30 Ottobre 2026 10:37

Da Torino: generare pensieri. Tre sedi per ricordare Marisa Merz

Marisa Merz, GAM, installation view, photo Perottino, courtesy GAM Torino

A cento anni dalla nascita, il Castello di Rivoli, la Fondazione Merz e la GAM di Torino si uniscono per celebrare il genio di Marisa Merz

La mostra celebra una importante ricorrenza, il centenario dalla nascita di Marisa Merz, nata Maria Luisa Truccato, artista scomparsa nel luglio del 2019, protagonista indiscussa, unica donna del movimento dell’Arte Povera, figura unica nella sperimentazione dell’arte contemporanea italiana, moglie amata di Mario Merz, altro genio raro con il quale condivide poetica e pratica artistica, oltre che una figlia, Beatrice, fra i curatori della retrospettiva.

Il titolo Marisa Merz – La danza delle ore, racconta, su tre sedi diverse, la Fondazione Merz, la Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino e il Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, grazie al patrocinio del Ministero della Cultura e al sostegno della Fondazione CRT, la metamorfosi nella quale gesti, azioni, ritorni sono accostati a oggetti e pensieri che assumono forme nuove e significati diversi. La capacità della Merz sta proprio nel generare pensieri e immagini a partire da un profondo processo di rielaborazione e mutazione della materia che costituisce gli oggetti che ha a disposizione.

 

Marisa Merz, Fondazione Merz, installation view, photo Perottino, courtesy Fondazione Merz
L’artista ancestrale

Il lavoro di questa donna volitiva e artista originale non è facile da inquadrare né da raccontare, perché costituisce un territorio pressoché sconfinato, dai limiti labili. Marisa amava parlare poco dei suoi lavori, fragili, discreti e a volte enigmatici, tanto meno di se stessa. Molto spesso rifiuta etichette rigide e le sue opere spesso sono lasciate senza titolo, parte di un processo creativo fluido in continua evoluzione.

Il sodalizio artistico e personale con Mario Merz, uno dei grandi maestri dell’arte italiana del Novecento, l’aiutò nella comprensione e nella complicità artistica, le rese possibili, per oltre cinquant’anni, di unire vita quotidiana alla ricerca creativa, in una relazione strettissima e di continuo scambio intellettuale, condividendo anche lavori a quattro mani e celebri esposizioni congiunte.

In un certo modo, però, lui condizionò in parte le sue scelte e le rese più difficile un’affermazione personale, individuale, artistica; dal marito, la Merz si distingue per una minor ossessione per le ripetizioni geometriche e per una ricerca più intima, poetica, incentrata sulla materia e sul segno. In una prima fase Marisa predilige installazioni dalle grandi dimensioni fino agli anni Ottanta, quando si dedica alle piccole sculture e opere su carta a matita o pastello, eseguite con tecnica mista.

L’artista utilizza tecniche ancestrali antiche legate al quel mondo femminile che tanto amava e del quale si sentiva sacerdotessa ispirata, ad esempio, l’uso della filatura, della maglia che però combina con materiali tecnologici ed inusuali, legati ai processi industriali del suo tempo. Una caratteristica è l’utilizzo di materiali conduttori facili da lavorare, molto malleabili come i fili di rame e il lamierino di alluminio.

 

Marisa Merz, Fondazione Merz, installation view, photo Perottino, courtesy Fondazione Merz
La Fondazione Merz e la metamorfosi degli oggetti

Alla Fondazione Merz, in via Limone a Torino, si presenta il processo di creazione, ricerca e sperimentazione, attraverso la modalità del fare e gli equilibri che compongono oggetti e materiali, esplorati in tutte le loro possibilità. Le opere selezionate in mostra, quindi, riflettono “l’idea di processo e trasformazione”, una necessità, un significato nascosto che l’artista scova nella sua ricerca nell’oggetto fino alla sua essenza.

È la metamorfosi delle forme che cambiano pelle, si sovrappongono, tramutano per diventar altro e dare una nuova lettura al mondo. L’azione dell’artista è continua, alcuni materiali come il rame interessano particolarmente tale processo creativo poiché favoriscono con la trasformazione e il movimento. Ogni azione è una rivelazione un viaggio introspettivo all’interno dello spazio fisico e di quello interiore.

L’allestimento è particolarmente arioso e ideale per descrivere un luogo di sperimentazione nel quale mettere in contatto opere e pensieri della Merz. Qui la cultura colta e quella popolare si incontrano e si danno forza l’una con l’altra. Le opere sono spesso sorprendenti, originali, ripensate per descrivere una lingua nuova, hanno un carattere poetico, intimo legato ad una manualità domestica, privata.

Per scelta dei curatori, in continuità con la mostra GAZA. Il futuro ha un cuore antico, progetto realizzato dalla Fondazione in collaborazione con il Museo Egizio di Torino e il MAH- Musée d’art et d’histoire di Ginevra, l’allestimento ha inglobato la narrazione della Merz con quella dei reperti che parlano di fragilità della bellezza e della storia rispetto alle violenze delle guerre di ogni epoca e della violenza contro i popoli.

 

Marisa-Merz, GAM, installation view, photo Perottino, courtesy GAM Torino
Alla GAM la casa-studio

Alla GAM il progetto si sviluppa su un tema centrale per l’artista: la casa. Al centro del suo universo creativo, origine della sua pratica artistica, il luogo domestico nel quale sviluppare idee, conversazioni, dal quale raccogliere la linfa vitale dell’affettività, delle radici più profonde della sua anima. Lo spazio si dipinge di concretezza, di esperienza e diviene un laboratorio nel quale svolgere pratiche quotidiane, raccogliere materiale e dargli nuove opportunità attraverso la creazione di nuove opere.

Materiali come il rame, la cera, la stoffa, l’argilla, trasformano i pensieri in oggetti concreti e gli oggetti in nuovi e rinnovati manufatti che portano l’impronta personale della Merz. Le sale al primo piano riuniscono e mettono a confronto opere storiche con i lavori più recenti, fra questi un nucleo di inediti mai esposti finora, che giungono direttamente dall’abitazione della scultrice torinese. Opere che hanno forti tratti distintivi: forme essenziali, centralità del gesto, continuità con le esperienze quotidiane.

Gesto, materia, movimento

Creazione ed esperienza sono due passaggi fondamentali che non prevaricano mai l’una sull’altra ma si compenetrano in un linguaggio riconoscibile. In mostra, monumentale e lucente in lamierino d’alluminio cucito, Living Sculpture (1966), opera restaurata dal Centro Conservazione e Restauro di Venaria per l’occasione e parte della collezione permanente del museo. Fra le sue prime sculture esposte nel 1967 nella Galleria Gian Enzo Sperone, questa composizione in laminato tagliato a strisce e assemblato con cuciture e punti metallici con forme tubolari che scendono dal soffitto senza un ordine preciso, si muovono al passaggio dei visitatori spostate dai più impercettibili spostamenti d’aria.

Leggera e vibrante nello spazio, la scultura rappresenta forme organiche prese dalla natura, dal mondo animale e vegetale, si ripete all’infinito con un gioco di riflessi di luci e ombre che cadono sulla superficie cambiandone l’architettura. Gesto, materia, movimento, questa l’essenza della produzione esposta in GAM.

 

Marisa Merz. La danza delle ore, Castello di Rivoli, installation view, photo Sebastiano Pellion di Persano, courtesy Castello di Rivoli
Il Castello di Rivoli e il tema degli angeli

Al Castello di Rivoli, suggestive architetture, dalle volte altissime in stile gotico, accolgono oltre sessanta opere che costituiscono la dimensione spirituale e metafisica di Marisa, ricostruendo in uno spazio fisico l’universo di immagini ed apparizioni della sua pratica artistica. La sua ricerca è in continuo mutamento, sospesa, indecifrabile come i ritratti evanescenti delle sue Madonne o le visioni dei suoi angeli, creature che ricorrono nel loro aspetto ultraterreno.

Gli angeli ricordano le icone bizantine dalle cromie dorate, ieratiche epifanie dipinte in visione frontale con pennellate di colore oro, rosso e blu. Le dimensioni variano, a volte le teste vengono plasmate in argilla o ceramica e le ali si spiegano lungo ampie superfici, gli occhi sembrano truccati come le dive del cinema muto, altro elemento che si lega ai misteri e alle industrie di Torino.

In occasione della mostra l’Angelo d’oro della Merz è posto a confronto con l’Angelo annunciante, Redentore, Vergine annunciata di Agnolo Gaddi (1387-88), in prestito dalla Collezione Cerruti, la cui Fondazione mette in opera con il progetto Interferenze uno scambio di prestiti per celebrare l’artista.

Abitare l’ambiente

Preziosa e unica la ricostruzione dell’ambiente E il naufragar m’è dolce in questo mare, progetto espositivo che Marisa Merz presentò nel 1980 alla galleria torinese Tucci Russo e portò a Venezia, nello stesso anno, in occasione della Biennale d’Arte. Un’installazione spaziale, fulcro del percorso, che idealmente ricongiunge temi, strumenti della sua poetica e il legame con Mario, rappresentato con un’opera su carta aggiunta appositamente in continuità con la capacità di creare e “abitare” l’ambiente.

Dieci artiste contemporanee (Leonor Antunes, Micol Assael, Beatrice Bonino, Miriam Cahn, Tacita Dean, Thea Djordjadze, Lara Favaretto, Daiga Grantina, Armineh Negahdari e Solange Pessoa) sono state invitate a misurarsi con l’arte sperimentale di Marisa Merz e questo ideale dialogo fa emergere affinità di processo, metodo e ricerca in un’ideale continuità dell’arte al femminile nella sua poetica più profonda e sensibile.

 

Marisa Merz. La danza delle ore, GAM, installation view, photo Perottino, courtesy GAM Torino
Lo sguardo di Tacita Dean e i curatori

Un intervento dell’artista visiva Tacita Dean, chiamata ad entrare nella casa-studio di Marisa e realizzare un film (al Castello di Rivoli) e una serie fotografica esposta (GAM e Fondazione Merz, dove le fotografie si affiancano a due testine poste l’una accanto all’altra, già in una sua esposizione del 2005) concentrandosi su luce, memoria e capacità di generare pensiero.

Tre sedi, tre luoghi, un’unica anima e tanti curatori, voci attente che hanno saputo crea un percorso articolato e ben costruito, fatto di passione e studio attento che si avvale della conoscenza diretta con l’artista e della curatela della figlia Beatrice, da non perdere per l’eccezionalità e la completezza delle opere riunite nella sua città d’elezione. Marisa è la ragazza con i capelli scapigliati, dalle scarpette di fil di rame, seduta di spalle con lo sguardo verso una finestra aperta, che guarda all’infinito, in un’immagine che la consegna alla storia grazie ad una foto del 1975 di Claudio Abate.

 

Fondazione Merz – a cura di Francesco Manacorda e Marianna Vecellio
Via Limone 24 – Torino
www.fondazionemerz.org
ORARI DI APERTURA: da martedì a domenica, dalle ore 11.00 alle ore 19.00; Lunedì chiuso

GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea – a cura di Chiara Bertola e Chiara Parisi
Via Magenta 31 – Torino
www.gamtorino.it
ORARI DI APERTURA: da martedì a domenica, dalle ore 10.00 alle ore 18.00; Lunedì chiuso

Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea – a cura di Beatrice Merz e Sebastién Delot
Piazza Mafalda di Savoia – Rivoli (Torino)
www.castellodirivoli.org
ORARI DI APERTURA: da mercoledì a venerdì, dalle ore 10.00 alle ore 17.00
Sabato, domenica e festivi, dalle ore 11.00 alle ore 18.00