a interrogarsi su ciò che è davvero necessario. La stanza si trasforma così in uno spazio concettuale, in cui il gesto artistico diventa una riflessione sull’idea stessa di casa, sul desiderio e sulla misura.

Nel corridoio, una moodboard racconta il futuro: materiali, planimetrie, riferimenti. È lì che il progetto architettonico incontra l’immaginazione. Non come promessa, ma come possibilità concreta. La visita diventa così una preview dell’abitare, un’esperienza rara in una città dove le case spesso si vedono solo quando hanno già smesso di appartenere a qualcuno.

C’è anche una dimensione politica, se vogliamo. L’area ex Saffa, a Cannaregio, è il risultato di una trasformazione urbana pensata per i veneziani. Colombina Reloaded si inserisce in questa linea: non vendere Venezia come immagine, ma restituirle una funzione, una continuità, un futuro che non rinneghi il passato.

Colombina Reloaded. Metamorfosi veneziana, da sinistra, Ustionante infuso ai frutti rossi, Sopa de lima, olio e acrilico su tele, Stefania Serio, 30x24cm, 86x100 cm, 2025, ph Massimiliano Tuveri courtesy The Art Society
Colombina Reloaded. Metamorfosi veneziana, da sinistra, Ustionante infuso ai frutti rossi, Sopa de lima, olio e acrilico su tele, Stefania Serio, 30x24cm, 86×100 cm, 2025, ph Massimiliano Tuveri courtesy The Art Society

The Art Society, fondata da Andrea Vittoria Giovannini, lavora proprio su questo confine sottile: collezionismo, esperienza, intimità. Eventi su invito, contesti non convenzionali, un tempo lento che permette alle opere di essere incontrate, non consumate. Qui l’arte non è un prodotto da esporre, ma una relazione da costruire.

Alla fine, Colombina Reloaded non è solo una mostra. È una domanda aperta: cosa significa abitare oggi Venezia? E cosa significa farlo senza tradirla? Per un mese, una casa prova a rispondere. E nel farlo, ci ricorda che ogni trasformazione autentica comincia sempre da uno spazio lasciato, per un attimo, incompiuto.