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La lunga storia del tatuaggio: l’arte racconta il tattoo, a Venezia

Fabio Viale, Kouros Fabio Viale, Kouros
Fabio Viale, Kouros
Fabio Viale, Kouros

La storia del tatuaggio, dalle origini alle ultime evoluzioni, è in mostra al M9 – Museo del ’900 di Venezia Mestre. Tattoo. Storie sulla pelle curata da Luca Beatrice e Alessandra Castellani sarà in esposizione dal 5 luglio al 17 novembre 2019.

Tau-tau l’onomatopea che gli abitanti di Tahiti utilizzavano per indicare il tatuaggio, riferendosi al suono prodotto dal picchiettare del legno sull’ago per bucare la pelle. Tattow la prima trascrizione che ne fa James Cook una volta sbarcato sull’isola nel 1769, da cui poi deriverà il nostro Tattoo). Ma la storia millenaria del tatuaggio risale a molti secoli prima, addirittura si potrebbe far risalire la prima testimonianza a 3000 anni prima di Cristo: Otzalet, corpo congelato e recuperato dagli scienziati sul confine italo-austriaco nel 1991, presenta in varie parti del corpo dei veri e propri tatuaggi, ottenuti sfregando carbone polverizzato su incisioni verticali della cute.

Tattooing (Togwin), In Burma tattooing is seen as an initiation ceremony, particularly in the Shan States where patterns may occur over the whole body, not just the legs, though from the knee to the waist is customary pre or post monastic initiation. Tattooing is thought to confer immunity (against weapons) and bravery. This image was taken circa 1890-99, Myanmar, 1890. (Photo by Max and Bertha Ferrars/Royal Geographical Society/Getty Images)

Una forma rudimentale, certo, che non ha però mai smesso di evolversi: pittura funeraria per gli antichi Egizi, traccia simbolica e mistica per i celti, marchio degli sconfitti o degli schiavi a Roma, segno religioso tra i primi cristiani ed estetico per i giapponesi del V secolo a.C.. Un continuo aggiornamento di significato e pratiche culturali, di diffusione e abolizione (Nel 787 d.C. Papa Adriano proibiva l’uso del tatuaggio) in un saliscendi che ha condotto la pratica del tatuaggio fino ai gironi nostri. Dove, soprattutto nella cultura occidentale, è diffuso come elemento estetico o simbolico.

Il M9 – Museo del ’900 di Venezia Mestre propone allora una mostra che evidenzi questa evoluzione semantica e linguistica, immettendo il tatuaggio nel circolo delle pratiche artistiche elaborate dall’uomo. Gli esempi proposti da Tattoo. Storie sulla pelle sono numerosi: il fiammingo Wim Delvoye, che ha tatuato grossi maiali non destinati all’alimentazione; lo spagnolo Santiago Sierra, che ne fa un uso fortemente politico; il messicano Dr. Lakra, che si dedica a minuziosi disegni e interventi di street art; l’austriaca Valie Export e la svedese Mary Coble con temi legati al femminismo; l’italiano Fabio Viale con le sculture in marmo di ispirazione classica, ma vistosamente tatuate. Sono esposte anche fotografie di Catherine Opie, Tobias Zielony, Sergei Vasiliev e tra gli italiani Plinio Martelli, Oliviero Toscani.

Wim Delvoye, Usak
Wim Delvoye, Usak

Un sentiero tortuoso e controverso, che ha condotto oggi il tatuaggio ad essere un vero e proprio fenomeno di massa propedeutico ad una personale rappresentazione di sé. Infatti se Cesare Lombroso nell’Ottocento riconduce la condizione dei criminali tatuati a quella dei cosiddetti primitivi, nel Novecento la pratica passerà dall’essere individuata come forma di ribellione ad essere diffusa, apprezzata e a tratti esaltata. Così uno spazio in mostra è dedicato ai tatuatori contemporanei che hanno avuto un ruolo cruciale nella scena contemporanea e nella diffusione della cultura del tatuaggio: da Tin-Tin, a Filip Leu e a Horiyoshi III; questi sono affiancati i lavori di altri tatuatori sia italiani che stranieri – come Nicolai Lilin e Claudia De Sabe.

La mostra è completata infine dalle immagini di Tattoo Off, esposizione a cura di Massimiliano Maxx Testa, organizzatore della Venezia International Tattoo Convention, che ha selezionato alcuni tra i più importanti tatuatori internazionali, creatori di nuovi stili, come Alex De Pase per l’iperrealistico, Marco Manzo inventore dell’ornamentale, Moni Marino per il surrealismo di ispirazione pittorica, Silvano Fiato capostipite del realismo black & grey, Volko + Simone creatori del trash polka.

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