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W, il nuovo album di Populous: “Voglio che la gente si senta libera di essere ciò che è veramente”

POPULOUS

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Populous, il nuovo album è un omaggio al mondo femminile e alla libertà: “Voglio che la gente si senta libera di essere ciò che è veramente”. In uscita il 22 maggio

Producer, deejay, sound designer, artista trasversale in grado di far dialogare le proprie creazioni con i linguaggi audiovisivi e con la moda, Populous (al secolo Andrea Mangia) è riconosciuto in tutto il mondo come autorevole rappresentante della scena elettronica internazionale. A tre anni di distanza da Azulejos, torna un nuovo disco nuovo di zecca, inoltrandosi in nuovi territori musicali.

W, il nuovo album di Populous in uscita il 22 maggio, è un omaggio elettronico all’archetipo femminile. Anticipato dai singoli Flores no mar, Soy Lo Que Soy e HOUSE OF KETA l’album spazia tra mondi sonori psichedelici, dall’afro-samba di Vinicius de Moraes al dream pop londinese degli anni ’90, passando per i ballroom di New York.

In occasione dell’uscita abbiamo fatto due chiacchiere con Andrea Mangia – in arte Populous – per farci raccontare com’è nato W, un vero e proprio omaggio al mondo musicale femminile, alla sensualità e libertà. *Spoiler* ha già scritto un altro album!


Chi è e come nasce Populous
Populous è il nome di un videogioco al quale giocavo da ragazzino, adesso so che è anche diventato il nome di un famoso studio americano di architetti che progettano stadi e strutture sportive. Negli ultimi mesi c’è stato, infatti, un gran vociare su Populous perché so che avevano presentato anche il progetto dello stadio del Milan… questa cosa mi fa sempre ridere!
Comunque Populous è Andrea: un ragazzo che, più che un musicista, è un appassionato e ricercatore di musiche da tutto il mondo. Mi sono laureato in musicologia e a un certo punto la passione per la musica è diventata anche parte attiva della mia vita, si può dire che adesso è un lavoro vero e proprio.

Dando uno sguardo al passato con Night Safari ci hai portati con te in un lungo ed esotico viaggio dall’Africa all’India, con Azulejos invece ci hai fatto perdere tra le vie di Lisbona. Dove ci vuoi portare con questo nuovo album?
W è un disco che segue tanto le collaborazioni che ci sono dentro e tutte le persone che vi hanno collaborato erano in qualche modo già connesse alla mia vita e al mio percorso artistico. Inoltre, vengono tutte da luoghi lontani: c’è Cuushe che viene da Tokyo, Kaleema che è di Buenos Aires, Weste che sono mezzi venezuelani e Sotomayor di Città del Messico e poi c’è tutta la compagine italiana con M¥SS, Matilde Davoli, Lucia e L I M.

”Quindi, quello che ho cercato di fare è presentare all’ascoltatore un ventaglio di personalità e sfumature del mondo femminile musicale che fosse anche dimostrato dalla varietà geografica”.

W è un viaggio attorno al mondo che vede delle lingue sicuramente “mediterranee”, perché dentro c’è tanto spagnolo, portoghese e italiano. Sicuramente è un viaggio nel lato più caliente dell’emisfero.

W sta per Women, dentro ci sono tante artiste internazionali e italiane, è evidente l’omaggio che vuoi rendere alla donna e alla libertà. Perché proprio alla figura femminile?
Penso che la femminilità in musica abbia un fascino particolare, ho sempre avuto un debole per le voce femminili in generale e la femminilità all’interno del percorso artistico. Sono cresciuto ascoltando Björk, adesso ho questa musa che si chiama Planningtorock, un personaggio gender di difficile categorizzazione.
Inoltre, quando ho avuto l’idea di portare avanti questo concept erano successi degli avvenimenti di discriminazione agghiaccianti, tipo Francesco Renga che dichiarava, dopo il festival di Sanremo, che le donne non hanno delle voci che possono competere con quelle maschili, LOL. Poi era successo il caso di CRLN al concerto di Gemitaiz, fischiata e insultata: tristezza. Infine, il sito di streaming musicale iraniano, Melovaz, aveva cancellato dalle copertine di album e singoli tutte le donne che vi appaiono. Immaginati la copertina di Lady Gaga senza di lei, o Lana Del Rey con il volto cancellato in copertina.
Il fatto che nel 2020 ci siano ancora casi di discriminazione della donna, anche in territori artistici che dovrebbero essere scevri di tutte le sovrastrutture maschiliste e patriarcali, mi ha fatto dire: “Senti io sono un ragazzo gay, con un suo lato femminile, comune a tutti gli uomini. Allora, voglio collaborare solo con artiste donne e artisti della scena Queer che fanno del loro lato femminile anche una bandiera. E vaffanculo a tutti quanti.”

Come hai scelto ognuna delle artiste presenti nell’album?
Ci tengo a precisare che non mi sono messo a fare dei beat a caso e a distribuirli in giro. Se saltava fuori un’idea che sentivo essere affine a me allora entravo in contatto con l’artista in questione per proporre l’idea. Ad esempio con i Sotomayor, che hanno questa visione pop che sta a metà tra la musica tradizionale e un certo R’n’B, ho proposto delle idee e insieme poi abbiamo sviluppato un qualcosa.

Con Myss Keta è successa la stessa cosa sul tema della scena voguing, abbiamo scoperto di esserne entrambi appassionati e affascinati, così abbiamo deciso di farne un pezzo per sviscerare questo mondo che in Italia è ancora oscuro. Quindi, diciamo che ogni idea aveva la sua connessione già stabilita con la persona con la quale poi andavo a lavorare.

È stato un lavoro collettivo anche nelle singole canzoni: ho spiegato il concept del disco ma ho lasciato libertà totale di contenuti, ad esempio nei testi. Se sei l’autrice del testo devi essere libera, l’importante che non parli di cose estremamente religiose e politiche o che tu non sia razzista, per il resto il tema è la femminilità e su questo volevo che avessero massima libertà.

Più guardo la copertina dell’album, più mi sembra un invito/locandina a un party fighissimo: grida e suona libertà, sensualità e eterogeneità. In quale mondo ci stai invitando ad entrare?
In un mondo LIBERO. Io voglio far parte di un mondo libero, non mi piacciono le costruzioni come non mi piace la religione che ci impone principi per me sbagliati. Voglio che la gente si senta libera di essere ciò che è veramente, senza fingere di essere e comportarsi in un modo che società ti impone. Vaffanculo io voglio che le persone a questo party immaginario si sentano felici di essere ciò che sono.
Tutte le personalità che ci sono in copertina, che sono un misto di personaggi famosi e realmente esistiti e personaggi inventati, che siano uomini, donne e transessuali devono essere tutti contenti e devono tutti divertirsi.

Dopo tre anni da Azulejos, il primo singolo Flores No Mar con la voce ammaliante di Emanuelle e il paesaggio sonoro psichedelico e tropicale ha risvegliato in me una voglia di ballare tra corpi di estranei sudati in un club. Cosa ti ha guidato nella scelta di questo come primo singolo?
Uno dei motivi è che è un pezzo diverso, rispetto alla mia discografia è il primo pezzo club che realizzo. Volevo uscire fuori con un pezzo che musicalmente ponesse uno stacco netto con quello che c’era stato prima, che erano delle cose un po’ più cumbia ed elettronica, reggaeton. Allo stesso tempo, però, Azulejos era un disco ispirato alla città di Lisbona e alla cultura portoghese e non è un caso che Emanuelle abbia come prima lingua proprio il portoghese. Quindi sì uno stacco, ma con un filo conduttore.

Un po’ un ponte tra un lavoro e l’altro.
Esatto

In tutti i tuoi lavori, ultimo compreso, amo molto la tua capacità di fare musica sexy che fa venire voglia di ballare. Immagino che sia importante per te riuscire a portare live un progetto, e quindi mi sono chiesta: e adesso come si fa? Hai qualche scappatoia in mente?
Uno dei motivi per cui abbiamo deciso di far uscire lo stesso questo disco è stato che all’epoca avevo deciso di non fare dei veri e propri live ma di proporre dei dj set performativi. Dj set interattivi con altri artisti, performer, ballerini e videomaker per provare a fare qualcosa di diverso, a metà tra un live e un dj set.
Questo anche perché il disco vede tantissime collaborazioni e portarlo dal vivo avrebbe voluto dire coinvolgere persone che vengono da parte opposte del mondo, molto complesso.
Portare un live con le voci registrate, sinceramente, mi sembra una cosa molto triste. Quindi questa cosa alternativa poteva essere una buona soluzione.
Visto che non c’era un vero e proprio live in programma, ci siamo detti di fare uscire il disco lo stesso. Se poi le cose torneranno alla normalità riprenderemo il discorso di questi djset performativi, altrimenti pazienza.
Oggi ho scritto già un altro disco e considera che W l’ho scritto nelle prime due settimane di lockdown, ero talmente triste…POPULOUS

Dopo aver collaborato in Xananas, tu e M¥SS KETA siete tornati a lavorare insieme per il secondo singolo HOUSE OF KETA. Sembra un po’ un richiamo all’armata Queer. Mi racconti com’è nato questo pezzo?
Due cose: la prima è che scena ballroom in Italia è ancora sconosciuta, la seconda è che quando parli di voguing stai parlando di un mondo super underground, da cui io e la Miss siamo sempre stati entrambi attratti. Da queste due premesse è venuta in mente l’idea di fare un pezzo voguing usando quelle soluzioni sonore, affini a quel mondo lì. Stiamo parlando di pezzi che devono essere ballati, performati, da qui si spiega anche la parte strumentale nel singolo.
Volevamo omaggiare quella scena lì, e per farci guidare abbiamo chiesto aiuto al nostro amico Kenjii, performer e coreografo voguing incredibile. Così abbiamo fatto questi meeting in cui parlavamo di che cosa volevamo mettere dentro questo pezzo, abbiamo fatto una lista lunghissima di tutte le parole che volevamo inserire all’interno del pezzo.
È stato un lavoro particolare, siamo partiti al contrario ossia dal voler mettere tutta la terminologia voguing e sulla base di questa ci siamo inventati un testo e un pezzo.

È un po’ educational allora..
Sì, noi vi vogliamo spiegare che cos’è questo mondo e se non conosci i termini li puoi cercare così ti si palesano davanti le fotografie o le immagini di quello che noi vogliamo raccontarti. Sembra assurdo ma tutto ha un senso.

La lista dei grandi festival internazionali che hanno ospitato i tuoi set è bella lunga, da quale festival ti sei sentito più rappresentato?
Il festival che vorremmo in Italia tutti penso che sia il Primavera Sound. Pensa che in Italia l’unica cosa che manca è un grande festival della portata del Coachella piuttosto che il Sonar.
Paesi anche più poveri di noi ospitano grandi festival, però è anche vero che in Italia è pieno di festival più piccolini ugualmente fantastici come Club to Club, ad esempio.
Comunque, il festival in cui io mi sono trovato più a casa è stato Tropico ad Acapulco in Messico. Ed è stata un’esperienza pazzesca, suonare sull’oceano con Nicola Cruz davanti ad migliaia di persone tutte prese benissimo. Ero appena arrivato in Messico e non avevo assolutamente idea di cosa sarebbe successo, ed è stato un’esperienza che gli inglesi definirebbero mind blowing.

Nel 2010 hai vinto il “Premio 2061 – La musica elettronica italiana del futuro” per la tua capacità di saper leggere con anticipo le nuove tendenze: quindi lasciaci così, con un prognostico per questo funesto 2020…
Quello che mi auguro è che la musica diventi sempre più curativa. Spero che il 2020 non influenzi negativamente ma positivamente la musica; spero che gli artisti, avendo avuto tanto tempo per pensare, creare e meditare possano infondere nelle loro creazioni tutti gli aspetti positivi che possono nascere da una situazione drammatica del genere.

L’ultima cosa che vorrei è, nel 2021, avere tutti dischi depression, figli di questo periodo. Ho bisogno di ascoltare musica che curi la mia anima.

Adoro la musica triste, non fraintendermi, ma adesso c’è il rischio che dopo tot mesi di chiusura la gente abbia trasmesso questa negatività all’interno della propria musica e spero proprio che non succeda, anzi che succeda l’esatto contrario.

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W (Populous) Tracklist:

01 – Desierto (with Sobrenadar)
02 – Soy Lo Que Soy (with Sotomayor)
03 – Flores No Mar (with Emmanuelle)
04 – Fuera De Mi (with Kaleema)
05 – HOUSE OF KETA (with MYSS KETA, Kenjii, Riva & Protopapa)
06 – Banda (with Barda)
07 – Petalo (with Weste)
08 – Out Of Space (with Cuushe)
09 – Getting Lost (with L I M)
10 – Roma (with Lucia Manca & Matilde Davoli)

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