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Cortocircuiti, ribaltamenti di prospettiva, folgorazioni estetiche: uno spaccato d’eccezione della più fresca produzione artistica italiana, a Treviso

CHRISTIAN FOGAROLLI, My Mind is on fire (parte del progetto Stone of Madness), 2018, installazione, fusione in vetro, rocce, lampada UV, sabbia minerale. Dimensioni ambientali A. - Courtesy Alberta Pane
CHRISTIAN FOGAROLLI, My Mind is on fire (parte del progetto Stone of Madness), 2018, installazione, fusione in vetro, rocce, lampada UV, sabbia minerale. Dimensioni ambientali A. – Courtesy Alberta Pane

Fondazione Imago Mundi riapre le Gallerie delle Prigioni di Treviso con Italian Twist (fino al 26 settembre), una mostra collettiva, a cura di Elisa Carollo e Mattia Solari, che mette al centro la produzione artistica italiana. L’esposizione presenta una selezione di opere di 19 artisti italiani, nati principalmente negli anni ’80 e ’90: una raccolta eterogenea, una libera campionatura con l’obiettivo di far emergere la molteplicità e la diversità dei linguaggi: scultura, arti performative, pittura, installazione. Una cartina di tornasole delle energie culturali della penisola.

Italian Twist è un caleidoscopio di arte contemporanea totalmente Made in Italy, parte del nuovo progetto globale e non profit della Fondazione Imago Mundi. La mostra si sviluppa lungo le pareti spoglie delle Prigioni di Treviso, ricordo e testimonianza delle carceri asburgiche, restaurate dall’architetto Tobia Scarpa. Lo spazio espositivo catapulta lo spettatore in un mondo silenzioso e austero e ospita il progetto promosso da Luciano Benetton con ben 26 mila opere provenienti da tutto il mondo.

RUBEN MONTINI, Pale d’Altare, 2021, performance partecipativa – Courtesy l’artista e Prometeogallery Milano - Lucca
RUBEN MONTINI, Pale d’Altare, 2021, performance partecipativa – Courtesy l’artista e Prometeogallery Milano – Lucca

Italian Twist vuole essere un dialogo di una scoperta artistica che si bilancia tra reale e virtuale, natura e artificio in un bipolarismo instabile in rapida evoluzione tramite l’esposizione di 19 artisti italiani la cui molteplicità di linguaggio irradia a 360° un ancestrale codice comunicativo insito in ogni persona, creando stimoli che, come scosse di un cortocircuito, portano alla creazione di qualcosa di nuovo e imprevisto.

La mostra si apre con un’inquietante stanza delle torture, White Torture, opera di Alessandro Simonini. Questa singolare cella presenta 1200 indici accusatori, un brivido di colpa e viltà scorre nei corpi di chi si avventura all’interno di questa “cella nella cella” dove il senso di giudizio si amplifica nel senso di oppressione fisico e psicologico dello spettatore.

ALESSANDRO SIMONINI, White Torture, 2021, installazione ambientale, calchi in gesso – Courtesy l’artista

Le sculture dinamiche di Fabio Roncato, realizzate con cera d’api e acqua del Brenta, sembrano formarsi in un turbinio di fluidi e materia. L’artista è il tramite per la nascita dell’opera, il suo intervento viene annullato lasciando il compito della creazione al tempo, all’acqua e ai flussi di energia che ci circondano. L’artista qui cattura per sempre un momento irriproducibile in una cristallizzazione materiale e temporale offrendo allo spettatore un’esperienza sensoriale immaginativa.

Una grande pala d’altare LGBTIQ, opera di Ruben Montini, presenta la possibilità di riflettere e prendere parte alla creazione. A testimonianza di tutte le discriminazioni omotransfobiche si possono cucire in essa gli insulti subiti attraverso l’utilizzo di ritagli dei proprio vestiti. In questo forte contrasto tra la pala d’altare che nell’arte e tradizione cattolica rappresenta il mondo dei santi e dei martiri si ripropone qui come oggetto simbolico che ribalta con forza il paradigma cristiano per divenire una pala di comunicazione, di condivisione, di sfogo e di cura.

PAOLA ANGELINI, Il riposo meridiano, 2021, tecnica mista su tela – Courtesy l’artista e Galleria Brandstrup
PAOLA ANGELINI, Il riposo meridiano, 2021, tecnica mista su tela – Courtesy l’artista e Galleria Brandstrup

La percezione dello scorrere del tempo, tematiche sociali, disturbi mentali, la sorveglianza digitale, la relazione tra uomo e natura sono solo alcuni dei molti temi che si trovano passando attraverso questi corridoi lunghi e bianchi o sbirciando attraverso le porte delle celle.

La rivoluzione concettuale si esprime anche nella pittura, un cortocircuito non distingue più astratto-figurativo, non distingue il quadro, è una pittura che cerca un suo posto in un mondo schiacciato dalla potenza digitale e tecnologica e dalla forte oppressione nasce una ramificazione personalissima di esplorazione artistica. Ludovico Orombelli ci apre le porte della sua dimensione pittorica con le opere Trapunta, Brandina e Tastiera. La pittura come una pelle si plasma sugli oggetti, per poi staccarsi, ciò che ne rimane è un “esoscheletro pittorico” dell’oggetto. L’artista prende dal restauro la tecnica dello strappo, una tecnica di rimozione, separazione per far emergere una pittura tangibile.

Un’altra personale interpretazione la troviamo nella manifestazione della pittura di Iva Lulashi. L’artista cala lo spettatore in un’atmosfera calda e onirica, le ombre manifestano la loro presenza e danzano tra i colori in una visione caotica che rende partecipe ma al contempo ti lascia muto, davanti alla reale presenza dell’eco di un sogno. E ancora da non perdere i pezzi di Marta Spagnoli, Paola Angelini, Diego Gualandris e Serena Vestrucci. Un ventaglio eterogeneo costellato di cortocircuiti, scatti creativi, ribaltamenti di prospettiva, nuove folgorazioni estetiche: una fetta di cultura visiva contemporanea italiana d’eccezione per la riapertura delle Gallerie delle Prigioni.

DIEGO GUALANDRIS, Bejuquilla, 2020, olio su tela, 200 x 200 x 3,5 cm – Courtesy ADA Projects
Collection. Mappa dell’arte nuova. La collezione permanente di Imago Mundi

Una ad una da vicino o spiandole da più lontano attraverso una finestrella aperta di un’imponente porta carceraria, si possono inoltre ammirare le tante piccole opere di formato 10X12 che compongono la raccolta di Imago Mundi dedicate all’Italia e due collezioni nazionali (Praestigium Italia I e II) con dei focus su Campania e Sicilia, per un totale di 780 opere. Questo formato permette di godere della possibilità di vedere esposti numerosissimi artisti italiani, tra cui Emilio Isgrò, Massimo Vitali, Renata Boero, Giorgio Griffa per poi dare spazio anche ai giovani come Nicola Samori, Loredana Longo, Guglielmo Castelli, in una nuova ricerca culturale che apre l’orizzonte alla libera espressione.

http://www.imagomundiart.com/

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