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Immagini che parlano. Intervista al creatore del progetto social(e) Mumbletumble

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Raccogliere fotografie e riassumerle, ognuna, in una singola parola che ne trattenga l’emozione. Federico Salvatore, con l’aiuto di Chiara Rainò, ha dato vita a Mumbletumble, un progetto grafico e fotografico che muove i primi passi sui social ma aspira a spingersi oltre.

L’immagine per congelare un momento, la parola per trattenere l’emozione che c’è dietro. Il progetto nativo digitale Mumbletumble prende il via sui social durante la pandemia, ma non c’entra con quest’ultima. O almeno, non direttamente; infatti, germoglia grazie a questa nuova quotidianità, a un inedito scandire del tempo in cui emozioni e sensazioni sommerse trovano le circostanze ideali per venire a galla. Abbiamo fatto due chiacchiere con l’ideatore del progetto, Federico Salvatore, art director e UX UI designer, che dopo alcuni anni a Dublino è tornato in Italia per stabilirsi a Milano.

Foto di Veronica Barbato
Ciao Federico. Come nasce Mumbletumble?

Mumbletumble è nato in quarantena a Milano, durante il mese di aprile. La pandemia mondiale, però, non c’entra con questo progetto – o perlomeno non è quella di cui parlano i giornali oggi – ha il solo merito di aver offerto quel tempo che tutti i giorni ci neghiamo, portando a galla quel malessere che nascondiamo da sempre sotto i nostri tappeti. Il progetto muove i primi passi su Instagram (e Facebook) e prevede, per ora, la pubblicazione di una storia al giorno raccontata attraverso una foto “parlante”.

Foto di Lorella Furleo Semeraro
Qual è l’idea alla base del progetto?

Abbiamo deciso di far parlare le immagini per essere in grado di mettere al centro le persone e sintetizzare le loro emozioni più profonde. Raccogliamo su Instagram e Facebook le fotografie che le persone hanno voglia di inviarci e io le lavoro graficamente, mentre Chiara cura le pagine. A chi ci invia i suoi scatti chiediamo di parlarne, di raccontarci da dove sono nati, cosa rappresentano per loro. Lo scopo è far emergere l’essere umano dietro la superficie e poterlo sintetizzare in una parola carica di significato.

Foto di Martina Loiola
Mumbletumble in inglese significa “borbottare”. Ci spieghi la scelta di questo nome?

Mumbletumble è un capitombolo. È un’espressione che rende l’idea di un borbottio di immagini e parole a cui solitamente non facciamo attenzione. Inciampandoci, fermandoci, osservando e leggendo, invece, riusciamo finalmente a comprenderle.

Foto di Greta Baldini
Quali sono le prospettive future di questo progetto nato e cresciuto sui social?

In queste settimane abbiamo raccolto i materiali e le storie di più di 90 persone parlando di coraggio, ansia, confusione, rapporti umani, rassicurazioni, attese. A breve svilupperemo anche delle rubriche più corpose sulla sensibilità di alcuni artisti fotografi e persone che si vogliono raccontare un po’ di più. Un gruppo di fotografi ha inoltre lavorato sulla nostra pagina in un workshop dedicato a parole e immagini. Le storie che raccontiamo sono storie profonde, ma per ora si muovono sui canali leggeri dei social in attesa di trovare posti più accoglienti, come potrebbe essere un blog. Inoltre, un’esposizione in carne e ossa  che possa vedere protagonisti tutti coloro che abbiamo raccontato sarebbe poi un grande traguardo, ma per ora ci sembra un’idea lontana.

Foto di Arianna Cantoni

* Foto di Ladra di tulipani. Modella: Maria Gloria Zollino

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