26 Ottobre 2026 20:05

Il Tempo della Lumaca: Elisa Zadi

Elisa Zadi, Chiocciola, 2026, pigmento, pastello, monotipia,grattage e frottage su carta Fabriano
La lumaca come modello per artisti che scelgono la lentezza in risposta a un sistema che impone la velocità

Le strade delle città erano già affollate ai tempi in cui Mina le raccontava vuote anche se il suo iconico brano musicale, Città Vuota, faceva riferimento all’assenza del suo innamorato.
Di fatto, ancora oggi molte capitali sono affollate, ma sono anche prive di alberi, di verde urbano con paesaggi metropolitani scanditi da palazzi altissimi e spigolosi con vetrate lisce e uguali, da Milano a New York fino a Shanghai. Magari, hanno anche dei grandi parchi ma la Natura è marginale per lasciare la centralità ai negozi, alla zona commerciale, capitalistica, che è il vero focus: l’anima mundi fatta dalla folla urbana e dal suo denaro.

Se l’incantesimo metropolitano ha coinvolto la stragrande maggioranza delle persone che abitano le capitali del mondo, c’è chi procede in direzione opposta come l’artista visiva e poetessa Elisa Zadi, che è intimamente legata alla simbologia della lumaca. E proprio in questa intervista manifesta, con spiccata sensibilità e garbo, la sua voce a favore della lentezza e di uno sguardo più spirituale sul mondo.

 

Elisa Zadi, ph Zadi Atelier

 

Lei nasce ad Arezzo ma vive a Firenze, città simbolo del Rinascimento italiano. Infatti, dal modo in cui parla della Pittura, si percepisce un collegamento diretto e naturale con la storia dell’arte dell’umanità con nomi storici quali Pontormo e Cimabue.
Non è un caso se la sua maniera di dipingere non può fare a meno della poesia, quale strumento di lettura emozionale e visionario, per dare forma ai vari strati del reale e del sacro che cerca nel pulviscolo del mondo. A tal proposito, nel 2010 ottiene con lode il Master di Secondo Livello in Arti Sacre e Liturgia presso l’Università Europea di Roma. È insegnante di Discipline Pittoriche presso il Liceo Artistico Porta Romana di Firenze.

È arrivata finalista in numerosi premi d’arte contemporanea come Exibart Prize, nel 2025 e 2026; Premio Combat e Premio Luigi Candiani, nel 2025. Invece, nel 2024, arriva tra i finalisti di Arteam Cup 9 e ottiene anche la selezione con merito del Premio Mestre Pittura 2024 e 2025. Exibart Prize n°4 la inserisce nella pubblicazione, Studio Visit, edita per la Biennale di Venezia del 2024.
Ha preso parte anche a diversi progetti di residenza artistica: al Container Door Art Festival, in Messico; nel 2022 la Residenza Situ Festival, a Ragusa, e il progetto residenziale internazionale DOM & Extrartis, Barcellona-Sorrento.Risulta vincitrice di numerosi concorsi letterari e, nel 2021, pubblica la sua prima silloge poetica, Il profumo del Giglio. Viene inserita nell’antologia Poeti italiani del nostro tempo dal Premio Danilo Masini.

 

Elisa Zadi, Particolare di Alta quota o Dafne, 2026, olio da pigmento e pastello su tessuto

 

Il suo centro di gravità permanente è il bosco dove intende ricostruire il suo legame con il silenzio, con le foglie, i rami, la Natura tutta, lumache comprese. Lì riesce a percepire l’essenziale e una migliore e più lenta qualità di vita nella sua casa-studio. Dal bosco, la sua pittura viene fuori stratificata su gamme cromatiche di blu, che non è solo un colore. È una apparizione quasi, una sospensione del reale, un velo ancestrale che svela lentamente l’immagine.
Alla stessa maniera, Elisa Zadi si rivela e si racconta in questa intervista, non perdendo mai di vista il suo bio-ritmo con la Natura, ricordando che la Pittura deve emozionare e restituire parte del mistero di cui è composta l’esistenza.
Davanti all’accelerazione esponenziale del nostro tempo, lei intende ritrovare la lentezza per ricostruire il delicato rapporto fra microcosmo e macrocosmo.

Allora, che arrivi presto la stagione autunnale con le parole pacate e il messaggio animico di un’altra “artista lumaca” come Elisa Zadi.

Nilla Zaira D’Urso: Hai mai incontrato una lumaca?
Elisa Zadi: Sì, spesso. Da quando vivo in prossimità del bosco ho un giardino ombroso e questo è molto frequentato da chiocciole e lumache.

Cosa sai di questo mollusco che si chiama “chiocciola” se ha con sé la sezione aurea?
Amano l’ombra e l’acqua e il loro guscio mostra perfettamente le regole naturali di bellezza e proporzione.

Se tu fossi una chiocciola avresti un guscio. Per tanto, ti chiedo cosa porteresti sempre con te?
L’essenziale per la mia sopravvivenza: ricordi, pigmenti e colori, musica e poesia.

Ma se il sistema dell’arte contemporanea avesse un guscio e fosse una grande chiocciola: cosa non dovrebbe mai dimenticare?
Non dovrebbe mai dimenticare l’Armonia. La tendenza della Natura è quella di partecipare a un’evoluzione intesa come sopravvivenza e bellezza e, concettualmente, l’Arte dovrebbe aderire a questo flusso fatto di autenticità e onestà nei confronti della vita. Quello che importa va oltre il senso estetico della ricerca: partecipa a una memoria creativa-collettiva che va intesa come moto continuo di un tempo circolare, una sorta di continuum, un’evoluzione esistenziale che ci interconnette. «Niente si crea e niente si distrugge». Questa è, per me, l’Armonia: fra vita, creazione e creato, dove tutto è collegato fra microcosmo e macrocosmo e dove tutto tende a quella forza energetica fortissima che è poi la vita stessa!
Tutto questo lo intuiamo se osserviamo le piccole cose, che poi sono grandi cose, proprio come una chiocciola in un giardino!

Invece, qual è il tuo rapporto con la lentezza?
Bellissimo, sarebbe il mio ritmo perfetto! I tempi dettati dalla quotidianità sociale non mi appartengono molto: hanno un’accelerazione per me innaturale e faticosa che, a lungo andare, mi induce stress e confusione. Soprattutto, mi allontanano dalla mia interiorità e generano in me un senso di estraniamento.
Questo è anche uno dei motivi per cui ho da tempo lasciato la città per trasferirmi in prossimità di un bosco, dove ho casa-studio e dove il silenzio e i bioritmi della natura mi suggeriscono una modalità diversa, sicuramente più lenta, ma nella quale mi sento più a mio agio, oltre che più lucida e produttiva.

Con la metafora della bava della lumaca che lascia una scia, passando, cosa pensi del fatto che non tutte le opere di questo secolo stiano lasciando un segno?
Credo che sia meglio così. Se un esempio non può essere un buon esempio, è meglio che venga dimenticato. E se l’arte è da sempre lo specchio della società in cui viviamo, questo fa appunto molto riflettere sulla nostra contemporaneità. Abbiamo vissuto e stiamo vivendo in un periodo distruttivo, in una scia venefica che ha quasi annientato ogni cosa… Adesso ho solo la speranza che non si possa far altro che ricostruire.

A questo punto, elenca quali opere hanno lasciato, negli ultimi trent’anni, un loro segno e quale opera/e hai visto recentemente.
Ci sono diversi artisti che hanno lasciato un segno importante in me a seconda delle fasi della mia vita. Il tempo o il periodo in cui le opere sono state realizzate non lo sento particolarmente determinante rispetto al loro significato.
Così, penso soprattutto alle opere di Cimabue, Piero della Francesca e Pontormo, ancora collocate nelle Chiese che mi emozionano ogni volta.
Ma una importante rivelazione è stata quella di vedere le opere di Van Gogh e Monet dal vero. Ecco difronte a queste ho proprio pianto. Si è rotto qualcosa dentro, inaspettatamente! Emozioni forti che erano veicolate prima di tutto dal colore e poi dalla materia pittorica.Mi sono resa conto di quanto il potere delle immagini fosse ancestralmente insito nella decodificazione dell’uomo, e che queste opere rispondessero a delle leggi antiche, che portavano con sé la forza dei dipinti nelle Grotte di Lascaux e la bellezza della semplicità sacra del quotidiano. La visione di questi capolavori mi ha fatto fare un viaggio infinito nel tempo e nella storia dell’uomo, opere immense che mi hanno fortemente segnata.È stata una lezione importantissima in cui ho capito che la pittura deve prima di tutto muovere delle emozioni profonde, arrivare a toccare, essere sentita, smuovere cose più grandi della nostra comprensione e che hanno spesso a che fare con il mistero, gli archetipi e il sacro. Ecco solo dopo tutto questo l’opera può essere capita, anche razionalmente. Prima sentita, poi capita. Allo stesso modo funziona l’amore e tutto mi torna.

In conclusione, se ci fosse una “lumaca” parlante, cosa le faresti dire?
Ma cosa vai cercando? Tutto quello che ti serve è già dentro il tuo guscio!