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Pace e solidarietà. Ecco Piazza Ucraina in Biennale per gli artisti ucraini

(fanpage)

 

La Biennale di Venezia presenta Piazza Ucraina, a cura di Borys Filonenko, Lizaveta German, Maria Lanko, Curatori del Padiglione dell’Ucraina. Realizzata nel contesto della 59. Esposizione Internazionale d’Arte, con la collaborazione dell’Ukrainian Emergency Art Fund (UEAF) e della Victor Pinchuk FoundationPiazza Ucraina è un’installazione progettata dall’architetta ucraina Dana Kosmina allestita allo Spazio Esedra dei Giardini della Biennale.

Lo scopo di questo progetto è dar voce agli artisti e alla comunità artistica dell’Ucraina e degli altri paesi per esprimere solidarietà con la popolazione ucraina all’indomani della brutale invasione da parte del governo russo e creare uno spazio che possa essere luogo di dibattito, dialogo e sostegno alla cultura ucraina.

“In tempi di guerre brutali come quella che attualmente sta vivendo l’Ucraina – commenta Cecilia Alemani, Curatrice della 59. Esposizione Internazionale d’Arte – sembra quasi impossibile pensare all’arte. Ma forse quello che la lunga storia della Biennale ci ha insegnato è che questa istituzione è in grado di essere uno spazio di conversazione, una piazza in cui il dialogo può andare avanti e in cui l’arte può fungere da strumento per mettere in discussione la nozione stessa d’identità nazionale e la politica. Nei suoi 127 anni di esistenza La Biennale ha registrato le scosse e le rivoluzioni della storia come un sismografo. La nostra speranza è di creare con Piazza Ucraina una piattaforma di solidarietà per la popolazione ucraina sul suolo dei Giardini, fra i padiglioni storici costruiti sulla base ideologica dello Stato-nazione, modellata dalle dinamiche geopolitiche e dalle espansioni coloniali del ventesimo secolo. ”

Dichiarazione dei curatori – Borys FilonenkoLizaveta GermanMaria Lanko

Piazza Ucraina è un luogo di solidarietà con l’Ucraina nato nel cuore dell’Esposizione Internazionale ad opera del team del padiglione ucraino, di concerto e su invito della Biennale e di Cecilia Alemani. Il conflitto russo-ucraino, iniziato nel 2014, è entrato in una fase critica di invasione militare su larga scala il 24 febbraio 2022. A partire dalle cinque di mattina, dopo i primi attacchi aerei, la vita dell’intero paese europeo non è più stata la stessa. La stessa sorte è toccata ad ogni singolo cittadino dell’Ucraina, artisti compresi. Il servizio militare, il volontariato, la diplomazia culturale, il racconto sotto forma di diario sono solo alcune delle pratiche sociali e private che tengono attualmente impegnati gli artisti ucraini. La maggior parte di loro ha interrotto il lavoro d’atelier, alcuni conciliano ancora le attività artistiche con la vita militare e sociale, mentre altri continuano a produrre opere d’arte quasi quotidianamente. Per questi ultimi, dedicarsi costantemente al lavoro aiuta a sopportare il calvario dei continui aggiornamenti delle notizie e la dura realtà della guerra che li circonda. Ma non si tratta solo di questo. Un’opera, che si tratti di un disegno, una fotografia, un fumetto o di un breve testo, dopo essere stata ultimata impiega poco tempo a diffondersi pubblicamente attraverso i social media. Una volta divenuti di dominio pubblico, questi lavori si trasformano in qualcosa di più grande. Diventano una prova, un artefatto, un documento di uno stato d’animo. Probabilmente queste opere sono già state elevate al rango della documentazione più immediata e certamente innegabile di un’esperienza fatta di trauma, di rabbia e anche di autentico coraggio. Gli utenti dei più diffusi social network in Ucraina si raccolgono virtualmente attorno a queste opere d’arte, scambiandosi opinioni e dando vita a nuove narrative. Tutte assieme, le sequenze di queste espressioni artistiche creano una sorta di agorà, un luogo d’incontro, una piazza.

Lo spazio della Piazza, creato dall’artista e architetta Dana Kosmina, incarna l’equilibrio tra stabilità e fluidità. Questo luogo possiede un centro e una struttura classica, pur essendo un’esposizione in continuo mutamento, in cui i poster si stratificano e il dibattito sulla situazione di emergenza mondiale, precedente e successiva al conflitto, viene continuativamente messa in evidenza. Piazza Ucraina è costruita attorno a un monumento ricoperto da sacchi di sabbia, un riferimento alla pratica diffusa in tempi di guerra nelle città ucraine per proteggere l’arte pubblica dai bombardamenti.

L’archivio d’arte dei tempi di guerra è stato compilato dal team dell’Ukrainian Emergency Art Fund (UEAF). La fondazione si propone di sostenere gli artisti e gli operatori culturali nel corso del conflitto e in futuro. È stata fondata dall’ONG MOCA assieme alla redazione giornalistica indipendente Zaborona, alla galleria d’Arte The Naked Room e all’istituto culturale Mystetskyi Arsenal. Il fondo raccoglie aiuti umanitari, informazioni sui programmi e sulle opportunità offerte dalle istituzioni ucraine e straniere a sostegno di artisti, curatori, manager artistici, ricercatori indipendenti e di iniziative culturali non governative. Per saperne di più e fare una donazione, visitare https://ueaf.moca.org.ua/

L’arte in tempo di guerra è anche un’ulteriore risposta alle tre domande poste da Cecilia Alemani nella dichiarazione della mostra Il latte dei sogni. Gli artisti in Ucraina e gli artisti ucraini al di fuori del paese stanno vivendo una trasformazione sul piano umano. Insieme a questa esperienza hanno la propria visione del corpo umano e della sua metamorfosi, del rapporto tra gli esseri umani e le tecnologie e tra il corpo umano e la Terra. Corpi che da mesi tremano assieme alle mura domestiche e cittadine. Ogni giorno la tecnologia uccide e protegge. Ogni giorno, il rapporto tra gli esseri umani e le piante, gli animali, la terra e ciò che non è umano muta o si rafforza, e tutto questo non è un sogno.

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