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Un Warhol del Settecento. Louis Gauffier a Montpellier

Una veduta toscana di Louis Gauffier Una veduta toscana di Louis Gauffier
Una veduta toscana di Louis Gauffier
Una veduta toscana di Louis Gauffier

Il Musée Fabre di Montpellier allestisce la più grande mostra mai dedicata a Louis Gauffier, pittore francese innamorato dell’Italia

Il secolo dei Lumi. Un’epoca di grandi scienziati, grandi esploratori, grandi rivoluzionari. Popolata sì, da importanti archeologi e anche musicisti. Ma fondamentalmente l’era del pragmatismo, che getta le basi della moderna società industrializzata. Non serve avere regolari studi di storia dell’arte, per sapere che il Settecento non fu un secolo brillante sul piano delle arti visive. Nei programmi scolastici si saltava agilmente da Caravaggio – e dall’Age d’Or fiamminga – al pieno Ottocento, a Courbet o più facilmente a Cézanne. Con rare eccezioni, ovvio: Goya, Canova, i più forbiti magari Magnasco.

 

Ritratto di famiglia di Louis Gauffier
Ritratto di famiglia di Louis Gauffier

Diverso è il caso degli studiosi e della storiografia, che ovviamente non si arrendono a questa – oggettivamente brutale – semplificazione. E capita che ci mettano davanti agli occhi personaggi dei quali è difficile comprendere l’oblio “ufficiale”. È il caso di Louis Gauffier (1762-1801), e il merito della rivalutazione spetta al Musée Fabre di Montpellier. Che fino al 4 settembre allestisce la grande mostra Le Voyage en Italie de Louis Gauffier, la prima personale dedicata all’importante artista ritrattista neoclassico. E al suo profondissimo legame con l’Italia, stretto fin dall’età di 22 anni. Nato a Poitiers nel 1762, nel 1784 Gauffier vince a Parigi il Grand Prìx dell’Accademia reale di pittura e scultura. Che comporta un soggiorno di quattro anni a Roma, nella sede dell’Accademia di Francia.

 

 

 

Grand Tour su tela

A Roma il giovane artista si forma studiando le vestigia romane come i capolavori del Rinascimento, allora centro dell’interesse dei viaggiatori del Grand Tour. Inizia da qui la sua produzione di raffinati quadri di storia, che poi arricchisce ulteriormente trasferendosi in Toscana nel 1793. La sua fama si ampia, e presto diviene il ritrattista dei viaggiatori di tutta Europa. Affiancato dalla moglie, Pauline Chàtillon, anch’essa pittrice specializzata nelle scene di genere. Questa mostra si propone dunque come un appassionante viaggio nell’Italia di fine Settecento, momento chiave segnato da rivoluzioni sociali e anche da sviluppi del gusto che condurranno ai grandi artisti innovatori dell’Ottocento.

Nei suoi viaggi italiani Gauffier stringe amicizia con l’artista Francois-Xavier Fabre, a cui è intitolato il museo che ospita l’esposizione. E questo spiega la presenza nelle collezioni di una trentina fra dipinti e disegni dell’amico, scomparso prematuramente nel 1801, a 39 anni. Ma la mostra vanta prestigiosi prestiti da istituzioni come il Louvre, del Castello di Fontainebleau. E di musei di Edimburgo, Cambridge, Stoccolma, Filadelfia, Minneapolis, San Francisco, Melbourne. Ritratti e paesaggi, ma anche soggetti storici ispirati alla Bibbia, alla mitologia e alla storia greca e romana.

 

Una giornata a Vallombrosa

Nei suoi spostamenti fra Toscana e Roma, c’è un luogo che attrae specialmente la sensibilità di Gauffier. È l’Abbazia di Vallombrosa, a trenta chilometri da Firenze, dove l’artista arriva nell’agosto del 1796. Colpito dall’amenità del paesaggio e dall’intensa spiritualità che vi regna, Gauffier dedica a Vallombrosa quattro dipinti, realizzati nel 1797, e per la prima volta riuniti in questa mostra. Quattro diverse angolazioni, anticipate da studi e schizzi all’aperto, anche questi esposti a Montpellier. Per costruire un racconto che si svolge nel corso di una giornata: la visita di due eleganti viaggiatori accolti dai monaci dell’abbazia.

Il catalogo dei ritratti di Louis Gauffier
Il “catalogo” dei ritratti di Louis Gauffier

Madamina il catalogo è questo

Una curiosità colpisce i visitatori del bel palazzo di Massilian: e che denuncia una sorprendente modernità nel personaggio Louis Gauffier. Poco dopo il suo esordio come ritrattista, l’artista iniziò infatti a tenere traccia della sua produzione attraverso repliche di piccolo formato. Miniature delle opere di grande formato, spesso raccolte in serie in un’unica grande tela. Come quella esposta nella mostra. Una sorta di catalogo, da sottoporre ai committenti per pubblicizzare il suo lavoro e per scegliere taglio e impostazione del futuro ritratto. Forse un Andy Warhol avrebbe pensato una soluzione simile…

https://museefabre.montpellier3m.fr

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