01 Novembre 2026 11:03

L’arte italiana? Non ci interessa. 5 artisti (e 5 critici) stranieri per il Castello di Rivoli

Hu Yun, one day (un giorno), 2026, Pinza in ottone, colore, carta,16 x 17 x 3 cm, 5 tavoli in alluminio, galleria A+ Works of Art, Kuala Lumpur, foto Perottino-Piva-Castellano-Bergadano_Artissima
Hu Yun, one day (un giorno), 2026, Pinza in ottone, colore, carta,16 x 17 x 3 cm, 5 tavoli in alluminio, galleria A+ Works of Art, Kuala Lumpur, foto Perottino-Piva-Castellano-Bergadano_Artissima
Nessun artista italiano fra i cinque selezionati dal comitato scientifico internazionale ad Artissima per il Castello di Rivoli

“Investire su Artissima significa per noi credere nella capacità di Torino di essere un punto di riferimento internazionale per la ricerca artistica contemporanea”. Parole di Patrizia Sandretto Re Rebaudengo, presidente della Fondazione Arte CRT, nelle more della comunicazione delle acquisizioni per 300.000 euro destinate a favore della GAM e del Castello di Rivoli di Torino. Parole che corrispondono a dire: l’arte e gli artisti italiani non ci interessano, non li riteniamo degni di “riferimento internazionale”. Risultato: in quella che resta una delle fiera d’arte più importanti del paese, il Comitato Scientifico composto da 5 critici stranieri, ha scelto e acquisito per Rivoli opere d’arte di 5 artisti stranieri.

Inutile sottolineare che qui non facciamo giudizi di merito: sicuramente si tratta di importanti artisti, e di opere di assoluto valore. Scelte da critici di altissimo livello, direttori e curatori di musei di primissimo piano internazionale. Ma la questione di metodo la facciamo, eccome! Con che coraggio, periodicamente, continuiamo a domandarci perché gli artisti italiani stentano tanto a mettersi in evidenza oltre i confini, se poi uno dei più prestigiosi – e dei più ricchi – musei italiani è il primo a ignorarli sistematicamente?

Stoppiamo subito una possibile replica: eh ma il museo che c’entra? Le scelte le fa il comitato. No, grazie, se è vero che i comunicati puntualizzano che il medesimo “ha lavorato in stretta sinergia con i Direttori e i Capi curatori del Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea e della GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino, condividendo un percorso di valutazione orientato alla qualità della ricerca artistica e alla valorizzazione delle collezioni pubbliche”.

Esterofilia o provincialismo?

Perché? Possibile che al Castello di Rivoli non si veda neanche un solo – uno solo! – artista italiano meritevole di un piccolo sostegno? Magari, possibilmente, un giovane artista? No, niente, vince una esterofilia che spesso appare decisamente acritica. O un provincialismo autoimposto. E quindi i signori Obrist, Pfeffer, Todolì, Segade Lodeiro, Raffel, con i loro chilometrici curricula, ci “consigliano” di comprare opere dei signori Auder, Frontin, Lucas, Hu Yun, Zaatari. Peraltro – dettaglio non proprio secondario per chi paga profumatamente gli stand al Lingotto – acquisite da gallerie per quattro quinti straniere. São Paulo, Rio de Janeiro, Kuala Lumpur.

Lievemente diversa, ma per altri aspetti rivedibile, la situazione legata alle acquisizioni per le collezioni permanenti della GAM. Qui qualche sostegno ad artisti italiani c’è, ma ad artisti che non ne abbisognano troppo! Già, perché la Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea guarda sì alla scena nazionale, ma con artisti come Rossella Biscotti, Flavio Favelli e Linda Fregni Nagler, già meritatamente riconosciuti dal sistema e dal mercato. E tutti attorno o anche oltre la cinquantina. Insomma: un artista giovane che avesse la sfortuna di nascere in Italia, che deve fare per provare a emergere? Emigrare per forza?