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Giorgione 1510-2010 a Castelfranco Veneto

Giorgione - Le tre età dell'uomo
IL PITTOR-POETA DELLA NATURA  


LA BELLEZZA DELLA PITTURA
LA POESIA DEL COLORE


Giorgione – Le tre età dell’uomo
12 dicembre 2009 – 11 aprile 2010, Museo Casa Giorgione, Castelfranco Veneto
Una interessante esposizione volta ad indagare e riflettere l’opera di Giorgione: “una pittura vibrante di luce, trepidante, viva anch’essa” che trascende le opere, l’uomo, la natura.
Entrare in un quadro di Giorgione: percorrere la Marca Gioiosa, le terre dai dolci colli fra Treviso e Asolo, addentrarsi nella serena campagna trevigiana ancora intatta e scorgere tra i toni del verde e dell’azzurro l’imponente cerchia muraria quadrangolare in tenero laterizio dal color rosso-arancio del castello di Castelfranco.
CastelfrancoCastrum Francum – città di Giorgio Zorzi, Zorzon o meglio Giorgione (Castelfranco Veneto 1477/78 – Venezia 1510) soprannome che per Vasari deriverebbe dalle “fattezze della persona et la grandezza dell’animo“: ovunque lo stendardo arancione della mostra, dal 12 dicembre 2009 all’11 aprile 2010, riecheggia l’orgoglio del paese merlato che diede i natali al suo artista; “borgo franco“, medievale, racchiuso nella cinta fortificata, degno custode di un meraviglioso cuore pulsante di storia e di arte.
Il castrum murato e turrito celebra il suo Maestro a 500 anni dalla morte: una raccolta di capolavori dai maggiori musei internazionali per un viaggio nella rivoluzionaria opera giorgionesca tra la natura e l’uomo, una miscela di colore e calore avvolti nell’enigma psicologico dei personaggi e nel mistero dei simboli naturali.
Giorgione fu molto più che un semplice pittore, amava la poesia e la musica, “dilettossi continovamente delle cose d’amore, et piacquegli il suono del liuto mirabilmente: anzi tanto, che egli suonava et cantava nel suo tempo tanto divinamente“, era un intellettuale-artista che frequentava i circoli umanistici e le splendide corti rinascimentali veneziane avvolte in quel clima di leggerezza tardo quattrocentesca che permise lo sviluppo del secolo d’oro della pittura veneziana – in cui primeggiano il Bellini, Giorgione stesso, Tiziano, Veronese e Tintoretto, solo per citarne alcuni.
Riconosciuta la precoce disposizione al disegno negli scuri – “diedegli la natura tanto benigno spirito, che egli nel colorito a olio ed a fresco fece alcune vivezze ed altre cose morbide ed unite e sfumate talmente” – Giorgione fu posto per tempo in Venezia a imparar pittura dal Giovanni Bellini che più tardi abbandonò, e superò, impressionato e ispirato da Leonardo. Chiunque riuscisse prima di veder Giorgione ad ammirare il Giovanni Battista – ora esposto a Palazzo Marino a Milano – scorgerebbe immediatamente nell’opera del maestro veneto l’influsso e il carattere pittorico del genio toscano: lo sfumato, la resa chiaroscurale, i toni del colore e la natura che si fa centrale e potente – “Aveva veduto Giorgione alcune cose di mano di Lionardo molto fumeggiate e cacciate, come si è detto, terribilmente di scuro. E questa maniera gli piacque tanto, che mentre visse sempre andò dietro a quella, e nel colorito a olio la imitò grandemente” scrisse Vasari nelle sue Vite.
Visse poco Zorzi da Chastelfrancho, morì poco più che trentenne e subito il mistero e l’incertezza biografica aleggiarono sulla sua figura continuando tuttora a circondare la sua vita; visse il tempo per superare le convenzioni quattrocentesche imitando le cose naturali, creando un linguaggio figurativo sensibile al fascino del mondo fisico e delle emozioni visive in quella che si vuol definire “Rivoluzione tonale“, l’inizio della Maniera Moderna.
“Giorgione è la primavera dell’arte veneta”
La mostra, suddivisa in 7 sezioni, è allestita all’interno di Casa Giorgione così definita per il fregio che decora il salone pricipale dell’edificio quattrocentesco. Suggestiva ma assolutamente inadeguata la struttura: gli spazi della casa si dimostrano inadatti, le opere risultano tutte concentrate in poche sale di certo altissimo valore storico-artistico ma limitate, poco idonee e funzionali alla valorizzazione di tele tra le più importanti del Rinascimento e della storia dell’arte di tutti i secoli.
Le 3 sezioni fondanti dell’esposizione sono la seconda, la terza e la quarta insieme collocate nella sala cosiddetta del “Fregio delle Arti liberali e meccaniche“: la seconda documenta l’attività giovanile del pittore con opere quali il Saturno in Esilio della National Gallery di Londra, la Prova di Mosè e il Giudizio di Salomone, dipinti senza paragoni nel contesto dell’epoca, che mostrano l’assoluta libertà della pittura dell’artista nell’impianto compositivo e nella scelta dei soggetti. La terza sezione è un mirabile compendio di capolavori – Ritratti e mezze figure: di seguito si susseguono Le tre età dell’uomo da Pitti, l’Arciere da Edimburgo, il Doppio Ritratto da Palazzo Venezia a Roma e l’Alabardiere di Vienna. La quarta che riserva gli onori alla nascita del paesaggio e annovera 2 tra i più famosi dipinti di Giorgione: la Tempesta delle Gallerie dell’Accademia e il Tramonto da Londra.
Nel Settecentesco Duomo situato di fornte alla mostra il percorso continua e termina con la visita alla Pala di Castelfranco, il celebre quadro di Giorgione con la Madonna col Bambino in trono tra due Santi, un dipinto di sguardi silenti ed intensi.
Lo sfondo turchese delle sale inquadra le opere e rimbalza nelle tele in quei paesaggi di un azzurro metafisico che vuole l’occhio dello spettatore  fermandolo in quel caldo tono celeste. Ecco le incantevoli montagne inazzurrate della Marca Zoiosa.
Giorgione inventa una nuovo forma di pittura laica immaginando scene di paesaggi pastorali di grande bellezza: “sfumato e rilievo“, ogni parte, ogni oggetto è immerso in un atmosfera di luce dove risalta la penombra e i colori della natura, la resa spaziale è caratterizzata dallo stacco dei piani di colore graduati nella loro intensità luminosa per suggerire le vibrazioni dello spazio naturale. Un’aura di morbidezza che avvolge la tela, si sente quasi il calore dei colori: la naturalezza della pittura tonale si fa sempre più profonda e spazia agli orizzonti dilatando il paesaggio all’infinito.
Il colore diventa così veicolo autonomo di espressione ed è la chiave del quadro, tutto si fonda da lì.
“…la natura lo favorì sì forte, che egli, innamoratosi delle cose belle di lei, non voleva mettere in opera cosa che egli dal vivo non ritraesse; e tanto le fu suggetto e tanto andò imitandola, che non solo egli acquistò nome d’aver passato Gentile e Giovanni Bellini, ma di competere con coloro che lavoravano in Toscana et erano autori della maniera moderna”
(Vasari, Le Vite…)
Il concetto estetico-pittorico giorgionesco è l’espressione del concetto di natura qualeNatura Naturans: la natura come forza che si ricrea eternamente, nel divenire e il mutare, un movimento continuo e infinito (“Il moto è causa di ogni vita” di Leonardo).
La dolce campagna di Treviso in tutta la sua semplicità. Il paesaggio nel suo divenire, in uno stato aperto, fluido e potenziale cui si può perdersi dentro, orizzonti profondi di gradi prospettici dove l’occhio va e la mente “naufraga”.
“Perché nel sfumar de dintorni (che ancora il Naturale si abbaglia), nel collocar chiari e mezze tinte, nel rosseggiar, abbassar e accrescer di macchie, fece un’armonia così simpatica e veridica, che bisogna chiamar la Natura dipinta, o naturalizata la Pittura”
(M. Boschini, Le ricche miniere della pittura veneziana, 1674)
La nascita del paesaggismo, equilibrio tra uomo e natura in un rapporto di complementarità che si traduce in lirismo: la celebre “Tempesta“, “El paesetto in tela cun la tempesta, cun la cingana et soldato fo de mano de Zorzi da Castelfranco“. Per la prima volta nella storia dell’arte moderna è protagonista un evento metereologico, la natura nele sue epifanie, il temporale d’estate nella campagna trevigiana, il fulmine che squarcia il cielo nero-grigio-azzurro denso di nubi morbide e gonfie, il vento che si fa impetuoso, gli alberi che tremano: la forza della natura – “le mura di Castelfranco impallidiscono sotto la tempesta” – che anima e illumina il misterioso paesaggio.
Giorgione – La Tempesta
“Uno straordinario fascino visuale si accompagna ad un progressivo cifrarsi dei soggetti, fornendo dipinti dalle molteplici, misteriose valenze; come la famosissima Tempesta”
(M. Lucco, La pittura a Venezia nel Primo Cinquecento)
Giorgione rivela un nuovo gusto anche nella concezione ritrattistica, nell’evidenziazione degli oggetti dal forte carattere simbolico-emblematico e soprattutto nella resa psicologica – “confessassero lui esser nato per metter lo spirito nelle figure, e per contraffar la freschezza della carne viva più che nessuno che dipingesse” – emerge tutto l’insegnamento di Leonardo: il voler evidenziare il carattere introspettivo dei soggetti, la rappresentazione degli stati d’animo e la morbida ombreggiatura delle figure.
Le tre età: Immersi nel buio, un vecchio, un adolescente e un giovane uomo sono raccolti attorno ad un cartiglio musicale. Stiamo assistendo ad una lezione di musica, il maestro scandisce il ritmo con l’indice a cercar l’armonia della melodia, forse, più in generale, a comporre una sinfonia delle arti e, nell’insieme, del quadro o forse del mondo intero.
Doppio ritratto: Il primo ritratto romantico, denso di significati e di riferimenti intellettuali; in primo piano una figura di giovane in posa languida con in mano un melangolo, una specie di arancio, simbolo della natura dolce e amara – la melancholia amorosa: lo sguardo trasognato perso nei pensieri d’amore che vaga fuori la tela… più in là un altro ragazzo con aspetto più realistico si beffa del male d’amore che affligge l’innamorato del male d’amore.
Due opere modernissime e grandiose: straordinaria resa pittorica e un senso profondo dei gesti, dei simboli e delle espressioni.
Giorgione – Doppio ritratto
“Quell’entrare nel mondo della natura e nel mondo dell’animo umano, senza timori e senza ostacoli; quell’accostarsi, direi abbandonarsi, alla visione contemplativa dell’intero Universo; qui sta appunto la conquista dell’artista”
(P. Zampetti, Postille alla Mostra di Giorgione, in “Arte veneta”, 1955)
Prematuramente Zorzon morì, perì proprio per male d’amore: di una qualche malattia che contrasse con una donna, un’infezione venerea o un contagio di peste o, molto romanticamente come vuole la leggenda, causata dalla fuga della sua amante con un suo allievo cui non riuscì a fronteggiar la disperazione. Di certo morì e da qui incominciò il mito di Giorgione da Castelfranco…
“Io veggo Giorgione imminente su la piaga meravigliosa, pur senza ravvisare la sua persona mortale; lo cerco nel mistero della nube ignea che lo circonfonde. Egli appare piuttosto come un mito che come un uomo. Nessun destino di poeta è comparabile al suo, in terra. Tutto, o quasi, di lui s’ignora; e taluno giunge a negare la sua esistenza. Il suo nome non è scritto in alcuna opera; e taluno non gli riconosce alcuna opera certa. Pure, tutta l’arte veneziana sembra infiammata dalla sua rivelazione…” 
(G. D’Annunzio, Il fuoco, 1898)

INFORMAZIONI UTILI

Giorgione 1510-2010 
12 dicembre 2009 – 11 aprile 2010

Castelfranco Veneto (TV)

Museo Casa Giorgione

Piazza San Liberale
L’orario di apertura è dalle ore 9.00 alle ore 19.00.
La mostra è aperta tutti i giorni eccetto che:
dalle ore 14.00 del 24 dicembre alle ore 14 del 25 dicembre 2009
dalle ore 14.00 del 31 dicembre 2009 alle ore 14 del 1° gennaio 2010
Biglietti: Intero – € 10.00
Ridotto Gruppi (gruppi da 15 e 30 persone paganti) – € 8.00
Ridotto – € 7.00

Catalogo: Editore Skira
A cura di: Enrico Maria Dal Pozzolo, Antonio Paolucci, Lionello Puppi

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