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Arte e finanza: un legame millenario. Intervista a Nicola Ronchetti, FINER Finance Explorer

nicola_Ronchetti_Finer@SimonaBrunoPh-1 (002) Nicola Ronchetti, Finer @ Simona Bruno Ph
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Nicola Ronchetti, Finer @ Simona Bruno Ph

Il legame tra arte e mercato è uno snodo cardine per analizzare e capire un sistema complesso come quello dell’arte contemporanea. Ed il mercato non è solo quello delle aste o di pochi nomi internazionali che si spartiscono la fetta più grande della torta, ma sono anche collezionisti capaci di instaurare un rapporto diretto con gallerie, curatori ed artisti, o ancora realtà aziendali che non mirano alla mera speculazione, ma interessate a costruire un tessuto culturale e di ricerca indispensabile ad una visione imprenditoriale ampia e multidisciplinare.

Per queste ragioni è interessante confrontarsi con Nicola Ronchetti Founder & CEO di FINER Finance Explorer istituto di ricerca e think tank finanziario ed economico, che fin dalla sua fondazione nel 2018 osserva con attenzione il mercato all’arte e il sistema che ne gravita attorno.

Perché una società come la vostra è interessata all’arte contemporanea e quindi ad allargare le prospettive culturali a dimensioni apparentemente distanti?

L’intreccio tra denaro e arte è profondamente radicato nella storia. Dal Cinquecento in poi, tra mecenatismo, committenza, collezionismo e speculazione, la dimensione finanziaria dell’arte si modula in molti modi e secondo tempi diversi, in un intreccio che si è fatto oggi, in tempi di globalizzazione e di monetarizzazione, particolarmente fitto e complesso.

Cosa infatti accade alla nozione di ‘valore’ se la qualità estetica o culturale di un oggetto d’arte si misura al suo prezzo? Quale è il ruolo dei super collezionisti – Arnaud, Pinault e altri – e della finanza internazionale nel determinare i percorsi dell’arte e la sua legittimazione?

È evidente che l’arte, oltre alla passione che anima, al portato culturale e al fatto che è una delle forme più sublimi di comunicazione, ha da sempre un valore materiale che la lega indissolubilmente alla finanza.

L’arte è divenuta infatti anche un asset class caratterizzata da performance degne di nota, ma a differenza di altre asset class è l’unica che combina dinamiche oggettive a fattori soggettivi come il gusto, il vissuto e l’emozione. Quasi tutte le grandi collezioni sono frutto di un lungo processo di ricerca, selezione e studio e non sono nate con un intento speculativo.

Il mercato dell’arte aveva un’importante barriera all’ingresso nella sua illiquidabilità/assenza di un sistema di quotazioni strutturato, barriera che si sta progressivamente abbassando grazie alla digitalizzazione e all’avvento dei market place che oggi rappresentano il 25% del mercato.

L’investimento in arte si traduce solo in acquisto di opere o anche in promozione di eventi culturali che possono essere mostre, incontri, workshop, ecc. Ad oggi su quali iniziative avete investito e su quali artisti?

Da ricercatori ed esploratori del mercato amiamo innanzitutto promuovere momenti di studio e ricerca, due anni fa abbiamo organizzato una tavola rotonda con esponenti del mondo accademico, esperti di cultura statunitense e professionisti di fondazioni bancarie e del mondo delle aste affrontando insieme ma in ottiche diverse alcuni nodi significativi del matrimonio traarte e mercato, partendo dalla figura iconica della finanza e del collezionismo, J. Pierpont Morgan.

L’anno scorso abbiamo voluto studiare le interazioni tra arte, finanza, solidarietà e sostenibilità. E abbiamo constatato ancora una volta che l’incontro tra mondi diversi – economico e artistico- è antico, come lo è il richiamo alla filantropia e alla solidarietà. A partire dalle due esperienze speculari del settecentesco Foundling Hospital londinese e dell’istituzione cinquecentesca degli Orfanotrofi Martinitt e Stelline, pensati entrambi per offrire una casa e una comunità a bambini orfani, e divenuti nel tempo anche luogo di dialogo tra arte, impresa e solidarietà.

Da appassionati non siamo poi riusciti a resistere alla tentazione di investire in arte, in modo molto eclettico, tipico dei neofiti, passando da alcune sculture di artisti italiani affermati come Pietro Consagra, Giò Pomodoro e Fausta Squatriti ad artisti contemporanei come il belga Mishka Henner, la serba Sanja Milenkovic, le artiste italiane Beatrice Gelmetti e Gianna Moise e gli italiani Daniele Fortuna, Raffaele Barbuto e Severino Salvemini che oltre ad avere fondato il corso di Economia dell’arte in Bocconi incarna con i suoi acquarelli la conversazione tra arte ed economia.

Il vostro rapporto con l’arte segue una strategia progettuale programmata o valutate di volta in volta iniziative diverse?

Il nostro rapporto con l’arte è totalmente destrutturato ci facciamo guidare dalla nostra passione e curiosità alla scoperta di tesori più o meno nascosti. Ci è capitato solo recentemente di visitare e rimanere estasiati dalla collezione Maramotti, una famiglia che incarna al contempo tre passioni: arte, moda (Max Mara) e finanza (Gruppo Credem).

Allo stesso tempo ci ha illuminato la visita di uno studio della periferia milanese dove lavora un gruppo di artiste e artisti trentenni tra cui: Adelisa Selimbasic, Lucia Cristiani, Francesco Pacelli, Lorenzo Lunghi e Bislacchi (alias Matteo Santacroce).

O ancora scoprire a Casalbeltrame in provincia di Novara un luogo inaspettato dove Nicola Loi un solitario e gentile mercante e mecenate d’arte custodisce con amore e passione centinaia di sculture di Floriano Bodini, Marino Marini, Giacomo Manzù, Augusto Perez, Arnaldo e Giò Pomodoro, Giuliano Vangi, Piergiorgio Colombara, Francesco Messina e tante altre raccolte in oltre quaranta anni di ricerca.

Il nostro è un dialogo quasi quotidiano con curatori, galleristi, collezionisti, banchieri e startupper.

Progetti in corso e progetti futuri?

A Milano dal 25 marzo al 24 aprile presso lo spazio Scalo Lambrate ci sarà “Il meglio della fotografia italiana contemporanea” la prima esposizione di Galleria Indice una start up che è anche un’impresa benefit. L’esposizione, curata da Andrea Tinterri e Luca Zuccala, organizzata da STATE OF è sostenuta da FINER Finance Explorer e dall’Istituto Italiano di Fotografia, esplora il panorama dell’immagine contemporanea, attraverso le opere di sedici autori: Mattia Balsamini, Fabio Barile, Fabrizio Bellomo, Silvia Bigi, Alessandro Calabrese, Marina Caneve, Nicolò Cecchella, Giorgio Di Noto, Rachele Maistrello, Silvia Mariotti, Allegra Martin, Jacopo Rinaldi, Alessandro Sambini, Caterina Erica Shanta, Jacopo Valentini, Emilio Vavarella.

Per il futuro chissà, stiamo imparando che quando sei appassionato non sai mai se sei tu che cerchi l’arte o se è l’arte che cerca te.

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