31 Ottobre 2026 12:43

Il cielo è sempre più blu? Rino Gaetano, l’arte e i giovani di oggi

Rino Gaetano

In occasione dell’anniversario della nascita di Rino Gaetano, scopriamo la straordinaria attualità di un artista che ha saputo raccontare il nostro Paese, anticipando le risposte emotive delle nuove generazioni.

Rino Gaetano è stato forse l’artista più punk e anticonformista della musica italiana. Naturalmente il giudizio, postumo, si presta alla narrativa prodotta sulla sua storia e non tiene conto dei giudizi poco lusinghieri che lo caratterizzavano da vivo e lo dipingevano come il classico cantautore un po’ “Clown” che si esprimeva attraverso il nonsense.
La statura di questo Artista straordinario si è iniziata a percepire man mano che dalla morte la sua figura è diventata più distante, si è iniziato a capire che il suo sorriso graffiante non era fine a se stesso, ma raccontava quel presente molto meglio di esimi antropologi o di abitudinari delle tribune politiche, così in voga allora. Nelle sue canzoni c’era persino qualche sprazzo di futuro, spesso amaro ma sempre vero, così com’era vera la sua arte.
Oggi che il rinverdire delle giovani generazioni pulsa sotto la corteccia di una società invecchiata e che non riesce a controbattere ai problemi di sempre, per via di una ormai cronica mancanza di riflessi, quelle canzoni assumono un significato ancora più vero. Quel modo dell’artista (ma anche dell’uomo) Rino Gaetano di affrontare il precariato, la crisi sociale e l’ansia del futuro, con un meccanismo di difesa naif è lo stesso di almeno un paio delle attuali generazioni che saranno il futuro. Parlo della Generazione Z e di una lunga coda di quei Millennials che sentono il contagio dei più giovani, e proprio come Rino Gaetano solidarizzano con le classi sociali che, ora come allora, scendono in piazza.

Rino Gaetano, ph. Donatella Rimodi

Canzoni come Nuntereggae più o Mio fratello è figlio unico, descrivono ancora perfettamente un’Italia immobile, fatta di salotti televisivi e marginalità. Gli elenchi “assurdi” di Rino Gaetano, come in Beckett o Ionesco, erano e sono ancora oggi molto meno privi di senso di quanto si possa credere, perché come dicevamo descrivono con un’altra lingua, né più né meno, che la realtà.
I ragazzi di oggi sono inoltre bombardati di stimoli e contraddizioni, e se allora l’artista Rino Gaetano dava ai suoi coetanei una chiave assolutamente originale per provare a capire il loro presente, oggi le sue parole stimolano quel sano spirito di emancipazione e rifiuto della standardizzazione, moti interiori che negli anni ’70 erano forse persino in eccesso e che fino a pochi anni fa apparivano persi. Anche in questo l’arte di Rino Gaetano appare attuale e soprattutto necessaria.
Chiaramente il “figlio unico” che raccontava Rino Gaetano era l’emarginato, visto non come archetipo ma, grazie al coraggio artistico del cantautore crotonese, era descritto spesso con tanto di nomi e cognomi. Oggi, quella solitudine che annientava i lavoratori, gli artisti, e gli ultimi della classe (magari recalcitranti all’avvento di quel capitalismo che si intravedeva all’orizzonte), si è di fatto resa ancora più personale. Non si ragiona più per categorie, ma l’iperconnessione ha creato dei giovani schiacciati dall’ansia e dalla paura di non trovare se stessi, ma quasi sempre più soli.
Ci sono però canzoni che dimostrano nettamente che non era, e non è, solo il racconto del problema il compito dell’artista, ma qualcosa di più importante, cioè sfidare anche i modelli di censura. Rino Gaetano è stato censurato artisticamente, perché spesso oltre a far vedere chi fossero gli ultimi, cantava i nomi del potere corrotto. E gli attuali giovani, forse non imbracceranno più l’ukulele, ma attraverso l’ironia dei Meme denunciano quelle ingiustizie con lo stesso spirito ironico e rivendicando il sacrosanto diritto (comune agli artisti che vogliono definirsi tali), di essere diversi e fuori dal coro.
In fondo questi non sono altro che simboli di speranza, e l’arte in prima battuta deve servire proprio a questo. Rino Gaetano oggi avrebbe 76 anni e sicuramente, nonostante tutti i soprusi e le ingiustizie, così come aveva fatto nel suo ultimo album, oggi avrebbe cantato ancora:

“Ma io con la mia guerra voglio andare sempre avanti
E costi quel che costi, la vincerò non ci son santi”

Oggi le nuove generazioni hanno mantenuto intatto il filo che Rino aveva srotolato per loro, e come lui pacificamente e con tanta speranza, stanno proseguendo una nuova rivoluzione culturale. Impegnati e quasi sorpresi a guardare di nuovo in alto, verso un cielo che sembra sempre più blu.