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Arte balsamo della psiche. La quarantena degli artisti, Giovanna Bonenti

Giovanna Bonenti Giovanna Bonenti
Giovanna Bonenti
Giovanna Bonenti

Com’è cambiata la vita degli artisti durante la quarantena? Come sono mutate le loro abitudini, il loro sentire, il loro lavoro?

L’aria sospesa, gli spazi dilatati, i silenzi, il fluire sordo del tempo. L’attesa pervasa di un chiarore surreale e indefinito che scandisce le vite della quarantena. Abbiamo chiesto a una serie di artisti di raccontarci lo scorrere del tempo dalle proprie case, trasformate in temporanei atelier. La vita di un artista ai tempi della pandemia.

I tempi di Giovanna Bonenti

Come passi la giornata, dove e come dipingi ora?

Sto trascorrendo la quarantena a Venezia. Il mio studio non è abbastanza vicino a casa per poterlo utilizzare in questo periodo per cui ho allestito un piccolo spazio di lavoro in camera dove principalmente disegno, lavoro a piccole tempere e acquerelli su carta e collage. Da qualche mese, con un gruppo di giovani artiste, che come me lavorano nell’ambiente veneziano, Nina Ćeranić, Silvia Faresin, Manuela Kokanović, Matilde Lucini, Margherita Mezzetti, Simona Nigri e Maddalena Tesser, abbiamo iniziato a lavorare insieme, attraverso l’organizzazione di incontri di confronto e discussione settimanali, alla formazione di un collettivo, motivate dalla volontà e dall’esigenza di instaurare un rapporto attivo e continuativo di scambio e condivisione di idee, pensieri e interessi, attorno ai quali convergere la realizzazione di opere, eventi e progetti artistici.

Con la quarantena abbiamo dovuto adattarci alle varie restrizioni e gli appuntamenti settimanali si sono purtroppo, ma necessariamente, spostati nel virtuale. Ora siamo impegnate nella realizzazione del nostro primo progetto come collettivo: siamo state invitate a partecipare a un evento organizzato dai curatori della School for Curatorial Studies Venice della galleria AplusA di Venezia, che si baserà sul concetto di scambio e, dopo esserci confrontate in particolare sulla lettura di “Saggio sul dono” di Marcel Mauss, abbiamo deciso di costruire una rivista che, oltre ad essere la prima presentazione del gruppo, speriamo possa stimolare una riflessione proprio sui concetti di dono e di scambio, argomenti connessi che consideriamo di grande interesse e attualità per il particolare momento che stiamo vivendo. Per questo gran parte del mio tempo lo dedico a progettare, fare ricerche, leggere e scambiare opinioni con loro sul lavoro in divenire.

Bonenti, Linus, 2019, ceramica dipinta a ingobbio, 12 x 18 x 2 cm
Bonenti, Linus, 2019, ceramica dipinta a ingobbio, 12 x 18 x 2 cm
Tempo, Spazio, Suono. Concetti ricalibrati, relativi, riformulati…

In questo periodo ho inevitabilmente perso quel rapporto interdipendente che si era stabilito tra me, il mio lavoro e i luoghi del mio quotidiano, rapporto che considero fondamentale. La realtà che ci circonda e che percepiamo attraverso i sensi, anche le azioni più banali, come il semplice tragitto tra la casa e lo studio, diventano momenti di riflessione e metabolizzazione di un pensiero che nasce dalle cose. I colori, la luce, la natura che si trasforma, i profumi, i suoni, la temperatura che cambia sono tutti stimoli  che, nella reclusione di una stanza, fatichiamo molto a percepire, soprattutto se si vive in una casa completamente incastrata tra altre case come quella in cui mi trovo. Tempo e spazio hanno subito una distorsione, entrando in conflitto tra loro. Il paradosso infatti sta nell’avere la possibilità di gestire tantissimo tempo libero ma in pochissimo spazio e contando sulle poche risorse disponibili, che è l’esatto opposto di quello a cui eravamo abituati, cioè avere tempi ritmati e frenetici che non sembrano mai bastare, ma poter accedere a spazi e risorse più o meno illimitate; ora ad esempio, nel mio caso, ho tutto il tempo di leggere, ma solo le cose già presenti in casa (almeno fino a prima della riapertura delle librerie), tutto il tempo per dipingere, ma solo con i materiali che sono riuscita a rintracciare nei dintorni di casa e soprattutto che si devono adeguare a uno spazio in cui devo anche mangiare e dormire.

È un capovolgimento che innesca contemporaneamente la pressione autoimposta a non sprecare il tempo a disposizione e la sensazione di non poterlo fare appieno; è stato quindi necessario predisporsi a un adattamento per ricalibrare tutto a partire, ancora una volta, dalle cose che ci sono accessibili e rintracciare, anche in questa situazione, un appiglio nuovo e, chissà, magari anche uno stimolo per cose che non avremmo mai fatto, visto o pensato.

Bonenti, Bugie della sera, 2020, pastello ad olio su tela, 15 x 18
Bonenti, Bugie della sera, 2020, pastello ad olio su tela, 15 x 18
Leggere, scrivere, riflettere, altro…

Ho appena riletto il saggio “Saper toccare” di Marc Augè; è un testo a cui mi rivolgo spesso nel mio lavoro e, in questa circostanza, ho voluto riprenderlo alla luce degli eventi che si stanno verificando, con uno sguardo che inevitabilmente porta con sè tutte le impressioni di questo particolare periodo storico. È preoccupante pensare all’ipotesi di un mondo di persone divise, timorose e diffidenti le une delle altre, disabituate se non addirittura non educate a stare insieme, a saper condividere, accogliere e a conoscere contemporaneamente se stessi e l’altro proprio nell’incontro.

Mi spaventa l’idea di una società proiettata totalmente ed esclusivamente nel virtuale, dove la percezione della realtà, data dal contatto concreto con le cose e tra gli individui, rischia di essere perduta. Necessariamente la ripresa sarà lenta e cauta e magari sembrerà portarci su questa strada ma spero non diventi la normalità nella quale ci abitueremo a vivere,  potrebbe diventare invece un momento per intervenire sui punti deboli emersi da questa condizione di emergenza e per poter quindi tornare a una condivisione più consapevole.

Prima cosa che farai quando finisce la quarantena?

Avendo lasciato in sospeso da un giorno all’altro un ciclo di lavori, sono curiosa di riguardarli alla luce dei cambiamenti che inevitabilmente questi mesi hanno portato nel mio modo di vedere le cose.

Bonenti
Bonenti

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