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Un talento nascosto in soffitta. Le fotografie di Alberto di Lenardo

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Avete presente quando si dice che prima di morire “tutta la vita scorre davanti agli occhi”? È un po’ ciò che succede con quella di Alberto di Lenardo sfogliando An Attic Full of Trains, il libro in cui la nipote Carlotta ha raccolto parte dell’immenso archivio fotografico affidatole dal nonno.

Ci sono i nonni che non abbiamo fatto in tempo a conoscere, le nonne da cui ereditiamo preziosi ricettari, quelli che in dialetto ci tramando i ricordi di un’infanzia molto diversa dalla nostra. Carlotta di Lenardo ha avuto un nonno che, ritirato nella soffitta di casa, si dedicava alla costruzione di un enorme modellino ferroviario. Oltre a questo segreto, però, Alberto di Lenardo (1930-2018) ne aveva un altro, che ha deciso di confidare a lei: un archivio di oltre 8mila immagini scattate nel corso della sua vita. Fotografie inedite che testimoniano un immenso talento, mai riconosciuto in vita perché praticata, la fotografia, come semplice hobby. Raccolte per lo più tra gli anni sessanta, settanta e ottanta, le immagini restituiscono una curiosa attenzione per il dettaglio, una capacità straordinaria di giocare con taglio e prospettiva e l’abilità di cogliere attimi di vita semplici, quotidiani e per questo così familiari. Alberto di Lenardo ha documentato lo scorrere di una vita borghese fra tante, ma lo ha fatto con innegabile talento. Dal canto suo, Carlotta ha dedicato al progetto una curatela impeccabile, capace di dare al nonno una seconda vita, con l’intenzione di restituirgli il giusto riconoscimento che, come in molti casi, arriva postumo. A fine luglio Carlotta ha presentato il suo primo libro edito da Mack Books, An attic full of trains, presso Micamera Bookstore a Milano. Abbiamo fatto quattro chiacchiere con lei per scavare più a fondo in questa storia affascinante. 

Alberto di Lenardo (ed. Carlotta di Lenardo), from ‘An Attic Full of Trains’ (MACK, 2020). Courtesy the estate of the artist and MACK
Lasciarsi trasportare dalle fotografie di tuo nonno senza sapere nulla di lui ha qualcosa di magico. Però bisogna ammettere che a un certo punto la curiosità è divorante. Chi era Alberto di Lenardo?

Mio nonno era un uomo alto e robusto con un portamento elegante. Teneva sempre i capelli molto corti e di solito indossava la giacca anche in occasioni informali. A prima vista poteva sembrare piuttosto severo ma bastavano pochi attimi per coglierne l’estrema ironia. Era un uomo dalle infinite passioni, alcune delle quali sono orgogliosa mi abbia trasmesso: viaggi, libri, film, collezioni di oggetti, macchine e aeroplani lo avevano sempre affascinato. Tra queste, la fotografia è sempre stata per lui niente di più cha una passione, un modo per comunicare sentimenti che la sua generazione riusciva difficilmente ad esprimere a parole. Una delle cose che lo divertiva di più era fare partire discussioni con amici e familiari sugli argomenti più disparati. A volte faceva delle affermazioni in cui nemmeno lui credeva solamente per fare iniziare a discutere le persone attorno a lui e poterne cogliere la reazione.

Alberto di Lenardo (ed. Carlotta di Lenardo), from ‘An Attic Full of Trains’ (MACK, 2020). Courtesy the estate of the artist and MACK
Tuo nonno ha confidato a te della sua passione per la fotografia, rivelandoti il suo archivio. Com’è stato scoprirlo? Sei stata tu a decidere di farvi ordine e di portarlo alla luce?

È successo un po’ per caso: il giorno in cui mi ha parlato per la prima volta del suo archivio fotografico eravamo nel bel mezzo di uno dei nostri pranzi di famiglia. Ha iniziato a raccontarmi una storia su come, quando mio papà era piccolo, lo faceva “volare sopra a un cuscino”. Vedendomi interessata ha deciso di mostrarmi alcune foto che aveva scattato di quei momenti. Una volta acceso il computer ha iniziato a passare da un file all’altro per trovare le fotografie di cui mi stava parlando. Mi sono subito innamorata di quelle immagini e una volta arrivati alla fotografia in questione ero diventata la sua art dealer.

Alberto di Lenardo (ed. Carlotta di Lenardo), from ‘An Attic Full of Trains’ (MACK, 2020). Courtesy the estate of the artist and MACK
Ti immagino mentre, per anni, ti rechi nella soffitta polverosa del nonno e porti avanti, con la costanza di un’archivista, questo delicato lavoro di recupero. Quanto ci hai messo a riordinare le oltre 8mila fotografie? C’è un metodo di lavoro che hai scelto di usare, magari sviluppandolo tu stessa col tempo? 

La storia divertente – e allo stesso tempo snervante – dietro a questa domanda è che mio nonno era una delle persone più organizzate che io abbia mai conosciuto. Conservava ossessivamente ogni manuale di istruzioni, busta di plastica, scatola o qualsiasi cosa di cui avrebbe potuto un giorno avere bisogno. Nel suo studio tutto era (quasi maniacalmente) organizzato con etichette ma…. per qualche ragione…quando i primi scanner iniziarono a diventare popolari e abbordabili per tutte le tasche, si entusiasmò all’idea di poter scannerizzare i suoi negativi e decise di scansionarli tutti. Ma successivamente, una volta ottenuti i file digitali dell’intero archivio, scelse di buttarli via. Nella sua mente i negativi occupavano solamente spazio in casa e in quel modo sarebbero stati più facilmente accessibili. Per lui quelle fotografie erano dei ricordi a cui nessun altro sarebbe stato interessato. L’archivio mi è stato quindi passato con un semplice copia ed incolla delle cartelle che aveva pazientemente organizzato, suddiviso e catalogato.

Alberto di Lenardo (ed. Carlotta di Lenardo), from ‘An Attic Full of Trains’ (MACK, 2020). Courtesy the estate of the artist and MACK
Nel libro c’è un minuzioso lavoro di accostamento delle immagini, con rimandi visivi o di significato che rendono la fruizione simile a un gioco. Come hai scelto di catalogarle e perché?

Il lavoro di editing, sopratutto data l’enorme quantità di immagini a mia disposizione è stato la parte più difficile di questo progetto. Mi ci sono voluti quasi 5 anni per riuscire ad arrivare a una selezione finale che ho comunque continuato a modificare e rivedere fino a 5 minuti prima di consegnare il file finale allo stampatore. La direzione sulla modalità di accostamento delle immagini è nata dal profilo instagram grandpa_journey che avevo creato per divertimento, decidendo di caricare e condividere le immagini di mio nonno. A forza di sfogliare le immagini in archivio mi sono presto accorta di come alcune fotografie nella mia mente dialogassero naturalmente tra di loro e creassero una nuova storia nonostante fossero state scattate in momenti e luoghi diversi. Volevo riuscire a racchiudere un po’ tutti i temi ricorrenti presenti nelle sue immagini e metterli in relazione tra di loro trasmettendo questo senso di ironia, romanticismo e voglia di avventura che queste fotografie riescono sempre a darmi.

Alberto di Lenardo (ed. Carlotta di Lenardo), from ‘An Attic Full of Trains’ (MACK, 2020). Courtesy the estate of the artist and MACK
Com’è stato accolto questo tuo progetto in famiglia? I tuoi famigliari sapevano di questa passione, e sopratutto di questo talento del nonno?

La passione di mio nonno per la fotografia, vedendolo tutti sempre con la macchina fotografica in mano, era sicuramente poco segreta. La mia famiglia ha sempre saputo del nostro legame speciale dovuto a questo mondo e di come mi abbia portata poi a intraprendere questo percorso lavorativo ma, prima che io prendessi in mano il suo archivio, credo che nessuno si fosse mai reso conto di quanto le sue fotografie non fossero delle “semplici foto di famiglia”.

Alberto di Lenardo (ed. Carlotta di Lenardo), from ‘An Attic Full of Trains’ (MACK, 2020). Courtesy the estate of the artist and MACK
C’è una fotografia in particolare, all’interno del libro, a cui sei affezionata? Se sì, perché?

Ci sono molte fotografie a cui mi sento in qualche modo legata e questo è sicuramente dovuto al fatto che molti dei soggetti ritratti fanno parte della mia famiglia. Ma devo dire che una spicca tra tutte. Non saprei spiegare con precisione come o perché io mi sia da subito affezionata a questa immagine. La fotografia è quella di una ragazza, di cui non si vede il volto, che si sfila un maglione rosso circondata da un prato innevato. I dettagli e i colori di questa immagine sono pochi e vividi e il rosso del maglione risalta sullo sfondo. Questa immagine riesce in qualche modo a trasmettermi un immenso senso di forza. Ho recentemente scoperto che la ragazza ritratta è stata la prima fidanzata di mio nonno…spero quindi che mia nonna non lo scopra presto!

Alberto di Lenardo (ed. Carlotta di Lenardo), from ‘An Attic Full of Trains’ (MACK, 2020). Courtesy the estate of the artist and MACK
Oltre a offrire uno spaccato originale della vita borghese del secolo scorso, questo libro (e le foto di Alberto di Lenardo in generale) trasmette un’immensa gioia di vivere. Tuo nonno era un osservatore discreto e al contempo un uomo che si godeva la vita apprezzando luoghi, persone, donne in particolare (più volte ci sono le immagini di sensuali fondoschiena). Era questo che volevi mettere in luce o è capitato in maniera casuale?

Quello che mi premeva di più era riuscire a comunicare questa immensa gioia di vivere che provo ogni volta che scorro le immagini del suo archivio e volevo che, seppur non conoscendo la storia o le persone ritratte, chi si trovasse a sfogliare le pagine del libro provasse lo stesso. L’altro elemento che mi ha sempre colpita è il mix di sensualità ed ironia presente in molte delle immagini: come si può facilmente notare mio nonno era attratto dalle donne e dalle forme del corpo in generale. Penso che lo divertisse l’idea di riuscire a scattare delle immagini provocatorie che suscitassero una reazione nelle persone…a sua difesa devo però dire che la maggior parte dei fondoschiena ritratti sono di mia nonna!

Alberto di Lenardo (ed. Carlotta di Lenardo), from ‘An Attic Full of Trains’ (MACK, 2020). Courtesy the estate of the artist and MACK
Hai già in programma altri progetti in merito a questo archivio? Se sì, puoi svelarci qualcosa?

Credo che lavorare a un secondo ipotetico progetto mentre terminavo questo sia stata la mia salvezza in quanto mi ha aiutata a rinunciare a molte delle immagini che avrei voluto inserire in questo lavoro. Una volta completato An Attic Full of Trains avevo infatti già pronto il prossimo libro che spero riuscirò un giorno pubblicare. In questo mio futuro lavoro vorrei concentrarmi, contrariamente a quanto fatto in An Attic Full of Trains, su dei temi specifici e ricorrenti dell’archivio di mio nonno. Sarei comunque capace di andare avanti ad ideare libri con le sue immagini all’infinito. La mia speranza è quella di riuscire ad arrivare ad affermarlo in quanto fotografo e poter organizzare delle mostre con le sue fotografie.

Durante la presentazione di ‘An Attic Full of Trains’ a Micamera | Foto: ArtsLife
Durante la presentazione di ‘An Attic Full of Trains’ a Micamera | Foto: ArtsLife
Durante la presentazione di ‘An Attic Full of Trains’ a Micamera | Foto: ArtsLife

* Alberto di Lenardo (ed. Carlotta di Lenardo), from ‘An Attic Full of Trains’ (MACK, 2020). Courtesy the estate of the artist and MACK.

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