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Vivere insieme. Pianeta città: una riflessione sulla rappresentazione del concetto di città negli ultimi 120 anni. Alla Fondazione Ragghianti

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Hoffmann giocattolo in blocchi di legno dipinto impilabile 1920
Fino al 24 ottobre 2021 si potrà visitare alla Fondazione Centro Studi sull’Arte Licia e Carlo Ludovico Ragghianti di Lucca la mostra “Pianeta città. Arti cinema musica design nella Collezione Rota 1900-2021”. La mostra è stata organizzata con il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca, la sponsorizzazione del Banco BPM e la sponsorizzazione tecnica di SAIB. Si è pubblicato in occasione del progetto il libro Pianeta città, edizione della Fondazione Ragghianti con saggi, tra altri, di Paolo Bolpagni, curatore, del filosofo Aldo Colonetti e dell’architetto Italo Rota. Inoltre è stato prodotto anche un documentario sulla Collezione Rota (raccontata personalmente dal maestro), diretto da Eleonora Mastropietro, prodotto dalla fondazione in collaborazione con La Fournaise.

            Il progetto è una riflessione sull’ideazione, l’evoluzione e la rappresentazione del concetto di città durante gli ultimi 120 anni; parte dagli anni ’10 del Novecento, dall’architetto Antonio Sant’Elia, autore del Manifesto della architettura futurista del 1914 e arriva all’architettura attuale della megalopoli che ospita milioni di abitanti. Queste idee vengono raccontate attraverso la  ricca collezione di Italo Rota (e soprattutto attraverso il libro come oggetto che trasmette conoscenza, pezzo fondamentale della raccolta dell’architetto). Paolo Bolpagni, direttore della Fondazione Ragghianti e ideatore della mostra assieme a Aldo Colonetti e allo stesso Rota, ha definito la collezione (e pertanto anche la mostra) come un “archivio dell’immaginario visivo legato alla dimensione urbana, unificato dalla prospettiva estetica”.

            “Pianeta città” è un evento interdisciplinare che conta con un comitato scientifico ampissimo che vede rappresentate tutte le discipline esposte a Lucca (la storia dell’arte, il cinema, la architettura, la geografia, l’economia, l’urbanistica…); oltre 500 oggetti della collezione sono stati scelti per essere messi in mostra (libri, opere d’arte, manifesti, locandine, copertine di dischi, prodotti di design, giocatoli, riviste, fumetti…). L’esposizione è divisa in 10 sezioni cronologicamente ordinate: il primo Novecento, le avanguardie, il nazismo, i grandi maestri dell’architettura (Frank Lloyd Wright, Le Corbusier), visioni fantascientifiche (Isaac Asimov…), “Berlino est” (oggetti che raccontano la capitale della DDR nel dopoguerra), gli anni del boom, “immaginare il futuro”, “abitare alla scandinava”e “nuove prospettive”.

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            L’architetto parla di un “archivio di beni comuni rispetto al tema città, che nell’insieme servono per immaginare il futuro”. È questo, infatti, la mostra: una occasione per riflettere sul vivere insieme, sul come l’essere umano si è aggruppato in ciò che oggi chiamiamo città, su come questa comunità (intesa come gruppo ma anche come spazio in cui si è e in cui si sta) evolve. La metropoli è, come disse il poeta greco Alceo (chiamato in causa da Colonetti), fatta di uomini, e sono loro a progettarla. Non è solo la città ad evolvere, ma anche il modo in cui viene, appunto, progettata, percepita e vissuta. È una esperienza sensoriale, fisica e soprattutto storica. La città va fruita come se fosse un’opera d’arte, e poi essa si riflette negli oggetti creati dall’uomo. Così i pezzi della Collezione Rota diventano meta-progetti: la città viene progettata, costruita e poi percepita, e poi questa percezione viene rovesciata su questi oggetti, su carta, su pellicola cinematografica, su legno, su vinile. E lo spettatore non capisce più quale di tutte le raffigurazioni della città sia quella veritiera, né quale sia il progetto originario, né quale rappresentazione sia quella che influenza le altre e che fa andare avanti la civiltà e che provoca lo sviluppo del concetto di metropoli.

            Quello che chi vede la mostra sì sa è che ciò che rimane invariabile è il modo in cui l’essere umano ha rimandato la propria concezione di comunità fisica, ossia città, nel tempo: come è stato detto, l’intera collezione ruota attorno all’oggetto del libro, che trasmette conoscenza, che insegna, che propone progetti, planimetrie, mappe, fotografie. Il libro è ancora centrale nella società (e nella città!) odierna, e sopravvive al digitale.

            Rota invita a riflettere sul domani dello spazio che abitiamo, in cui ci muoviamo, in cui stiamo insieme. Come saranno le città del futuro? Si è visto come sono nate, come sono cresciute, come si sono evolute. Ma questo non dice assolutamente nulla su come saranno nei prossimi decenni.

            L’intera mostra gira intorno a diversi concetti, idee e correnti filosofiche, tra cui quella dello storico dell’arte Aby Warburg: la storia dell’arte (nota di chi scrive: quindi storia dell’essere umano, e quindi storia delle città, perché le città sono gli uomini – nota di Alceo, sopracitato poeta greco) viene intesa come un eterno ritorno (di richiamo nietzscheano) di immagini; e potremmo aggiungere: un eterno ritorno di immagini, di schemi, di progetti e oggetti. Forse, quindi, il futuro delle città va ricercato fra gli oggetti della Collezione Rota, ossia nel passato. O forse no. Forse non ha nulla a che fare con esso. Bisognerebbe chiedere a Warburg, a Nietzsche, a Benjamin, che forse non potrebbero rispondere nulla. Italo Rota lascia via libera alla immaginazione (e alla progettazione!!!) per chi va a perdersi fra le sale della Ragghianti.

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