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Dopo la sofferenza, prima della guarigione: è online la nuova mostra degli Uffizi

Sandro Botticelli
Sandro Botticelli

La Galleria degli Uffizi di Firenze propone un’esposizione online composta da 15 opere della collezione, le quali compongono un inedito percorso dove l’arte ci aiuta a vincere la sofferenza.

L’esperienza della malattia fa parte della condizione umana e la guarigione ci ricorda i molti motivi per cui vale la pena vivere: è il miracolo inspiegabile che ci riempie di speranza e ci ricorda che dobbiamo essere grati per tutto quello che l’esistenza ci riserva

 

Eike Schmidt

Come possiamo aspettarci che qualcosa accada se non è mai accaduto prima? Forse la chiave risiede, ancora prima che nella speranza che si avveri, nella gratitudine che questa sia già avvenuta (anche se ancora di fatti non si è verificata). Sentirsi grati per qualcosa prima che quel qualcosa accada è un forza creativa potente, in grado di ridurre ansia e stress e favorire l’idea che il nostro desiderio possa effettivamente realizzarsi, perché nella nostra mente già si è verificato. Se posta in questo modo la questione può rimanere indefinita e confusa, la Galleria degli Uffizi ha ideato un viaggio che, seppur virtuale, offre concreta dimostrazione di queste teorie.

Raffaello (Scuola)

Si è già guariti, in passato, e lo si è fatto anche in modi assurdi e miracolosi. La mostra virtuale Guarigioni miracolose. Malattia e intervento divino. L’arte interpreta il miracolo in opere dal Tre al Novecento ci propone 15 testimonianze artistiche di come qualsiasi sofferenza può essere superata. A veicolare questa speranza, nel caso dell’iniziativa degli Uffizi, la grande arte.

È stata Patrizia Naldini a coordinare il percorso espositivo (visitabile qui) che si apre con la scena del miracolo della Beatà Umiltà, dove il risanamento della gamba di un monaco che ne aveva rifiutato l’amputazione è stato ritratto da Pietro Lorenzetti intorno al 1335. Tematicamente in linea con la pala di San Marco, realizzata da Beato angelico in onore dei due santi medici Cosma e Damiano. I due, chini su una sorta di tavolo operatorio, sostituiscono la gamba in cancrena del diacono Giustiniano con quella tolta ad un etiope seppellito nel cimitero di San Pietro in Vincoli. I due personaggi, inoltre, figurano anche nella pala di Sant’Ambrogio dipinta da un giovane Botticelli.

Giovanni Colacicchi

Tra le altre grandi opere coinvolte nell’esposizione online troviamo un disegno attribuito alla scuola di Raffaello – raffigurante La guarigione del cieco nato, miracolo narrato nel Vangelo di Giovanni – e un’incisione di Rembrandt che esalta la potenza del gesto taumaturgico. Simile afflato poetico anche nel dipinto attribuito a Laurent de La Hyre, il San Pietro guarisce gli infermi con la sua ombra.

Il termine del viaggio giunge nel pieno dell’infuriare della seconda guerra mondiale, quando nel 1943 Giovanni Colacicchi rappresenta un originale San Sebastiano: il martire non è trafitto dalla consueta pioggia di frecce, ma appare metafisico e intangibile nel suo corpo seducente e perfetto. La bellezza sconfigge il male.

La guarigione è già accaduta, è già dentro di noi. Dobbiamo solo prenderne coscienza.

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