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Roger Weiss: rielaborare il corpo alla ricerca del suo archetipo

Suspension ssp050804_12ph from the Human Dilatations series, 2004. ©Roger Weiss Suspension ssp050804_12ph from the Human Dilatations series, 2004. ©Roger Weiss
uman Dilatations zoom-video_hd270822_456ph, 2022. ©Roger Weiss
Human Dilatations zoom-video_hd270822_456ph, 2022. ©Roger Weiss

Scrive Jung “Gli archetipi sono dei principi primitivi che vanno al di là delle culture, sono delle forme senza contenuto, delle possibilità dell’inconscio, della realtà in bilico tra corpo e spirito” e aggiunge “ L’uomo ha ereditato molte cose dai suoi antenati, quando nasce ne è solo inconsapevole. Ma porta in sé sistemi organizzati in modo umano che sono il risultato di milioni di anni di evoluzione”. Gli archetipi sono infatti schemi di comportamento istintivo, insiti in noi stessi, nella profondità della psiche, il cosiddetto inconscio collettivo, dove risiedono le strutture universali comuni a tutto il genere umano.

“In queste frasi, spiega Roger Weiss, può essere riassunta la mia intera indagine”.  Il motore primario che spinge l’incessante ricerca dell’artista è disvelare, attraverso l’intero corpus del suo lavoro fra frammentazioni, ibridazioni, dilatazioni, distorsioni, e ricostruzioni del corpo, la forma archetipa dell’essere umano, ma ben consapevole che l’archetipo in senso oggettivo non esiste,il fotografo sottolinea però che “Ogni essere umano è un tentativo, una possibilità, e in esso rimane lo sforzo legato allo sviluppo collettivo di cui l’individuo di rado ha consapevolezza, perché parte nella natura umana.”

I am Flesh, 2008-present. ©Roger Weiss
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I am Flesh detail_iaf221108_118ph, 2008. ©Roger Weiss

Il dualismo tra corpo e spirito, la finitezza dell’essere umano che cerca risposte davanti al mistero dell’esistenza guardando verso il cielo, verso l’ignoto è rappresentata da Weiss attraverso questi corpi pesantemente ricostruiti che, come grandi menhir infissi verticalmente nel suolo collegano cielo e terra. Ed è attraverso la donna che Weiss cerca la forma perfetta, quella che tutto riunisce e da cui tutto si genera, il suo totem contemporaneo. Questi corpi rappresentano per l’artista il punto d’incontro tra due dimensioni, un collegamento tra il finito e l’intellegibilità dell’infinito, dell’oltre.

Le diverse serie realizzate dal fotografo, “I amflesh”, “Human Dilatations” e “Genealogia di un corpo” scandiscono l’itinerario di Weiss che cerca di spingersi sempre oltre per riuscire quantomeno ad avvicinarsi a catturare un’idea a cui di fatto è impossibile dare una forma. Alla ricerca del momento in cui siamo tutt’uno con tutto l’artista reitera le varie operazioni come un rituale che rivela una sorta di sacralità, una ripetizione che attende quell’istante  in cui, dalle centinaia di scatti di frammenti di corpo poi riassemblati secondo l’interpretazione di Weiss, emerge la forma primigenia dell’individuo.

Genalogy of a Body, 2020-present. ©Roger Weiss
Genealogy of a Body, 2020-present. ©Roger Weiss

“I amflesh” è un progetto che si concentra nella scansione di 35 soggetti, di cui un solo uomo, attraverso i qualiè possibile spaziare sul corpo. Weiss in questo caso non lavora coi mezzi della distorsione componendo un ciclo in cui i modelli nudi posano in modo identico, frontale e con la massima apertura, le braccia conserte dietro la schiena. Queste personesi sono offerte all’artista regalando tutte la medesima espressione, e si sono messe a nudo con tutta la loro fisicità. Weiss ha percorso questi corpi come sentieri bidimensionali, ma, come dichiara,”Quello che mancava era una somma di accenti che mi permettesse di andare oltre e di avvicinarmi al mio modo di percepire l’essere umano.” Mancavano ancora quelle modulazioni per cui si caratterizza la serie “Human dilatations”.

Con “Human dilatations” che si divide in “Sospensione”, “Monoliti” e “ L’abbraccio”Weiss cambia la prospettiva in cui siamo soliti vedere i corpi delle modelle esposti ogni giorno, per cui le immagini possono risultare persino disturbanti per il loro forte impatto ma contemporaneamente troppo intriganti per staccare lo sguardo. Impossibile non lasciarsi trasportare e percorrere quei sentieri dove ogni particolare è messo a fuoco, ingigantito scendendo nel macrodettaglio di ogni “imperfezione”, allontanandosi da quell’estetica della levigatezza che invade il contemporaneo ma che è al contempo la fine del desiderio.Mappature da leggere, frutto di un lavoro altamente analitico, quasi clinico,  sentieri da percorrere seguendo ogni segno, ogni neo, andando fino al dettaglio delle unghie e della peluria del volto.

The Hug #001_110822_th-pr200322_31ph from the Human Dilatations series, 2022. ©Roger Weiss

 Il corpo è il luogo dell’immagine e le immagini di Weiss creano attrito con lo spettatore, perché questo avvenga servono due corpi, il corpo di chi guarda e il corpo dell’immagine, volutamente di dimensione a misura d’uomo, perché si crei una relazione di frizione. Le opere di Roger Weiss, cromaticamente dense e ad alto impatto visivo, hanno infatti una misura di 220×160 cm, letteralmente ad altezza d’uomo, proprio perché si inneschi il rapporto tra spettatore e immagine.

Il processo creativo è laborioso e richiede diversi giorni, dagli schizzi iniziali per capire la direzione da intraprendere, Weiss passa allo shooting in cui si avvale dell’uso di bollini gialli che servono per ancorare la messa a fuoco, necessaria lavorando sul macrodettaglio e che vengono manualmente spostati dove necessario. Questi bollini non vengono rimossi ma l’artista decide di lasciarli a testimonianza del processo creativo. Dopo lo shooting in cui sono realizzati centinaia di scatti,Weiss compone un collage con una selezione minima di immagini, piccole opere puntate con spilliquesto per capire se l’idea può essere interessante, dato che serve una mole non indifferente di tempo e un lavoro artigianale per arrivare all’opera completa. Nel realizzare gli scatti l’artista lavora non solo orizzontalmente e verticalmente ma anche in profondità sfidando il limite della fotografia perché mettendo assieme tantissimi frammenti di corpo e creando un’opera, Weiss crea di fatto una propria rappresentazione, certo somigliante al soggetto iniziale ma al contempo pesantemente ricostruiti , infatti a seconda di come vengono assemblate le immagini, si hanno esiti diversi. “Frammento questi corpi, dice l’artista, perché così li interiorizzo, li faccio miei e poi li ricompongo architettonicamente reinterpretando la figura reale con l’intento di riportare il soggetto alla sua forma archetipa.”Quindi dagli scatti, in cui il corpo viene frammentato in una miriade di sezioni, il fotografo passa a un momento di riflessione intima e profonda che farà emergere quelle congiunture che porteranno a comporre una nuova figura.

The Hug installation_th150718_801ph_1-4 from the Human Dilatations series, 2018. ©Roger Weiss
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The Hug th020317_225ph from the Human Dilatations series, 2017. ©Roger Weiss

I totem di Weiss sono strutturati architettonicamente come edifici gotici che svettano verso l’ignoto, innescando una sospensione delle certezze. Infatti, benchè fortemente ancorate a terra nell’affermazione della propria esistenza qui e ora, in queste figure permane una sorta di precarietà rappresentata da uno sgabello, parte integrante dell’opera, su cui esse poggiano i piedi. Dai piedi si sale alla parte fisica preponderante e infine al volto che man mano va a scemare verso l’alto proprio per distogliere lo spettatore da un riconoscimento visivo che svierebbe dall’essenza simbolica di questi grandi monoliti.

Il passaggio ulteriore compiuto da Weiss è il legame tra opera fisica e video che sfocia nella realtà aumentata. Quando si attiva il video dal proprio dispositivo, davanti all’immagine, inizialmente è possibile ammirare l’architettura esterna e spostandosi sull’opera si vede l’intero processo della mappatura animato, offrendo un nuovo tipo di percezione dell’opera.

The Hug th200322_326ph from the Human Dilatations series, 2022. ©Roger Weiss

Il concetto di ibridazione è alla base di “Genealogia di un corpo”: se normalmente la genealogia viene ricercata nel passato, qui invece l’artista la proietta nel futuro, partendo da 13 soggetti iniziali, attraverso una continua ibridazione, fino ad arrivare al soggetto genitoriale, che rappresenta l’unione di tutti. Da una sintesi derivante dall’elaborazione di oltre 3000 fotografie macro che ritraggono dettagli umani, che hanno poi costituito le prime 13 figure madri, sono seguiti vari gradi di ibridazione, fino ad arrivare a un solo soggetto, carico del “bagaglio” dei suoi predecessori e quindi il più antico, che rappresenta il totem di una tribù contemporanea.

Le grandi opere di Weiss vivono e vibrano davanti ai nostri occhi, in esse confluiscono una serie di quesiti sulla natura dell’essere umanoe la fotografia è il mezzo che meglio corrisponde rispetto a ciò che l’artista vuole realizzare, e con cuisente di poter andare anche oltre sé stesso. Weiss attualmente, oltre a combinare fotografia e video per riuscire a condensare le modalità con cui nascono le opere, si sta dedicando a scattare immagini su fondo grigio piatto, inserendo simbolismi sul corpo, senza percorrerlo in maniera legata al loro vissuto ma aggiungendo ulteriori peculiarità che possano cambiare la percezione dell’immagine, mantenendo l’estetica che lo distingue, e rimanendo fedele alla propria visione.

The Hug th200322_326ph from the Human Dilatations series, 2022. ©Roger Weiss
The Hug th200322_326ph from the Human Dilatations series, 2022. ©Roger Weiss
Suspension ssp050804_12ph from the Human Dilatations series, 2004. ©Roger Weiss
Suspension ssp050804_12ph from the Human Dilatations series, 2004. ©Roger Weiss

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