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Riaperture Photofestival. La fotografia spalanca le porte dei luoghi nascosti di Ferrara

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Mostre, talk, caffè con gli autori, visite guidate, proiezioni, spettacoli, musica. A Ferrara torna Riaperture, il festival di fotografia che spalanca le porte dei luoghi chiusi della città, da quelli abbandonati a quelli in corso di trasformazione. L’appuntamento è per i weekend  del 25,26, 27 settembre e 2,3,4 ottobre 2020.

Inizialmente prevista tra marzo e aprile, la quarta edizione di Riaperture Photofestival vede la luce tra fine settembre e inizio ottobre.  Oltre a 18 mostre, la kermesse ferrarese propone un fitto programma di talk, visite guidate in compagnia degli autori, ma anche proiezioni e spettacoli. Con l’obiettivo di riaprire i luoghi solitamente inaccessibili al pubblico, dagli edifici in stato di abbandono a quelli in fase di restauro, per due weekend consecutivi Riaperture riempie di storie la città emiliana. Il tema di quest’anno, Errante, porta il visitatore ad errare all’interno di un percorso fotografico complesso, mai definitivo, che punta a indagare e scoprire tra domande e risposte, illusioni e certezze.

© Fausto Podavini

Tra gli autori in mostra c’è, ad esempio, Fausto Podavini con il suo progetto Mirella, che segue la vicenda di una donna il cui marito è affetto dal morbo di Alzheimer. Indagando il dolore del non essere più riconosciuti dalla persona con cui si ha condiviso un’intera vita, il fotografo romano denuncia una malattia sottovalutata dalla società attuale, alla cui cura e assistenza si dedica ancora una quantità di risorse insufficiente. Ad attirare il grande pubblico c’è Human Flow di Ai Weiwei, installazione video di 135 minuti incentrata sulla migrazione umana. Tramite una potente espressione visuale, l’artista cinese racconta le storie di chi è stato costretto ad abbandonare la propria casa a causa di carestie, cambiamenti climatici e guerre, esplorando oltre 40 accampamenti di rifugiati in 23 paesi diversi.

© Ai Weiwei

Rena Effendi ci conduce nella favola agraria della Transilvania, regione della Romania dove ancora oggi si vive a stretto contatto con la natura, allevando vacche e coltivando la terra. Nel suo Transylvania Built On Grass, la fotografa azera cattura una dimensione bucolica in cui la semplicità costituisce l’essenza del vivere, filosofia dalla quale l’Europa occidentale sembra essersi distaccata senza possibilità di ritorno. Federica Sasso tratta invece il rapporto tra le nuove generazioni e lo spazio fisico e virtuale circostante. Con il suo progetto #PostAdolescence, la giovane fotografa cresciuta tra Vicenza e Milano racconta la cosiddetta Google Generation, che sperimenta suo malgrado le più diverse sfumature di precariato, automazione del lavoro, cambiamento climatico, immigrazione e così via.

© Federica Sasso

Per conoscere il programma completo del festival, consultare il sito https://riaperture.com

* © Rena Effendi

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