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Intervista a Mark Kostabi

Foto: Anxiety Explosion

 Californiano, estroso, creativo, belloccio e giovanile, anche se non più tanto giovane. Il massimo per noi italiani che siamo per natura esterofili e “abbocconi”. Pensi che altrove avresti ottenuto lo stesso successo che hai avuto in Italia?

Voi italiani sarete anche “abbocconi” , ma io adoro il vostro paese e anche la vostra stupidità, perché in Italia si vive bene e ci sono delle donne bellissime. Ti prego non scrivere questa frase (e io potevo ascoltare il suo consiglio? Sono una stalker del resto!), io ho grande considerazione dell’Italia. Premetto che prima di trasferirmi a Roma ero già divenuto celebre a New York e in Giappone, quindi voi italiani siete stati molto intelligenti – e rettifico quanto detto prima – e lungimiranti nel dare credito e spazio a un talento come il mio.

 

Modesto però
Direi megalomane, lo ammetto.

 

Ti sei definito “uno dei pochissimi artisti figli del XXI secolo e oltre”, perché noi saremmo tutti zotici, figli del Medioevo?
Sono megalomane, sì, ma non al punto di aver fatto una simile affermazione, che smentisco.

 

Sarà stata colpa dei giornalisti, come sempre.
Non ti vergogni ad aver schiavizzato e recluso nel tuo “Kostabi World” di New York tanti giovani artisti in cerca di affermazione e guadagno. Almeno li paghi?
Certo che li pago e anche profumatamente.

 

Con una mela e un peperone?
Tutt’altro. Corrispondo loro dai 50 ai 100 dollari all’ora, a seconda della loro velocità e bravura, a fronte di una personalità come  Jeff Koons che paga i suoi collaboratori con un massimo di 20 dollari.

 

Anche maligno verso i colleghi
La mia non vuole essere una critica a Jeff Koons, ma soltanto la constatazione del fatto che il lavoro degli artisti che assoldo è regolarmente retribuito. All’inizio della mia carriera mi lascai scappare la frase : “io pago i miei artisti con un salario minimo”. Da allora a oggi le cose sono molto cambiate, in termini di trattamento economico, anche se da due anni a questa parte, a causa della crisi, non ho più assunto nessuno.

 

Con tutti i bravi artisti italiani dovevano chiamare proprio te a dipingere un affresco nel Palazzo dei Priori di Arezzo?
E’ accaduto perché stavo lavorando con un gallerista di Arezzo e per giunta ho fatto il dipinto del Palazzo dei Priori gratis. Gli italiani vogliono essere pagati e subito, è per questo che non ho intenzione di fondare un “Kostabi World” in Italia.

 

Pure tirchio e attaccato al denaro. A proposito, non ti penti di aver fatto un uso troppo commerciale dell’arte, disegnando orologi per Swatch, copertine di dischi e accessori per computer?
L’uso commerciale dell’arte appartiene a tanti artisti, del passato o contemporanei, da Picasso a Salvatore Dalì, da Keith Haring a Damien Hirst.

 

Bella giustificazione. Dici che le tue opere esprimono gioia, ma forse non le hai guardate bene. Chi compra oggi i tuoi quadri inquietanti?
Tra i miei collezionisti annovero Axel Roses, Bill Clinton, Bill Gates, Brooke Shields. Anche Lucio Dalla e Luciano Pavarotti adoravano le mie creazioni.

 

Creazioni le cui quotazioni partono da?
Il mio listino parte da 4.400 per arrivare a 52mila euro. E sottolineo che finora ho venduto 19mila quadri e sono seguito da 15mila collezionisti.

 

Non sarai raccomandato da qualche alta sfera? Come si spiega altrimenti il tuo veloce successo, la realizzazione di oltre 160 mostre e la presenza permanente di tue opere in importanti musei del mondo?
Sono raccomandato soltanto da me stesso e dalla mia capacità di gestirmi.

 

Dicono tutti così
Il segreto del mio successo è uno solo: aver collaborato con tante gallerie e non con un’unica. Non bisogna mai sposare un singolo gallerista, che prima o poi potrebbe lasciarti a piedi. Questo è l’errore più madornale e comune che commettono i miei colleghi. Per il mio comportamento mi hanno dato della prostituta (veramente Kostabi ha usato un’altra parola), ma a me non importa nulla. Gli artisti devono capire che le gallerie sono semplici negozi, non chiese.

 

Non ti senti un po’ fallito come compositore, dato che in pochi conoscono la tua musica?
Niente affatto, anzi direi che a Roma sono più conosciuto come compositore che come pittore. Quest’estate ho suonato al Colosseo, un privilegio riservato a pochi e insieme a Tony Esposito sto realizzando vari cd di genere pop-rock. La mia musica riecheggia nelle feste che tengo nel mio appartamento romano e che Achille Bonito Oliva ha definito “le più belle degli ultimi 20 anni”. Perché non sei mai venuta?

 

Perché non mi hai mai invitata
Rimedierò al più presto.

 

Insomma, te la godi a Roma, quanto pensi di restare nella Città Eterna e di continuare a rubare il lavoro agli artisti italiani?
Ero arrivato a Roma con l’intenzione di fermarmi un anno e ora vivo qui da 16. Adoro il patrimonio culturale di questa città, dove ogni giorno puoi scoprire un angolo nuovo. Impazzisco per Caravaggio, la cordialità della gente, il cibo, il clima, le donne. Gli italiani hanno l’arte nel sangue: da voi anche un tassista conosce Antonello da Messina. In America non succederebbe mai.

 

Mark, la piantiamo con questa sviolinata? L’intervista è finita, ti faccio tanti in bocca al lupo per la tua carriera.
Posso dirti una cosa? Più che una stalker sei un angelo.

 

Aspetta a leggere quello che ho scritto.

 

Dopo la pubblicazione dell’ intervista Mark Kostabi non mi inviterà alle sue feste, ne sono certa. Mi sono giocata pure quest’occasione.

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