
In una Parigi messa a ferro e fuoco dai disordini, si aggiunge anche l’associazione delle gallerie francesi che accusa Art Basel Paris di «mancato rispetto, persino disprezzo» dopo la decisione di chiudere in anticipo l’edizione 2026 della fiera, la scorsa settimana
La chiusura anticipata di due giorni della scorsa settimana, per contrastare l’ipotesi di disordini e rispettivi danni a opere pubbliche o, l’ingresso di manifestanti non autorizzati al Grand Palais, era stata decisa dalla fiera «a seguito di discussioni con le gallerie e le autorità competenti, inclusa la Prefettura di Polizia di Parigi», ma una lettera condivisa con Monopol suggerisce che le gallerie francesi la vedano diversamente. Il destinatario è infatti Karim Crippa, nuovo direttore di Art Basel Paris, in cui il Comité Professionnel des Galeries d’Art (CPGA) – i cui membri costituiscono oltre un quarto degli espositori della fiera – scrive di non essere stato «in nessun momento consultato» prima della chiusura. Il presidente del CPGA Philippe Charpentier, co-fondatore della galleria Mor Charpentier (Parigi e Bogotá), e 14 membri del consiglio scrivono che molti associati hanno sottolineato come il CPGA abbia sostenuto l’arrivo di Art Basel a Parigi, appoggiato il rebranding della fiera nel 2024 e contribuito a difendere il quadro fiscale favorevole di cui beneficia il mercato dell’arte. L’associazione afferma che quella partnership deve fondarsi su rispetto reciproco e dialogo. E se l’associazione dichiara di aver accettato la chiusura anticipata del sabato come questione di prudenza, la domenica, si afferma, è stata una valutazione la cui necessità non era fondata: quel giorno, sottolinea la lettera, altre sette fiere a Parigi erano aperte, così come la mostra “Cézanne et nous” all’interno dello stesso Grand Palais.
Se la lettera attribuisce allo Stato il fallimento della sicurezza senza precedenti nelle manifestazioni del 17 ottobre, sostiene però che la decisione di chiudere la fiera è stata presa da Art Basel Paris, e da Art Basel Paris soltanto. Le perdite operative degli espositori, dunque, richiedono un equo risarcimento che deve ricadere in primo luogo sulla fiera.
La lettera inoltre confuta l’argomento, riportato dal New York Times il 22 ottobre, secondo cui i collezionisti avrebbero lasciato Parigi già sabato: «Se questo argomento può valere per alcune gallerie multinazionali, che chiudono la maggior parte delle vendite nei primi giorni – scrive il CPGA – non vale certo per le gallerie medie ed emergenti, che «costituiscono la grande maggioranza degli espositori e dello spazio venduto, e per le quali il fine settimana è decisivo sia per gli ingressi sia per il fatturato».
Ma ecco qualche numero: Victor Gisler della zurighese Mai 36 stima i giorni di pubblico al «15-25% del fatturato totale parigino». Emanuel Layr della galleria viennese Layr calcola che un programma affermato faccia il 10% degli affari in fiera nel fine settimana, mentre «le gallerie giovani ed emergenti arrivano al 40 o 30%». Insomma, se le megagallerie avevano già fatto i loro affari nei primi due giorni, ora il CPGA si aspetta che Art Basel presenti «proposte concrete per risarcire gli espositori» in una riunione straordinaria del comitato di collegamento con Grand Palais Rmn. Christopher Miles, direttore generale per la creazione artistica del Ministero della Cultura francese, si è impegnato a convocare la riunione. Il comitato rivendica inoltre il proprio contributo all’ascesa di Parigi come centro artistico: «Più in generale, sottolineiamo che il CPGA, la più grande associazione di gallerie d’Europa con oltre 310 membri, ha sostenuto la rinascita di Parigi come centro artistico e del mercato francese per circa dieci anni. Ciò ha incluso la difesa di un quadro fiscale favorevole al mercato dell’arte: l’introduzione dell’aliquota IVA ridotta, il mantenimento delle opere fuori dal campo di applicazione della tassa sulle società di partecipazione e fuori dalla proposta di tassa sui grandi patrimoni. Nulla di tutto ciò sarebbe stato possibile senza il rapporto di fiducia che il Comitato ha costruito con ogni attore dell’ecosistema. Art Basel Paris è stato uno dei suoi principali beneficiari».
Un portavoce di Art Basel ha dichiarato ad Artnet: «Sebbene non possiamo ancora commentare misure finanziarie o contrattuali specifiche, siamo in contatto diretto con le nostre gallerie e affronteremo queste questioni con loro il prima possibile», mentre Crippa ha risposto al CPGA che la chiusura ha colpito le gallerie in modi diversi, promettendo un aggiornamento concreto nei prossimi giorni.







