Print Friendly and PDF

Acqua, organismi e trasformazioni. Una lettura per Spazio Volta, a Bergamo

Pedro Torres, Clathratus, 2022, installation view, Spazio Volta, Bergamo, ph. Luca Viganò. Pedro Torres, Clathratus, 2022, installation view, Spazio Volta, Bergamo, ph. Luca Viganò.
 Pedro Torres, Clathratus, 2022, installation view, Spazio Volta, Bergamo, ph. Luca Viganò.
Pedro Torres, Clathratus, 2022, installation view, Spazio Volta, Bergamo, ph. Luca Viganò.

Sarà stato il caso o le condizioni lo hanno voluto ma un fil rouge per Spazio Volta è possibile tracciarlo. Osare si può nel marasma del trito e ritrito, ed è questo il punto, poiché una cosa pare abbia fatto il curatore Edoardo De Cobelli: attivare uno spazio il cui intento fosse chiaro. Potrà apparire banale, eppure non è per niente scontato. Sito a Bergamo, nel locale inferiore dell’ex Chiesetta di San Rocco, dove un tempo sorgeva una fontana trecentesca, lo spazio consta di una volta in muratura ribassata rispetto al livello della strada adiacente e visibile dall’esterno tramite una vetrina. Suggestiva per il turista e curiosa per l’amante, e fin qui nulla di nuovo, perché per scrivere dei luoghi d’arte, nulla interessa se non il “movente”. Comprendere il perché di una fondazione e comprendere se quel che accade in un tale luogo abbia un qualche nesso (pur immaginario) con la realtà del contesto.

In principio Dante, e quindi uscimmo a riveder le stelle (2020), citazione accesa da un’installazione luminosa. Dopo due anni, quel fatto induce a pensare all’inizio di una via. Un principio da sviscerare fin nelle midolla della nostra contemporaneità. Vedere, sì, e rivedere ancora, proprio come Dante, nel luogo dell’arte che reinventa se stessa e non tiene a distanza il contesto espositivo. Prendendo spunto del Sommo Poeta, possiamo ora raccontare la memoria di quel che è stato, per narrare il nostro presente. Se Bjork cantava l’Aurora a suon digitale facendo letteralmente passeggiare un suo musicista sulla ghiaia, a Giulia Poppi è “bastato” saldare tra loro piccole sfere di materiale plastico granulare (PETG) per dare forma scultorea alla volatilità, alla lieve e chiaroscurale volubilità di forme leggere come spuma (Sffssssh, 09 ottobre – 07 novembre, 2021).

Mia Dudek, Fillers, 2021, installation view, Spazio Volta, Bergamo, ph. Luca Viganò
Mia Dudek, Fillers, 2021, installation view, Spazio Volta, Bergamo, ph. Luca Viganò

Memore, forse, di quella mutevolezza organica – che è fisica e quindi materica – del tempo e nel tempo. La natura vive perché muta, si adatta, trasforma e si trasforma in un soffio, In a silent way/It’s about that time (avrebbe detto/suonato quel folle di Miles Davis). L’esposizione di Mia Dudeck (Fillers, 04 dicembre 2021-06 febbraio, 2022) lo ricordava con le sue proliferazioni umide e liquide, morbide e viscide, che dall’istinto del ribrezzo suggerivano la visione metamorfica e nascente di un “qualcosa” in atto di rivelarsi. “Questo tempo”, con le sue disgrazie ma con la sua armonia: il terzo fattore di un “movente” di ricerca in rapporto a un ordine che, come sosteneva Tériade, «è un’esigenza di equilibrio interiore piuttosto che un canone da imparare». L’armonia dell’opera, narrata per se stessa, senza dettami intellettuali, che si evince là dove si accorcia la distanza tra l’intelligenza di ciò che si vive (si pensa e si crede) e ciò che si fa.

A De Cobelli la materia organica piace, ne fa un moto di indagine, basta leggere il testo relativo all’opera di Francesco Pacelli, che ha scritto per la Quadriennale di Roma, per rendersene conto.

Lo spazio era una fonte, in muratura, certo, poiché è dell’uomo e della natura che si ha bisogno, affinché la prima possa essere incanala, fruita, indagata nel più piccolo. L’essere primario dei Buchi nella trama (12 marzo – 24 aprile, 2022) di Sacha Kanah affrontava l’assunto con inserti nello spazio semivuoto di sculture trasparenti e minuscole. Organismi fragili che quasi fluttuavano e parevano cadere o aggrapparsi sotto la volta e tra le mura, in un consolidato rapporto tra macro e micro. Un rapporto che oggi, come ulteriore tappa espositiva, l’opera dell’artista Pedro Torres (24 settembre – 20 novembre, 2022) non dimentica di mettere in luce.

 Pedro Torres, Clathratus, 2022, installation view, Spazio Volta, Bergamo, ph. Luca Viganò.
Pedro Torres, Clathratus, 2022, installation view, Spazio Volta, Bergamo, ph. Luca Viganò.

Questa volta «la mostra è più tecnologica», a tal punto che «potrebbe sembrare più fredda, più meccanica», racconta De Cobelli. Pochi elementi: una tenda appesa a cilindro ruota su se stessa accompagnata nella sommità da uno specchio circolare che ne riflette i movimenti, in un gioco di luci e di ombre dall’andamento ciclico. Alla base, segni e virgole di luce riscrivono il guizzo naturale dell’acqua, seguendo delle regole che paiono arrivare da lontano. Si evince, in fondo, un tipo particolare di scrittura, una particolare grafia (-γραϕία) che traduce in una nuova codifica il fatto naturale e la sua trasformazione. L’acqua e il ciclo temporale che da essa deriva, ora coinvolto dall’artista spagnolo-brasiliano in un’armonia solida, mediante un’astrazione di forme e movimenti rotatori determinata da un irrigidimento del dato organico.

Un progetto che «desidera riportare l’acqua alla fonte», ha scritto Carolina Ciuti, curatrice della mostra, ed è lo stesso titolo Clathratus a rievocarne le strutture biologiche. I “clatrati”, composti chimici di inclusione molecolare a forma di reticolo, di fatto, dicono un’altra volta dell’attenzione per l’infinitamente piccolo, ma non indifferente nei suoi effetti alla mutazione e trasformazione di ciò che è presente e di ciò che è palpabile. L’artista ne restituisce l’armonia e la ciclicità, rendendo ragione: reddere rationem, affermava Jaques Derrida, «come senso della restituzione richiesta, della restituzione del senso al senso».

Sacha Kanah, Buchi nella trama, 2022, installation view, Spazio Volta, Bergamo, ph. Luca Viganò
Sacha Kanah, Buchi nella trama, 2022, installation view, Spazio Volta, Bergamo, ph. Luca Viganò

Questo contenuto è stato realizzato da Luca Maffeo per Forme Uniche.

https://www.instagram.com/spaziovolta/

Commenta con Facebook