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I’m your mirror. Gli infiniti riflessi di Joana Vasconcelos in mostra a Rotterdam

Joana Vasconcelos, I'll Be Your Mirror, 2018, Bronze and mirrors Joana Vasconcelos, I'll Be Your Mirror, 2018, Bronze and mirrors
Joana Vasconcelos, I'll Be Your Mirror, 2018, Bronze and mirrors
Joana Vasconcelos, I’ll Be Your Mirror, 2018, Bronze and mirrors

La Kunsthal di Rotterdam accoglie le opere di Joana Vasconcelos. Le sue particolari e irriverenti installazioni sono in mostra fino al 17 novembre.

Immergersi in una dimensione fra il reale e l’irreale, fra l’onirico e il concreto, con opere seducenti, divertenti, esuberanti ed assurde, in cui nulla è come appare. Sono questi gli elementi che caratterizzano la retrospettiva intitolata, I’m your mirror, dell’artista portoghese Joana Vasconcelos (1971), allestita nelle sale della Kunsthal di Rotterdam, nei Paesi Bassi, fino al 17 novembre 2019. Il titolo della mostra è un omaggio alla famosa cantante tedesca Nico, che con la band di New York, i Velvet Underground, scrisse l’omonima canzone.

Attivista, femminista e con un profondo rispetto per la cultura e le tradizioni portoghesi, l’artista offre ai visitatori opere ed installazioni di notevole impatto visivo ed emotivo: come Burka (2002) e A noiva (2001-2005), possono essere annoverate tra i suoi lavori più celebri, insieme a Material girl della serie Valkyrie (2015) e Finisterra (2018), che sono più recenti e sono stati appositamente selezionate per questa esposizione. Ad accogliere i visitatori è il monumentale anello, Solitaire (2018), solitario, una scultura collocata all’ingresso della Kunsthal, un anello di fidanzamento realizzato con bicchieri di whisky e cerchioni di automobili. La Vasconcelos è nota per il suo acuto senso delle proporzioni, l’uso sapiente del colore e della scelta dei materiali, evidenziando le contraddizioni direttamente e ironicamente. Infatti, trasforma gli utensili di tutti i giorni in metafore sorprendenti, come un paio di tacchi a spillo giganti fatti di padelle in acciaio inossidabile, un divano coperto con strisce di aspirina, un cuore di posate di plastica rossa, o un lampadario alto sei metri composto da 14.000 tamponi.

Joana Vasconcelos, Call Center, 2014–2016 Analogue telephones, metallized and thermolacquered mild steel, sound system, and oscillators driven by microcontroller
Joana Vasconcelos, Call Center, 2014–2016 Analogue telephones, metallized and thermolacquered mild steel, sound system, and oscillators driven by microcontroller

L’apparente allegria del suo lavoro nasconde temi sociali e politici come l’oppressione, i diritti umani, l’identità e le questioni di genere (gender). Indaga le varie forme dell’identità, compresa quella delle donne e la discordanza che spesso si trova in essa. Immediata e ironica, attinge a diverse discipline: dalla musica, dalla letteratura e dai mestieri tradizionali del suo paese d’origine. Si appropria di famose icone portoghesi proponendo una nuova chiave di lettura, come il gioiello a forma di cuore Viana do Castelo e la serie di animali in ceramica dell’artista Rafael Bordalo Pinheiro, che copre con tessuti all’uncinetto.

In ogni singola sala del percorso espositivo ci si imbatte in una grande installazione. Interessante è Lilicoptere (2012), realizzato con piume di struzzo, cristalli swarovsky, foglie d’oro, vernice industriale, rivestimento in pelle con oro zecchino, tappeti Arraiolos, legno di noce e pittura con diverse venature. Quest’opera esplora l’universo gender e venne realizzata per essere esposta nella Reggia di Versailles a Parigi. L’elicottero, ricoperto da piume rosa e decorato in maniera stravagante, sembra di essere pilotato da una drag queen. Fonte di ispirazione fu la regina Maria Antonietta d’Austria che sposò il re Luigi XVI di Francia con l’obiettivo di stringere una forte alleanza tra i loro paesi. Per cercare di superare i suoi problemi coniugali, la regina condusse la sua vita nel lusso estremo, cercando di diventare un esempio di eleganza. Durante la Rivoluzione francese fu ghigliottinata poco dopo suo marito: un finale che restituisce una immagine di lei di figura tragica. La Vasconcelos riabilita il personaggio di Maria Antonietta, attribuendole il merito di essere una delle prime ad affrontare l’uguaglianza di genere: un’idea che è stata proposta anche dalla regista Sofia Coppola nel suo film del 2006, Marie Antoniette.

Joana Vasconcelos, Lilicoptère, 2012 Bell 47 helicopter, ostrich feathers, Swarovski crystals, gold leaf, industrial paint, Dyed leather upholstery embossed with fine gold, Arraiolos rugs, walnut wood, woodgrain painting, and passementerie
Joana Vasconcelos, Lilicoptère, 2012 Bell 47 helicopter, ostrich feathers, Swarovski crystals, gold leaf, industrial paint, Dyed leather upholstery embossed with fine gold, Arraiolos rugs, walnut wood, woodgrain painting, and passementerie

Proseguendo con il percorso espositivo, attira l’attenzione del pubblico l’opera Finisterra (2018), lana lavorata all’uncinetto con ornamenti in poliestere su tela, cornice in rilievo dorato, legno di palissandro e ferro. Fa parte della serie Crochet Paintings, alcuni lavori con riferimenti ironici all’arte e alla pittura. L’enorme formato riprende quello della tradizione maschile dell’Espressionismo astratto, in questo caso è reinterpretato in chiave femminile e artigianale. Sono forme giustapposte, realizzate con tessuto all’uncinetto e attingono a tutta la gamma cromatica. Il fatto che siano inseriti in una cornice d’oro e appesi al muro come se fossero dipinti, sottolinea ulteriormente il senso di parodia. Esse rappresentano la mercificazione dell’artigianato e i singoli titoli hanno spesso i nomi di luoghi, come se raffigurassero paesaggi. Inoltre, fanno anche riferimento ad alcuni dibattiti degli anni ’60 e ’70 sulla pittura e sulla scultura, in cui il processo di creazione rimane visibile nelle opere stesse.

Tra fede cristiana e materialismo è l’installazione intitolata Www.fatimashop (2002), un Piaggio Ape 50 con statue di Fatima fluorescenti, lampadine a raggi ultravioletti, MDF verniciato e timer. Il titolo trae spunto da un sito web dedicato alla vendita di prodotti religiosi, la cui mera esistenza conferma lo strano rapporto tra consumismo e spiritualità. L’opera scarsamente illuminata è formata dal veicolo a tre ruote adatto a trasportare piccoli carichi e contiene statue fluorescenti di Nostra Signora di Fatima. Quest’ultime sono disposte come se fossero in piedi su un altare e si illuminano perennemente grazie a una lampadina a raggi ultravioletti. Insieme al veicolo, è visibile un video dell’artista che viaggia fino a Fatima mentre andava a comprare gli oggetti religiosi. Curiosamente, alcuni anni dopo, durante l’estate 2017, il Santuario di Fatima ha commissionato alla Vasconcelos la creazione di una serie su larga scala di rosari fluorescenti per commemorare la visita di Papa Francesco.

Joana Vasconcelos, Marilyn (AP), 2011 Stainless steel pans and lids, concrete
Joana Vasconcelos, Marilyn (AP), 2011 Stainless steel pans and lids, concrete

Sentimenti inquietanti suscita la grande installazione Call Center (2014-2016) che comprende 168 telefoni in bachelite disposti a forma di pistola gigante; l’oscurità del materiale evoca la violenza e l’intimidazione. Lo squillo dei telefoni è manipolato da un accompagnamento musicale. Le cornette pendenti e la cacofonia del suono che emettono, ricorda il caos di un grande call center. La forma minacciosa della pistola, un modello usato anche da James Bond, si riferisce alla costante manipolazione dei mezzi di comunicazione di massa nella vita quotidiana, con il loro flusso costante di fake news. Inoltre, vi è un chiaro riferimento alla nostra dipendenza dai telefoni cellulari e dai social media da un lato, e al numero crescente di persone che si sentono sole e isolate dall’altro.

Un pezzo forte della mostra è la Material Girl (2015), lunga 23 metri della serie Valkyries, che prende il nome dalle dee di battaglia della mitologia norrena. Formata organicamente e costruita con vari tipi di tessuto, uncinetto e ricamo artigianali e luci a LED, rappresenta lo spirito creativo e combattivo delle donne.
La Vasconcelos per realizzare le sue opere, a volte estremamente complesse, le sue sculture e le installazioni che si muovono, producono suoni o si illuminano, si avvale di una squadra di sessanta dipendenti che collaborano con lei nel suo studio a Lisbona, in Portogallo. Per questo exihibit è stata realizzata I’ll Be Your Mirror (2018), una maschera veneziana di specchi incastonata in bronzo. I visitatori possono vedere la propria immagine da tutti i lati attraverso questa grande installazione, ma non potranno mai sfuggire ad essa, riflessa nei numerosi specchi.

*Joana Vasconcelos, Call Center, 2014–2016 Analogue telephones, metallized and thermolacquered mild steel, sound system, and oscillators driven by microcontroller

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