
Un giudice colombiano ha ordinato al Museo Nazionale di Colombia di proteggere decine di opere ritirate in seguito a una controversa decisione del governo del presidente conservatore Abelardo de la Espriella
Dopo la controversa decisione del governo del Presidente conservatore Abelardo de la Espriella, che ha deciso di ritirare oltre 30 opere dalle pareti del Museo Nazionale Colombiano, la comunità culturale è insorta. Ma ora il verdetto di un giudice potrebbe riportare “ordine” in una situazione piuttosto tesa: si tratta di una misura provvisoria disposta da César Osorio Ortiz, responsabile di un tribunale di Bogotà. Il giudice ha ordinato di preservare tutte le opere rimosse dalle esposizioni e di custodirle in condizioni idonee di conservazione, astenendosi dal distruggerle, modificarle o trasferirle fuori dal museo, oltre a inviargli un rapporto dettagliato sulle opere e sul loro stato.
Lo smontaggio delle opere, avvenuto lo scorso 15 ottobre, ha coinciso con le dichiarazioni di De la Espriella su una “controrivoluzione” culturale volta a impedire che gli spazi culturali “siano catturati dal socialcomunismo ateo e nemico dei valori fondamentali“. Tra le oltre 30 opere ritirate c’erano manifesti dei candidati presidenziali assassinati Carlos Pizarro Leongómez e Bernardo Jaramillo Ossa, documenti sui movimenti femministi e sulle organizzazioni LGBT+, la Costituzione del 1991 e l’Accordo di Pace del 2016. Man forte era arrivata anche dalla Ministra della Cultura, Paola Holguín, affermando che il Museo Nazionale non può prestarsi all'”apologia del crimine o alla rivittimizzazione”.
Alle proteste si è aggiunto anche l’ex presidente Juan Manuel Santos ha scritto su X che “la storia e la memoria di un Paese non si cancellano. Al contrario, si proteggono e si usano per unirci come nazione, non per dividerci“. E ancora: sei musei d’arte moderna del Paese e il Comitato Colombiano del Consiglio Internazionale dei Musei (ICOM Colombia) hanno contestato le decisioni e chiesto garanzie per l’autonomia dei musei. “Nessun governo dovrebbe decidere cosa possiamo vedere della nostra storia secondo le proprie affinità politiche, né imporre una versione che sopprima le altre“, hanno dichiarato i musei. ICOM Colombia ha avvertito su possibili violazioni del proprio Codice Etico, ritenendo che la situazione costituisca un inadempimento del punto G.4, relativo all’obbligo di proteggere l’integrità e l’autonomia dei musei. La Rete Latinoamericana di Storia Pubblica ha chiesto spiegazioni sulle procedure utilizzate e sulla destinazione degli oggetti in un manifesto intitolato “La memoria non si smonta, la storia non si censura”, firmato da centinaia di antropologi, storici e artisti. Intanto, un gruppo di parlamentari promuoveva in Congresso una richiesta per convocare la ministra Holguín a un rendiconto per il ritiro delle opere. Aggiornamenti in corso.




