
Nel contesto di una mostra di grande pregnanza concettuale comeThe Quantum Effect, stona ritrovare alle OGR il grande “gioco” di Kusama
“Attraverso luce, riflessi e ripetizioni, Kusama traduce così una riflessione sull’infinito, sull’identità e sulla natura della realtà in un’esperienza sensoriale diretta. Nella quale ciò che appare familiare si apre a nuove possibilità di percezione”. Viene presentata con queste parole, l’Infinity Mirrored Room di Yayoi Kusama, che “arricchisce” la mostra The Quantum Effect, alle OGR di Torino. Sottotitolo: The Eternally Infinite Light of the Universe Illuminating the Quest for Truth. Arricchisce, fra virgolette: perché francamente non se ne può più dell’inflazione che si riscontra di questo progetto della grande artista giapponese. Ormai offerto ovunque, alla stregua di un gioco da luna park.
Un’operazione certamente virtuosa, se si guarda al tam tam mediatico e al conseguente – certo – successo in termini di botteghino a di biglietti staccati. Molto meno se si pensa all’identità di un’artista che nella lunga carriera ha prodotto opere di grande forza e apertura, continuamente però “ridotta” dalla riproposizione, spesso decontestualizzata, di questo grande gioco di specchi e di colori. E colpisce che le OGR si pieghino a queste esigenze pragmatiche, proprio mentre propongono una mostra di grande pregnanza concettuale come questa focalizzata su “l’impatto della teoria quantistica sulla cultura visiva, dal cinema alla cultura pop fino all’arte contemporanea”…





