31 Ottobre 2026 02:33

recensioni

Recensioni nella critica dell’arte

Koloman Moser. Architetto prestato al design in mostra a Vienna

Pittore, architetto, grafico e designer, Koloman Moser è stato uno dei più importanti personaggi della Secessione viennese, e contribuì al rinnovamento artistico dell’epoca anche e soprattutto attraverso la cultura delle arti applicate di cui fu riconosciuto maestro. Pitture, disegni, accessori, pezzi d’arredamento, incisioni, raccontano la vasta e variegata produzione di questo eclettico personaggio. Al Mak di Vienna fino al 22 aprile 2019. Pur condannata a subire la sorte di un Impero che andava sempre pi sgretolandosi, la Vienna di fine Ottocento era comunque una città vivace e culturalmente attiva, che contendeva a Parigi il ruolo di capitale dell’arte europea. A giocare un ruolo di primo piano, quella Secessione fondata nel 1897 per iniziativa di Gustav Klimt e Josef Hoffmann, ai quali si deve aggiungere anche il vulcanico Koloman Moser (1868-1918). Per una strana coincidenza, il 1918 fu un annus horribilis per l’Impero Austroungarico; non soltanto in novembre, con la sconfitta militare nella Grande Guerra sarebbe giunta la dissoluzione. In quei mesi scomparvero anche, a poca distanza l’uno dall’altro, tre dei protagonisti della Secessione: Gustav Klimt, Otto Wagner, e appunto Koloman Moser.

Leggi Tutto »
Bruno Munari

Bruno Munari. Forma, funzione, colori e luce, a Napoli

È allestita nelle sale della Fondazione Plart di Napoli, la mostra “Bruno Munari. I colori della luce”, fino al 20 marzo 2019. L’artista milanese Bruno Munari è uno dei maggiori esponenti dell’arte programmata e cinetica, artefice di una ricerca estetica ad ampio raggio, incentrata sull’esplorazione e sulle relazioni fra il concetto di un’opera d’arte e il suo prodotto, attraverso una riflessione costante fra forma e funzione. E’ un percorso espositivo diviso in diverse sezioni. Ad accogliere i visitatori sono le opere degli anni Trenta e Quaranta del Novecento, la “Macchina Inutile”, del 1934, un’opera legata al futurismo milanese di quegli anni. L’artista afferma che per la sua particolare idea di astrattismo fluttuante nello spazio, la macchina, è un mezzo utile e l’arte, inutile.

Leggi Tutto »
Tate

Mito, leggende e letteratura. Edward Burne-Jones a Londra

A quarant’anni di distanza, una nuova retrospettiva a Londra su Edward Burne-Jones, colui che è reputato fra i più talentuosi artisti del secondo Ottocento inglese, a torto considerato esponente preraffaellita. 150 opere fra dipinti su tela, dipinti su vetro e arazzi, e per la prima volta nella loro interezza, esposti i cicli The Briar Rose e Perseus. Fino al 24 febbraio 2019. Londra. Esteta raffinato, fine intellettuale, talentuoso artista dalle spiccate doti narrative, Edward Burne-Jones (1833–1898) è ancora oggi al centro di un’indagine artistica volta a comprendere in maniera definita il significato e lo stile della sua pittura. Una certa pigrizia ormai convenzionale lo assegna al movimento preraffaellita, ma a ben guardare non ha molti punti in comune con gli intenti di questa corrente. Che, ricordiamolo, nacque in quella fine d’Ottocento quando l’Inghilterra vittoriana conobbe una fase di forte espansione coloniale e industriale, e la nuova società si scoprì cinica e materialista. Anticipando il medesimo stato d’animo e le medesime motivazioni che avrebbero portato alla nascita della Secessione tedesca e austriaca, i pittori preraffaelliti intesero perseguire una pittura che riportasse all’antico, o meglio al massimo splendore dell’antichità raggiunto con i pittori rinascimentali, un apice poi “sporcato” da Raffaello, che a dire degli inglesi aveva esaltata l’idealizzazione della natura e il sacrificio della realtà in nome della bellezza”, e permesso gli sviluppi dell'”odiato” accademismo. Un giudizio che denota la scarsa conoscenza di Raffaello, e inoltre, a ben guardare, anche la pittura preraffaellita si allontana dalla realtà (tranne alcune frequentazioni di temi sociali ad opera di Ford Madox Brown e Geroge Barnard O’Neill), rifugiandosi in un immaginario fatto di leggende antiche, episodi biblici, mitologia pagana, calato in soffocanti atmosfere di gusto teatrale, dalla pesantezza quasi barocca.

Leggi Tutto »
Matta-Clark

Le Anarchitetture di Gordon Matta-Clark. La raccolta Berg, a Roma

La mostra di cui ci occupiamo, proposta dalla prestigiosa Accademia di San Luca fino al 25 febbraio 2019, documenta la passione/ossessione del collezionista Harold Berg – cileno residente a Barcellona – per la singolare attività di Gordon Matta-Clark (New York, 1943-1978), di cui è venuto a conoscenza qualche decennio dopo la morte prematura dell’artista. E’ il James Dean dell’arte contemporanea, osserva. Un’attività creativa effimera, affidata all’impermanenza del momento performativo ed alla dinamica processuale del fare arte. Di cui non restano, a testimonianza, che lacerti, spoglie, frammenti residuali. La collezione Berg – ne vediamo una silloge in mostra – si compone infatti di numerose sequenze fotografiche, filmati, disegni, qualche taccuino ed altri piccoli cimeli. Gordon Matta-Clark era figlio del pittore surrealista e architetto Sebastian Matta (e fratello, quindi, del più noto, almeno in Italia, Pablo Echaurren, accademico di San Luca).

Leggi Tutto »
Francesco De Tatti: Santo Stefano davanti ai giudici, 1526

Galeotto fu l’acquisto. Francesco De Tatti e altre storie rinascimentali, una grande mostra di studio e ricerca alla Pinacoteca Züst di Rancate

La mostra Il Rinascimento nelle terre ticinesi 2. Dal territorio al museo, eccezionalmente allestita da Mario Botta e ancora visitabile fino al 17 febbraio 2019 alla Pinacoteca Züst di Rancate, è un omaggio alle personalità che hanno fatto dell’area ticinese la culla della storia dell’arte Svizzera di epoca e stile Rinascimentale. Si tratta del secondo appuntamento di un più ampio progetto che ha inaugurato nel 2010 con la rassegna Il Rinascimento nelle terre ticinesi. Da Bramantino a Bernardino Luini, il proseguimento è lineare ed entrambe le esposizioni sono curate da Giovanni Agosti e Jacopo Stoppa.

Leggi Tutto »
Vienna

Vienna, città delle pittrici. L’ansia della modernità nell’opera di 60 artiste austriache, a Vienna

Il contributo delle donne alla pittura moderna europea è stato cospicuo per qualità e quantità. Al Belvedere di Vienna, una mostra organica di studio sulla nascita, la formazione e la portata estetica e concettuale del gruppo delle pittrici viennesi fra l’inizio del Novecento e la Seconda Guerra Mondiale. Prima mostra di un ciclo che avrà la sua prossima fase dedicata agli anni Cinquanta e Sessanta. Fino al 19 maggio 2019. Nella sua dirompente, spregiudicata e spesso drammatica modernità, il Novecento è stato il secolo che più di tutti ha sconvolta la società; cambiamenti radicali che si sono verificati anche in chiave sociale, uno su tutti l’emancipazione femminile che almeno in Europa mosse i primi passi agli inizi del secolo, sulla scia del movimento inglese delle Suffragette. Non si potrebbe comprendere il Sessantotto femminista senza inquadrarlo in una prospettiva storica che ha avuto anche nell’arte episodi importanti per il rafforzamento della coscienza di genere. Stadt der Frauen (La città delle donne), curata da Sabine Fellner, si inserisce all’interno di un vasto percorso museale europeo di riscoperta della pittura femminile del Novecento, che ha visto retrospettive dedicate a Lotte Laserstein, Paula Rego, Mary Swanzy, Gabriele Münter.

Leggi Tutto »