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Condizione Assange, dalla parte di Assange. Una mostra che non aprirà mai, forse…

Miltos Manetas 347 days in prison Miltos Manetas 347 days in prison
Miltos Manetas 347 days in prison
Miltos Manetas, 347 days in prison

L’11 maggio 2020 ha avrebbe dovuto aprire a Palazzo delle Esposizioni a Roma la mostra Condizione Assange. Una mostra particolare che, nonostante le riaperture dei musei, rimarrà chiusa.

La mostra è ospitata nella Sala Fontana di Palazzo delle Esposizioni ed è costituita da una serie di circa quaranta ritratti di Julian Assange eseguiti da Miltos Manetas tra febbraio e aprile di quest’anno.

L’esposizione però rimarrà chiusa, sarà visitabile solo attraverso i canali social e digitali di Palazzo delle Esposizioni e il profilo https://instagram.com/condizioneassange creato dall’artista per essere riempito di contenuti a partire dal momento dell’inaugurazione, l’11 maggio alle ore 18.

L’iniziativa ha lo scopo di far riflettere sul tema della reclusione. Una reclusione che viviamo noi in prima persona durante l’emergenza Covid-19 ma, sopratutto, per evidenziare l’isolamento forzato di Julian Assange. Quella di Assange è una lunga storia di detenzione, prima da rifugiato nell’ambasciata dell’Ecuador a Londra, poi, dopo il “sequestro”, nelle prigioni inglesi. Si crea dunque una profonda analogia tra Assange e il resto della popolazione, entrambi, seppur con motivi molto diversi, costretti a rimanere segregati.

La mostra non vuole essere una semplice denuncia di un’ingiustizia, o di un tentativo di richiamare l’attenzione pubblica sulla vicenda di una persona che si è consapevolmente, e ripetutamente, assunta la responsabilità di rendere pubbliche informazioni segrete e che ora rischia, con l’estradizione negli Stati Uniti, la pena di morte. Non vuole neanche esibire la bravura dell’artista nel ritrarre il volto di Assange. Miltos Manetas vuole contribuire a questa vicenda, prende una posizione e si schiera dalla parte di Assange. Comincia a dipingere un ritratto al giorno, lo posta su Instagram e lo regala a chi lo richiedeva.

Miltos Manetas 341 days in prison
Miltos Manetas, 341 days in prison

Ripensando alle ragioni che mi hanno portato a fare tutto ciò, credo che all’inizio stavo cercando di stabilire una qualche forma di “relazione” con Assange. In un certo senso questa relazione si è manifestata quando ho visto che così tante persone erano entusiaste di ricevere i suoi ritratti: in qualche modo ho sentito che lui stesse diventando partecipe alla mia“lotta” come artista, e io alla sua –anche se si tratta di lotte molto differenti. –

Utilizza i social perchè sono oggetto di studio principale nel suo percorso artistico. Tutte le sue creazioni passano attraverso il network. Questa scelta, in questo caso, non vuole essere una critica al mercato dell’arte, ma una semplice necessità di instaurare un rapporto diretto con l’ “acquirente”. Manetas sente il bisogno di dare le sue opere a qualcuno e quindi nasce l’idea dell’offerta gratuita.

Ma perchè la mostra dovrebbe rimanere chiusa anche quando sarà possibile tornare a visitare in musei?

La mostra è chiusa perchè Assange è rinchiuso. Essendo sequestrato non lo si può vedere di persona ma solo tramite foto o video. E’ per questo che la mostra rimarrà chiusa. Se per un’incredibile coincidenza Assange venisse rilasciato durante la mostra in corso, allora anche le porte della sala verrebbero aperte al pubblico. E’ un percorso parallelo ai fatti che coinvolgono Assange.

Quindi come artista, non sento di stare facendo alcun sacrificio; all’ opposto: sono grato ai regolamenti contro l’epidemia che hanno chiuso il Museo,cosi il concetto della mostra diventa ancora più intrigante.

Miltos Manetas, 357 days in prison
Miltos Manetas, 357 days in prison

Il progetto è il risultato di una collaborazione dell’artista con tutte le persone che gravitano intorno a questa storia. Da Assange stesso, alla Giudice Vanessa Baraitser che lo tiene sequestrato, al fotografo che ha scattato la foto che Miltos Manetas usa per dipingere il ritratto, al collezionista che acquisisce il quadro, al Palazzo delle Esposizioni, fino al corriere che porterà le opere dalla Colombia a Roma e  a tutte le persone che condivideranno le immagini della mostra nei social media.

È un autoritratto di gruppo, parla di noi che siamo rinchiusi e cerchiamo di vedere nel futuro, insieme con tantissimi che non hanno il lusso di una casa dove rinchiudersi né di guardare più in là dell’immediato – e per loro crudele –presente. Miltos Manetas

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