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La semiotica è un prisma. Le opere di Andrew Ross a Milano, immagini innocenti celano logiche perverse

Hallmark, 2019, Reactive dyes on cotton sateen, varnish, 73×126 cm | 29×49, Photo: Marco Davolio Hallmark, 2019, Reactive dyes on cotton sateen, varnish, 73×126 cm | 29×49, Photo: Marco Davolio
Hallmark, 2019, Reactive dyes on cotton sateen, varnish, 73×126 cm | 29×49, Photo: Marco Davolio
Hallmark, 2019, Reactive dyes on cotton sateen, varnish, 73×126 cm | 29×49, Photo: Marco Davolio

Il 27 novembre la Galleria milanese Clima inaugura la personale dell’artista americano Andrew Ross (1989, Miami). La mostra Hallmark, visitabile fino al 18 gennaio, si avvale di tecniche digitali per mostrare le mille sfaccettature della semiotica.

Milano. Le pareti della Galleria Clima, così bianche e accecanti, accolgono le tele dell’artista americano Andrew Ross, che mettono in crisi l’univocità della semiotica. Immagini e simboli apparentemente innocenti, quasi bucolici, celano logiche di marketing atte a maggiorare il consumo da parte delle multinazionali.

Sia Hallmark (2019) che Lazy Boy (2019) sono “simulacri”, per dirla alla Baudrillard, “del reale”, immagini familiari, già viste senza sapere dove, e, proprio per questo, inquietanti. Nel primo caso si tratta del soffitto del fast food Dunkin’ Donuts, un ambiente di falsa accoglienza e spensieratezza che cattura milioni di americani nelle fauci del cibo spazzatura. Lazy Boys è invece una stampa 2D su tela, che raffigura un modello di poltrona sempre presente nei cartoni animati della Walt Disney. La sensazione è che ad aver realizzato queste tele non sia una mano ma una macchina, piegata al volere dell’artista sì, ma operante tramite un gesto meccanico.

Lazy Boy, 2019, Reactive dyes on cotton sateen, varnish, 100×73 cm | 39×29, Photo: Marco Davolio
Lazy Boy, 2019, Reactive dyes on cotton sateen, varnish, 100×73 cm | 39×29, Photo: Marco Davolio

Persino i disegni a mano libera, che ricordano dei bassorilievi in bianco e nero, sono realizzati con l’ausilio di una macchina 3D generalmente utilizzata in architettura. Tale dispositivo si avvale di una scala di colori in cui la tonalità, a partire da quella più chiara, è direttamente proporzionale alla vicinanza di un oggetto. Così l’artista preme maggiormente la grafite sul foglio per rappresentare ciò che nell’immagine è più lontano e viceversa la sua mano si fa delicata quando deve ritrarre soggetti e oggetti prossimi.

L’immaginario è sempre quello americano, come Blue Barrel/Grinder (2019), che raffigura una delle botti che vengono riempite da merci di scarto e inviate nei paesi del Sud America, cosiddetti “depandance” degli Stati Uniti. Poi t-shirt e altri simboli americani, restituiti sempre in bianco e nero e tramite squarci inediti. L’impressione è quella di un punto di vista dall’interno, come se gli scenari fossero filtrati da una bolla o un vaso allungato. La botte è sventrata da uno sguardo recondito mentre altre opere come Jiu Jitsu (2019) e Get Well (2019) sembrano stanze della memoria con elementi a tratti riconoscibili, talvolta inquietanti.

Blue Barrel / Grinder, 2019, Graphite on Shikoku surface Gampi paper, 45,5×58 cm | 18×23 in (framed), Photo: Marco Davolio
Blue Barrel / Grinder, 2019, Graphite on Shikoku surface Gampi paper, 45,5×58 cm | 18×23 in (framed), Photo: Marco Davolio

Una visione simile è presente nelle opere Second Hand 1 (2019) e Second Hand 2 (2019), stampe in coloranti reattivi su raso di cotone. L’artista ha posizionate dietro a un vetro due opere precedenti, rifratte nei cristalli, catturate in nuove immagini e fissate su tessuto con una tipologia di tintura comunemente usata per stampare le magliette.

L’intero ambito dell’autenticità si sottrae alla riproducibilità tecnica […] Ma mentre l’autentico mantiene la sua piena autorità di fronte alla riproduzione manuale, che di regola viene da esso bollata come un falso, ciò non accade nel caso della riproducibilità tecnica. […] Ciò che vien meno nell’epoca della riproducibilità tecnica è l’aura dell’opera d’arte.

La ricerca di Ross trae la sua forza proprio dalla perdita dell’Aura tanto discussa da Walter Benjamin (Berlino, 1892, Portbou, Spagna, 1940) in L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica, avvalendosi della fine del Hic et Hunc (Qui ed Ora) artistico per trasformare le sculture autentiche in nuovi lavori 2D. Andrew Ross non solo rivela le tecniche digitali di cui fa uso nel processo artistico, ma costruisce opere d’arte proprio a partire dalle potenzialità tecnologiche degli strumenti di lavoro.

Bernini Bobcat, 2019, Graphite on Shikoku surface Gampi paper, 45,5×58 cm | 18×23 in (framed), Photo: Marco Davolio
Bernini Bobcat, 2019, Graphite on Shikoku surface Gampi paper, 45,5×58 cm | 18×23 in (framed), Photo: Marco Davolio
Second Hand 1, 2019,Reactive dyes on cotton sateen, varnish, 100×73 cm | 39×29, Photo: Marco Davolio
Second Hand 1, 2019,Reactive dyes on cotton sateen, varnish, 100×73 cm | 39×29, Photo: Marco Davolio
Second Hand 2, 2019,Reactive dyes on cotton sateen, varnish, 100×73 cm | 39×29, Photo: Marco Davolio
Second Hand 2, 2019,Reactive dyes on cotton sateen, varnish, 100×73 cm | 39×29, Photo: Marco Davolio

 

 

 

Hallmark

Andrew Ross

Clima Gallery

Via Stradella, 5

Milano

27 novembre 2019-18 gennaio 2020

www.climagallery.com

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