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Il dizionario per bambini di Wittgenstein è stato tradotto in disegni dall’artista Paul Chan

Wittgenstein

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Ludwig Josef Johann Wittgenstein (Vienna, 1889 – Cambridge, 1951) nel corso di tutta la sua carriera di filosofo ha prodotto solamente due libri: il Tractatus Logico-Philosophicus del 1921, suo primo importante trattato sul rapporto tra parole, immagini e significato, e un dizionario che scrisse per i suoi alunni nell’Austria rurale durante il periodo come insegnante di scuola elementare dal 1920 al 1926.

Il dizionario anticipò un drammatico cambiamento nel pensiero del filosofo quando iniziò a vedere i significati delle parole come culturalmente specifici piuttosto che universali. L’artista Paul Chan (Hong Kong, 1973) con la sua casa editrice Badlands Unlimited, fondata nel 2010, ha recentemente pubblicato la prima traduzione in inglese del dizionario di Wittgenstein. Ma il lavoro dell’artista americano di originario di Hong Kong non si è limitato alla sola riedizione dell’importante volume del filosofo austriaco, Paul Chan ha infatti realizzato un serie di disegni dallo stile infantile dove diversi termini presenti nel dizionario vengono presi e tradotti sotto forma di arte visuale.

I disegni sono caratterizzati da un senso di ricettività, come se Chan, guidato dal dizionario, permettesse alle immagini associative di affiorare in superficie in un’esplorazione esperienziale di come si costruisce il significato. Per la parola “cultura”, Chan ha disegnato scherzosamente ammiratori scattando foto dei suoi “respiratori” gonfiabili, esposti alla galleria Greene Naftali di New York l’anno scorso; per “avvocato”, ha raffigurato l’amato giudice della Corte Suprema Ruth Bader Ginsburg. Non mancano riferimenti molto più contemporanei: l’artista ha disegnato anche la parola epidemia nella quale vediamo cadaveri nei sacchi, operatori sanitari in lacrime, pazienti ricoverati, una città letteralmente sottosopra e un topo che afferra una fetta di pizza. Questi disegni estremamente contestuali, realizzati con un approccio soggettivo hanno alla base una domanda precisa che richiama direttamente il pensiero di Wittgenstein in merito alle parole: cosa significheranno queste cose in qualche altro luogo, in un altro tempo?

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