
Un gruppo di incappucciati irrompe alla Rosso20sette di Roma e devasta la mostra della street artist. Indaga la Digos, danni stimati oltre 40mila euro. Laika denuncia un attacco alla libertà d’espressione
La democrazia crolla, almeno nel titolo della mostra. Nella realtà, qualcuno ha deciso di darle una spinta. Nel tardo pomeriggio del 27 ottobre, intorno alle 18, un gruppo di uomini incappucciati ha fatto irruzione nella galleria Rosso20sette, in via del Sudario 39, nel centro di Roma, aggredendo il gallerista Stefano Ferraro e imbrattando con vernice spray nera le opere di Laika. Un’azione rapida, violenta e apparentemente mirata, che ha trasformato l’esposizione The Collapse of Democracy – States of Injustice, Chapter 2 nella rappresentazione involontaria del proprio titolo.
Secondo le prime ricostruzioni, gli aggressori, vestiti di nero e con il volto coperto, hanno sorpreso Ferraro mentre si trovava da solo all’interno dello spazio espositivo. Lo hanno bloccato, intimandogli di non muoversi e minacciando di picchiarlo. Il gallerista ha successivamente riferito di aver ricevuto minacce di morte. Poi il gruppo si è diretto verso le opere, ricoprendole di vernice nera. Nessuna rivendicazione, nessuna sigla, almeno secondo le informazioni finora disponibili. Soltanto un intervento distruttivo condotto con una determinazione che difficilmente lascia pensare a un gesto estemporaneo.

Le prime notizie hanno indicato tre aggressori, mentre successive ricostruzioni investigative parlano di quattro persone. Anche il numero dei lavori danneggiati presenta discrepanze: alcune fonti riferiscono di 15 opere, altre di 23. La portata dell’azione appare comunque considerevole. Una prima valutazione economica, riportata dalla stampa, supera i 40mila euro, anche perché alcuni lavori sarebbero già stati venduti. La galleria potrebbe essere costretta a sospendere l’esposizione.
Sul posto sono intervenuti gli agenti della Polizia di Stato. Le indagini, affidate anche alla Digos e alla Scientifica, si concentrano sulle immagini dei sistemi di videosorveglianza presenti nella strada. La galleria non dispone infatti di telecamere interne. Secondo quanto emerso, un testimone avrebbe assistito a parte della scena dall’esterno. Gli investigatori stanno cercando di ricostruire i movimenti degli aggressori prima e dopo l’irruzione, senza escludere che abbiano indossato i passamontagna soltanto in prossimità dell’ingresso.

La mostra, inaugurata il 10 ottobre e inizialmente prevista fino al 14 novembre, raccoglie tele, lavori su carta e installazioni nati dal secondo viaggio di Laika negli Stati Uniti. Un percorso dichiaratamente politico, nel quale l’artista affronta le contraddizioni della società americana attraverso un linguaggio figurativo immediato, satirico e provocatorio.
Tra i soggetti esposti figurano Donald Trump, rappresentato nudo in The King is Naked, una Tesla in fiamme in Burn, Tesla, Burn, Patti Smith associata alla scritta Free Palestine, oltre ai ritratti di Rosa Parks e Martin Luther King. Immagini che attraversano questioni come il razzismo, le disuguaglianze, i diritti civili e il conflitto israelo-palestinese. Non un repertorio concepito per suscitare un consenso universale, ma un progetto che rivendica esplicitamente la propria posizione.
Ed è proprio questa caratteristica a rendere particolarmente inquietante l’accaduto. Un’opera politicamente schierata può essere contestata, discussa, criticata nella sua efficacia estetica e persino rifiutata nei contenuti. La distruzione materiale, invece, non costituisce una forma estrema di critica: ne rappresenta la negazione. Sostituisce al confronto un atto di forza, all’argomentazione una superficie annerita.

Laika ha reagito pubblicamente attraverso un video diffuso sui social, definendo l’accaduto un’aggressione di matrice squadrista e un tentativo di censura rivolto non soltanto alla sua produzione, ma a chiunque utilizzi l’arte per denunciare guerre, discriminazioni e ingiustizie. L’artista ha ribadito di non volersi lasciare intimidire, collocando l’episodio in un clima di crescente ostilità verso le espressioni di dissenso.
Si tratta di una lettura politica precisa, che appartiene alla posizione dell’autrice. Saranno tuttavia le indagini a stabilire l’identità degli aggressori e l’eventuale matrice ideologica dell’azione. La violenza è documentata; le responsabilità individuali e le motivazioni devono ancora essere accertate.
Non è la prima volta che il lavoro di Laika incontra reazioni ostili. Il 12 ottobre, appena due settimane prima dell’assalto, il manifesto Gli Intoccabili, comparso nei pressi del Ghetto ebraico di Roma e raffigurante Benjamin Netanyahu accanto a un soldato israeliano, era stato strappato da sconosciuti. Altri interventi dell’artista erano stati danneggiati o rimossi nel corso del 2025, mentre le minacce attraverso i social avevano già accompagnato alcune sue iniziative pubbliche. L’episodio della Rosso20sette segna però un salto di gravità: questa volta la violenza ha raggiunto uno spazio espositivo e, soprattutto, una persona.





