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Il tempo sospeso delle immagini, un’indagine filosofica sulla natura dell’immagine

Il tempo sospeso delle immagini

Il tempo sospeso delle immagini

Il tempo sospeso delle immagini, un’indagine filosofica di Attilio Scarpellini sulla natura dell’immagine in rapporto con lo spettatore

«Non esiste in questo mondo nulla e nessuno il cui es- sere stesso non presupponga uno spettatore».
– Hannah Arendt, La vita della mente

In Il tempo sospeso delle immagini (in libreria dal 6 agosto con Edizioni Mimesis) Attilio Scarpellini parla di quadri e di video, di fotografia e di teatro: un percorso letterario denso e ricco di spunti che spazia dalla video art di Bill Viola fino alla pittura di Masolino da Panicale (o del Pontormo), dal Noli Me Tangere di Tiziano (e tanti altri) alla Resurrezione di Piero della Francesca, l’autore interroga così la capacità dell’immagine contemporanea di produrre dei ponti e delle fratture, di aprire cioè degli spazi sospesi. La vista, sottolina, è una forma di contatto differito, e la pittura un linguaggio che tocca non facendosi toccare.

Il libro raccoglie tre saggi che parlano di quadri e di video, di fotografia e di teatro, con l’obiettivo di perlustrare non solamente l’enigma che avvolge la natura del “visibile”, ma la sua persistenza all’interno di uno spazio (e quindi del suo rapporto con esso).
Scarpellini indaga, assieme alla rappresentazione, il ruolo dello spettatore: quello della visione diventa un gesto da studiare e indagare, come agisce su di noi? Quali sono i suoi effetti?

Il Noli me tangere di Tiziano, la prima delle opere prese in analisi (seguono Bronzino, di Cano, l’Anonimo di Saint- Maximin) introduce il tema centrale del Tempo sospeso delle immagini: che cosa siamo davanti a quanto non possiamo afferrare e che invece vorremmo trattenere? C’è un desiderio frustrato, l’angoscia della separazione. Tra immagine e osservatore si creano così dei rapporti di forza, delle mutazioni.

«L’immagine è la risposta del desiderio all’assenza: ci raggiunge attraverso il tempo squarciando il sipario della morte per arrivare fino a noi come la luce di una stella morta».

Tutto il libro perlustra il confine tra vita e morte, al centro – come un filo rosso –  il tempo della morte. “Raffigurare” infatti è l’atto che si contrappone allo “sfigurare” della morte: immortalare. «L’immagine –  dice Scarpellini – è la risposta del desiderio all’assenza: ci raggiunge attraverso il tempo squarciando il sipario della morte per arrivare fino a noi come la luce di una stella morta».

Il video Emergence di Bill Viola mette in scena un riferimento iconografico preciso: la Pietà di Masolino da Panicale, il paradosso di un gesto che non può sottrarsi tra i corpi. Lo spettatore sta, non può che osservare la scena, inerme. Bill Viola da della lentezza il suo strumento, il suo pennello, per dipingere un’immagine carica di attesa (e ansia).

Bill Viola, Emergence
Bill Viola, Emergence

Il tempo è il nemico che la fotografia non sconfigge ma addomestica: quello tra le immagini, nei diversi media, e lo spettatore è un rapporto complesso puntellato di contraddizioni. La fotografia, per esempio, immortala un attimo (un secondo) consegnandolo all’eternità, ma vive (assieme allo spettatore) in un contesto in cui – attorno a lei (e lui) – tutto appassisce – dove nulla è eterno. Da qui la natura intrensicamente malinconica della fotografia: «Il paradosso della fotografia – spiega Scarpellini – è che nel fissare il tempo, il ricordo fissa in quell’istante la loro morte, nel recinto della foto».

Sul “tempo interiore” dell’opera – partendo dal racconto di Borges Il miracolo segreto – si concentra il secondo saggio. Non a caso il testo di Borges è probabilmente una delle più famosi espressioni letterarie del fermo-immagine: un condannato a morte ottiene la sospensione del tempo dell’esecuzione per poter portare a termine la sua opera.

Quadri, video, racconto, fotografia sono le tappe che portano alla riflessione finale del libro dedicata al teatro, a chi va a teatro e guarda dal buio della platea la rappresentazione ci rappresenta, un’operazione specchio.  Lo spettacolo teatrale non solo mostra ma di-mostra allo spettatore il suo poter essere chi agisce in uno spazio reale, prossimo, tangibile.

Qual è allora il nesso tra il Noli me tangere e la visione di un’opera teatrale? Chi sono davvero gli attori, chi gli spetattori? Il palcoscenico rappresenta il quadro che abbiamo di fronte a teatro. La sua distanza coincide con la “vocazione dello spettatore”. Solo quando cala il sipario capiamo il senso di quello che abbiamo visto, in quell’istante come scrive Wisława Szymborska nei versi finali di Impressioni teatrali interviene “una mano invisibile che fa il suo dovere”.

Attilio Scarpellini è critico di teatro e saggista, da diversi anni racconta immagini ai microfoni di Radio Rai 3. Ha scritto L’angelo rovesciato. Quattro saggi sull’11 settembre e la scomparsa della realtà (Roma, 2008) e con Massimiliano Civica La fortezza vuota. Discorso sulla perdita di senso del teatro (Roma, 2014). Insegna “Drammaturgia dell’immagine” alla Scuola di alta formazione per la danza Da.re.

Il tempo sospeso delle immagini

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