
Cuatropasos: Calixto Ramirez arriva a Napoli
Cuatropasos (quattro passi) è un rituale che l’artista messicano Calixto Ramirez è solito praticare nelle città che visita per assorbire

Cuatropasos (quattro passi) è un rituale che l’artista messicano Calixto Ramirez è solito praticare nelle città che visita per assorbire

Jorit Agoch è un’artista napoletano che attraverso i suoi graffiti cambia il volto della città

Sfogliare ha un’accezione di dinamicità, che presuppone un percorso, un ordine prima di tutto cronologico, ma che può essere anche tematico. Ma, seguendo una cronologia si può partire dalle origini fino ad arrivare ai tempi recenti e ciò consente di recepire informazioni nella loro processualità. Sfogliare diventa un procedimento didattico, un processo logico

Per Henri Cartier-Bresson la fotografia rappresentava“L’eternità in un attimo”.
Dal 28 aprile fino al 28 luglio il Pan (Palazzo delle Arti Napoli) ospita la mostra The Mind’s Eye, in cui sono presenti 54 opere del maestro, che percorrono la sua attività. L’esposizione offre non solo la possibilità di conoscere i più grandi capolavori del maestro, ma anche quella di conoscere l’epoca in cui è vissuto e i contatti artistici che hanno condizionato la sua produzione.

La gente di Napoli è un titolo che all’evidenza rimarca il senso di appartenenza che il cittadino ha per la sua città. A gente si possono associare concetti come varietà, diversità ed espressività.

Non è la prima volta che vengono decantate le glorie di una città come Napoli, a volte si ha l’impressione che ce ne sia proprio bisogno a causa dei suoi difetti, che mettono in ombra i suoi innumerevoli pregi. Eppure le parole di Jean Noel Schifano sono dense di significato, quando a pronunciarle è uno straniero

Le stazioni della metropolitana di Napoli sono un “museo obbligatorio”.
“Questo è un incontro tra la bellezza e il trasporto. Chiediamo agli artisti di creare un pezzo da inserire nella stazione” (Achille Bonito Oliva).
La nascita delle Stazioni dell’arte nella città partenopea risale al 1995, quando fu chiaro che, oltre l’intervento puramente ingegneristico, si potevano ottenere degli spazi che avrebbero fatto la differenza all’occhio del cittadino e del mondo.

Vincenzo Gemito, ‘o scultore pazzo’, non sapeva cosa fosse il denaro eppure conosceva il valore della materia e ricercava spietatamente la bellezza