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Il Salvator Mundi merita un museo tutto suo?

Leonardo da Vinci (1452-1519) Salvator Mundi
Leonardo da Vinci (1452-1519), Salvator Mundi
A cinque anni dalla clamorosa acquisizione del Salvator Mundi si torna a parlare dell’opera attribuita, non senza polemiche, a Leonardo. Le voci parlano della costruzione di un museo appositamente dedicato. Ma la questione è più ampia e delicata.

Il 15 novembre 2017 il Salvator Mundi, dipinto attribuito (non senza controversie) a Leonardo da Vinci, diventava l’opera più costosa al mondo. 450 milioni di dollari, da Christie’s, a New York. Un evento, a prescindere dalle polemiche, memorabile. Quel che si ricorda meno, forse, è che il 15 novembre 2017 è stata anche l’ultima occasione in cui l’opera è apparsa in pubblico.

Non una dichiarazione, non un video, non un’immagine. Del Salvator Mundi, a dirla tutta, non è chiara nemmeno l’ubicazione. Si suppone che l’area geografica sia quella mediorientale e il misterioso acquirente il principe ereditario dell’Arabia Saudita, Mohammed bin Salman. Si narra, con toni a cavallo tra Il codice da Vinci e 007, di un suo avvistamento su Serene, lo yacht del rampollo reale.

Ora, sempre secondo indiscrezioni non confermate, sembra che il futuro sovrano stia facendo costruire un intero museo per esporre (finalmente) il tanto discusso dipinto di Leonardo. A lanciare la notizia è stato lo lo storico dell’arte e noto studioso di Leonardo, Martin Kemp. In occasione del Festival letterario di Cheltenham, Regno Unito, avrebbe infatti dichiarato che il «Salvator Mundi è in Arabia Saudita e il paese sta costruendo una galleria d’arte, che dovrebbe essere completata nel 2024, per ospitarlo».

Del resto Kemp con l’opera ha sempre avuto a che fare. Fin da quando nel 2005 fu acquistata per soli 1.175 dollari da una casa d’aste di New Orleans. Fu lui, nel 2008, a certificarne l’autenticità attraverso i suoi studi. Prima del controverso restauro per mano di Dianne Modestini e prima del suo debutto alla National Gallery di Londra. 15 anni in cui lo storico dell’arte ha fermamente continuato a sostenere la sua opinione: il Salvator Mundi è stato dipinto da Leonardo da Vinci. Mentre altri esperti hanno nel tempo sollevato dubbi in proposito. Innanzitutto sulla paternità, da ricondurre più alla sua bottega che a Leonardo stesso. E in seguito sul pesante restauro condotto. Un lavoro che, al netto di una pessima condizione di conservazione, era intervenuto a tal punto da, sempre ammesso che originariamente fosse stato dipinto da Leonardo, decentrare il merito dell’intera sua esistenza al restauratore che l’aveva salvato.

Dunque, dato il largo coinvolgimento di Kemp nell’operazione Salvator Mundi, possiamo quantomeno dare per assodato che l’opera si trovi effettivamente in Arabia Saudita. Ipotesi del resto confermata dalle voci che, nel 2018, lo davano presto in esposizione al Louvre di Abu Dhabi. E successivamente, nel 2019, in occasione di una mostra dedicata all’artista – sembrava addirittura che sarebbe arrivato in Europa, sempre al Louvre, questa volta a Parigi. Il prestito sarebbe saltato per due rifiuti da parte dell’istituzione parigina: quella di riconoscerlo come Leonardo e quella di esporla al fianco della Gioconda. Entrambe ragioni per cui, francamente, non possiamo biasimarli.

Ma d’altra parte, nonostante (o soprattutto) le polemiche generate, è ormai interesse di tutti ammirare l’opera dal vivo, o quantomeno saperne di più. Il dubbio, lecito, è che l’opera non venga mostrata proprio per evitare che se ne sappia di più. Pare però improbabile che venga tenuta nell’ombra per sempre. E anche un periodo di tempo troppo lungo potrebbe spezzare la corda che, c’è da dire, al momento sta creando la giusta tensione.

Così ci aspettiamo che il dipinto venga presto esposto e non sorprenderebbe che, dopo l’investimento fatto, avverrà in grande stile. Anche se, per quanto il contesto attorno ad esso sarà sicuramente di prim’ordine, è difficile che il quadro possa liberarsi facilmente dell’alone di diffidenza che ormai aleggia attorno a lui. Una coltre di dubbi e insinuazioni in cui pare imprigionato. Qualora trovasse una nuova fantastica ubicazione, creata apposta per lui, ciò probabilmente non farebbe che accrescere la sensazione di trovarsi di fronte a un artificio, a una messinscena utile ad avvalorare un’opera che da sola forse tutto questo valore non ha. Meglio aspettare che le acque si calmino.

D’altra parte sarebbe, senza troppi giri di parole, ridicolo tenere il Salvator Mundi nascosto ancora a lungo. I 450 milioni spesi non erano certo destinati al salotto di una, se pur lussuosa, casa emira. E in ballo non ci sarebbe solo la credibilità dell’opera e del suo acquirente, ma di gran parte del sistema dell’arte, che dell’operazione è stata partecipe. A partire da Christie’s che ha gestito la vendita fino a Martin Kemp tutti gli esperti che sostengono l’autorialità di Leonardo. Cosa accadrebbe se dopo la clamorosa aggiudicazione dell’opera non si avesse più notizia? Per carità, è pieno di capolavori finiti in mani private. Ma, come detto, l’acquisto del Leonardo era propedeutico a una manovra culturale, economica e politica di ampio raggio. A tal proposito, il Louvre ha annunciato che il San Giovanni Battista di Leonardo per i prossimi due anni muoverà da Parigi ad Abu Dhabi.

Forse ciò che l’entourage, se così possiamo chiamarlo, del Salvator Mundi sta attendendo è il momento giusto. Ovvero la convergenza in cui le polemiche attorno all’opera si siano diradate e anzi di sarà desiderio di ammirarla. In altre parole, forse stanno attendo il momento in cui il sistema dell’arte avrà bisogno del Salvatori Mundi. Per desiderio di novità, per necessità (soprattutto economica, ma non solo) di guardare a Oriente, per mancanza di alternative, per cercare nuova linfa a costo di sporcarsi le mani. Quel che è certo è che la faccenda ha ormai proporzioni gigantesche (per i player in gioco, per Leonardo, per i 450 milioni, per le controversie) e altri passi falsi potrebbero farla crollare drammaticamente. Ciò che servirebbe è un capolavoro politico e comunicativo. A quello artistico forse abbiamo già rinunciato.

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