Al Café de Paris, in via Veneto, le foto della dolce vita sono sbiadite, dimenticate da qualche parte: l’hanno chiuso perché era della ‘ndrangheta, questo simbolo di un’epoca sospesa nel suo vuoto. Ma non è solo quel tempo che non c’è più. E Roma non s’è svegliata ieri capitale di una mafia vorace e potente, schiava “der Cecato”, di” Tanca”, “il Cicorione” e “il Maialotto” e di tutte queste facce da predatori, perché lo era già da molto prima, da quando aveva perso quella sua lentezza sfinita, quel suo immaginario popolare un po’ bonario e un po’ cialtrone, che ne aveva fatto la città di Alberto Sordi, il soldato vile e truffaldino della Grande Guerra, che alla fine riesce a morire come un eroe.