13 Ottobre 2026 03:32

Dalle Marche al Sannio, installazioni e performance. La lunga estate trasversale di Giovanni Gaggia

Giovanni Gaggia, Ch’arsi di foco, TOMAV - Torre di Moresco Centro Arti Visive (foto Natascia Giulivi)
Giovanni Gaggia, Ch’arsi di foco, TOMAV – Torre di Moresco Centro Arti Visive (foto Natascia Giulivi)

Progetto dedicato a Leopardi al Torre di Moresco Centro Arti Visive. E a Morcone, nel beneventano, la sedimentazione della performance ideata per la Biennale Arte. Tutte le immagini

Nulla vive di un’esistenza propria, tutto si iscrive in un universo circolare fatto di intuizioni, metabolismi intermodali, connessioni trasversali, memorie che poi tornano a essere fonti primarie. È la causalità uno dei fondamentali principi informatori dell’opera di Giovanni Gaggia: e ne sono testimonianza diversi progetti che nell’estate hanno visto l’artista protagonista, in location spesso tutte da scoprire in giro per il Paese. Come nell’ambito di TOMAV – Torre di Moresco Centro Arti Visive, realtà animata da Andrea Giusti in una caratteristica e affascinante torre eptagonale ubicata nel centro storico del piccolo borgo di Moresco, nell’entroterra marchigiano. È qui che Gaggia presenta fino all’8 settembre Ch’arsi di foco, eterogenea partitura che lo porta a rapportarsi attraverso disegni, piccole sculture in ceramica ed un arazzo ricamato, con il territorio limitrofo, “ricollegandolo alla vita e alla singolarità di ognuno, con un omaggio a Leopardi di cui quest’anno si festeggiano i duecento anni della stesura dell’Infinito”, come nota la curatrice Milena Becci.

SFOGLIA LA FOTOGALLERY
[masterslider id=”164″]

Un bel salto verso sud, e nel pieno del Sannio torna Elementum Aether, performance che Gaggia ha creato in omaggio a Beverly Pepper in occasione della 58^ Biennale di Venezia, in dialogo con le Todi Columns tornate allo Spazio Thetis in Arsenale: in agosto ha mutato forma giungendo a Morcone, nel beneventano, per la mostra Imago Murgantia – Emergenze Artistiche, a cura di Azzurra Immediato e Massimo Mattioli. In tale occasione, Elementum Aether ha generato un doppio colloquio con il pubblico ed i luoghi che hanno accolto la mostra; se in catalogo si legge di “connessioni trasversali ed esperienziali”, qui si è proceduto per partiture circolari. L’opera, dapprima esposta nel magico spazio dell’Auditorium di San Bernardino, è stata poi protagonista di una performance in un luogo altro, un giardino, in cui il performer Massimiliano Mazzei ha articolato un lirico rapporto tra il corpo e lo spazio, in cui tracce vive dell’opera ed il corpo nudo di Mazzei hanno originato un contrasto primigenio, grado zero delle cose. Gaggia, la cui regia ha modulato la performance come “viaggio”, attraverso la metafora dello spostamento, dello spazio duplice, dell’oggetto valigia in cui poi ha ritrovato posto l’opera, di nuovo in San Bernardino, ha dato vita ad una rigenerazione time e site specific per Imago Murgantia, offrendo una nuova ed inusitata consapevolezza al valore dell’arte e della sua interazione con il reale.

SFOGLIA LA FOTOGALLERY
[masterslider id=”165″]